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Sul Comune l'ombra del dissesto: corsa a ostacoli in Consiglio per approvare il bilancio 2021

Mancano 130 milioni per chiudere i conti entro il prossimo 31 luglio, termine ultimo per licenziare il previsionale. A Sala delle Lapidi raffica di atti propedeutici, si parte col Canone unico patrimoniale. Dalle tasse mai riscosse al "nodo" accantonamenti, con un paradosso: il rendiconto 2020 si preannuncia in equilibrio. Il sindaco Orlando con l'Anci chiede un intervento di governo e parlamento nazionale: "Si eviti il tracollo"

Palazzo delle Aquile

Il regolamento per l'applicazione del Canone unico patrimoniale (Cup), che comprende la tassa per l'occupazione del suolo pubblico, l’imposta comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni, è la prima di una serie di delibere che a partire da domani segneranno in Consiglio la marcia di avvicinamento al bilancio di previsione 2021. Tra gli altri atti propedeutici più rilevanti figurano il Piano triennale delle opere pubbliche e il Pef Tari. Una vera e propria corsa a ostacoli per evitare di dover dichiarare il dissesto finanziario.

L'emergenza Coronavirus ha portato il governo nazionale a spostare il termine per l'approvazione dei bilanci di previsione al prossimo 31 luglio. Se entro questa data il Comune non avrà approvato il previsionale 2021 c'è il rischio di mandare i conti. Sulle casse comunali pesa un deficit strutturale di oltre 79 milioni di euro sul fondo crediti di dubbia esigibilita?, mentre altri 82 milioni - ma solo per quest’anno - sono da dirottare al fondo spese legali per le cause perse con la curatela fallimentare di Amia e l'Immobiliare Strasburgo.

Secondo l’ultima relazione della ragioneria generale, al Comune servirebbero 130 milioni di euro per poter chiudere i conti. Le somme destinate agli accantonamenti hanno quasi azzerato la liquidità. Se l'ombra del dissesto si allunga su Palazzo delle Aquile per l'impossibilità di pianificare il previsionale, il paradosso - secondo quanto riferiscono fonti comunali - è un rendiconto 2020 che si preannuncia in equilibrio. 

Il "nodo" più grosso, oltre agli accantonamenti (previsti da una legge voluta dall'allora governo Monti), riguarda la riscossione dei tributi. I soldi per il risanamento ci sarebbero se il Comune riuscisse a incassare le tasse (nel 2020 non sono stati introitati 57,6 milioni di Tari) e se Riscossione Sicilia negli ultimi dieci anni fosse stato in grado di recuperare coattivamente quanto dato in carico. E cioè ruoli per quasi 1,3 miliardi. A fronte dei quali sono stati riscossi "solamente 381.040.051,40 euro, pari al 31,83 % del carico complessivo affidato".

A metterlo nero su bianco è stato il ragioniere generale, Paolo Bohuslav Basile, che ha confrontato le performance di Riscossione Sicilia con quelle di altri agenti della riscossione cui si è affidato il Comune, ad esempio per recuperare le tasse dei contribuenti residenti fuori regione: "A fronte di ruoli affidati per un valore pari a 105.415.511 euro, 45 sono stati recuperati, 50.248.292,21 euro, pari al 55,93 % del carico complessivo affidato, con una differenza che si ritiene significativa rispetto a quella registrata, per il medesimo periodo, da Riscossione Sicilia".

L'ente regionale di riscossione è finito anche nel mirino dell'Anci che, nel corso dell'ultimo consiglio regionale, hanno ribadito "l'assoluta gravità della situazione finanziaria dei Comuni siciliani" e hanno deciso all’unanimità di organizzare una manifestazione a Roma per rivendicare la possibilità di erogare un adeguato livello di servizi in favore di cittadini e imprese. "La nostra richiesta d’incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi e con i capigruppo di Camera e Senato", ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando (presidente di Anci Sicilia), "riveste carattere di assoluta urgenza perché affrontare le tante anomalie che caratterizzano il sistema delle autonomie locali siciliane è una pre-condizione per garantire i livelli essenziali delle prestazioni ai cittadini". 

Gli amministratori locali hanno sottolineato la necessità di chiedere al governo nazionale "lo stanziamento straordinario di 500 milioni di euro all’anno per un triennio a favore degli enti locali siciliani, una iniezione di risorse fino alla definizione dell’attuazione dello Statuto siciliano con interventi compensativi previsti dallo stesso federalismo fiscale e mai riconosciuti in Sicilia in danno dei livelli essenziali delle prestazioni e dei bisogni standard". Ciò in aggiunta alla necessità "di prevedere interventi significativi per l’allentamento dei vincoli del Fondo di garanzia per i crediti commerciali e del Fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde)". Infine, bisogna ricorrere anche alla cessione allo Stato del solo 50% dell’ammontare complessivo dei crediti - richiesti dai Comuni ai cittadini ma non riscossi da Riscossione Sicilia - "per compensare in parte i difetti inaccettabili e le criticità del sistema di riscossione". Solo così, ha concluso Orlando, "possiamo evitare il tracollo finanziario e funzionale dei Comuni siciliani”.

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