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Leoluca Orlando e Francesco Scoma

Leoluca Orlando e Francesco Scoma

Corsa a sindaco, Orlando domina e i partiti arrancano: dubbi Fi su Scoma

Il Pd non ha un candidato ufficiale, così come il M5S. E mentre in Forza Italia qualcuno prende le distanze dall'ex vicesindaco, l'attuale primo cittadino rafforza la sua posizione: "I partiti devono essere punto di riferimento del consenso e non sommatoria di consensi"

Dentro Forza Italia c'è già chi prende le distanze da Scoma. Nel Pd - che un candidato a sindaco ufficiale ancora non ce l'ha - il partito resta diviso. Mentre il Movimento Cinque Stelle gioca a "carte coperte" (in pratica non si vede): a meno di un anno dalle elezioni comunali, l'unica certezza si chiama Leoluca Orlando. Il Professore - pur non avendo alle spalle un partito - è sempre più il dominus della politica palermitana, a maggior ragione ora che ha assunto la carica di sindaco della Città metropolitana. Un ruolo che ne rafforza la posizione - leggasi controllo di oltre il 70% del pacchetto azionario di Gesap e presenze in altri enti e sottogoverno vario - con tutto quello che ne deriva in termini di consenso.

Termine quest'ultimo molto caro al primo cittadino di Palermo. Consenso, al singolare. E non consensi: la differenza è sostanziale. A sottolinearlo è lo stesso Orlando, commentando i risultati dell'ultima tornata elettorale delle Amministrative: "I partiti - ha detto a PalermoToday - devono tornare ad essere punto di riferimento del consenso e non sommatoria di consensi. Il partito per definizione deve avere il suo consenso, quando ha solo la somma dei consensi è finito". A detta di Orlando, il "caso Napoli" - dove il sindaco uscente De Magistris andrà al ballottaggio con Lettieri forte del 42,8% delle preferenze contro il 24% dello sfidante - è indicativo del declino dei partiti. "Sei mesi fa - ha aggiunto il neosindaco metropolitano - De Magistris mi ha chiamato per aprire la sua campagna elettorale. Gli ho risposto: cosa vengo a fare, è chiaro che hai vinto tu".

A Palermo, il quadro politico è forse ancora più frammentato e dire che i partiti arrancano è forse poco. Il Pd viaggia in ordine sparso. Com'è noto una parte fa riferimento al sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone, pro-console di Renzi in Sicilia. Altre due "anime" (che a Palermo sarebbero in maggioranza) gravitano rispettivamente attorno al vicepresidente dell'Ars, Giuseppe Lupo, e all'assessore regionale all'Agricoltura, Antonello Cracolici. L'area Lupo ha appoggiato l'esperienza orlandiana al Comune sin da subito. Cracolici - dopo anni di scontri - recentemente ha aperto ad Orlando. E lui, il Professore, che sin dai tempi della Dc ha giocato a "rompere" (politicamente parlando), osserva da lontano. E colpisce: "Oggi non esiste un consenso nel Pd".

Anche il centrodestra è in difficoltà. In Forza Italia montano i malumori per la candidatura a sindaco di Francesco Scoma, annunciata qualche settimana fa dal coordinatore Gianfranco Miccichè al termine di un incontro con tutti gli esponenti cittadini del partito. Ad uscire allo scoperto è il consigliere comunale Giuseppe Federico: "Forza Italia e i partiti di coalizione - ha dichiarato - hanno l'obbligo nei confronti dei loro elettori a meno di un anno dal voto di fare il punto della situazione, riorganizzarsi e scegliere candidati credibili e spendibili alle prossime amministrative a Palermo. Possibilmente differenti da quelli già proposti, che non hanno sortito entusiasmo tra gli elettori, e che costituiscano una valida alternativa alla candidatura di Orlando".

Un riferimento neanche troppo velato a Scoma e un invito a ricompattare il centrodestra. Anch'esso tutt'altro che compatto. La "diplomazia" è al lavoro per recuperare "pezzi" di quel centrodestra "asso pigliatutto" dell'età d'oro berlusconiana, come l'ala cuffariana dell'Udc. A Palermo però servirebbe di più. Ecco perché Vincenzo Figuccia, vicecapogruppo di Forza Italia all'Ars, ha chiesto una "riflessione immediata nell'ambito del centrodestra, dopo la tornata elettorale".

"Nella nostra regione Forza Italia e i partiti che devono rappresentare gli alleati per la costituzione di un centrodestra forte - ha concluso Figuccia - hanno il dovere di riorganizzarsi puntando sul rinnovamento e la capacità di radicamento nel territorio senza per questo fare inciuci. Alcuni dati di Comuni siciliani andati al voto domenica dimostrano che, laddove ci sono candidati spendibili e credibili, si costruiscono buoni risultati". Anche il coordinatore di Ala, Salverio Romano (probabile candidato alla poltrona di sindaco nel 2017), ha lanciato un appello a tutte le forze del centrodestra per tornare insieme, "perché uniti vinciamo".

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