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Tensione alla Camera: Conte non ricorda il nome di Mattarella, Delrio urla: "Piersanti"

Il premier si dice addolorato per gli attacchi al Capo dello Stato ma parlando del fratello, ex presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia, lo definisce "un congiunto". Il capogruppo Dem lo striglia tra gli applausi dei suoi e di Fi

Il premier Conte

Inizia sotto il segno della polemica il cammino del premier Giuseppe Conte alla Camera. Pur avendo incassato la fiducia, l'esordio in aula non è stato dei più felici. Il presidente del Consiglio, riferendosi agli attacchi subiti dal Capo dello Stato nei giorni scorsi, ha citato il fratello Piersanti, presidente dela Regione Siciliana ucciso dalla mafia nel 1980, defindendolo semplicemente "un congiunto". Una scelta che non è passata inosservata e che, al contrario, ha subito alzato la tensione.

"Sul tema dei provvedimenti sulla confisca dei beni alla mafia nessuno vuol disconoscere ciò che è stato fatto dal governo uscente sul punto - ha detto Conte - dobbiamo lavorare tutti uniti. Anzi, una delle cose che più mi ha addolorato è stato quando c'è stato un attacco alla memoria di un suo congiunto, è stata una cosa che mi è davvero dispiaciuta".

delrio-3La risposta è arrivata dal capogruppo Pd Graziano Delrio che, al momento della dichiarazione di voto, ha attaccato Conte per la "dimenticanza". Delrio ha urlato il nome "Piersanti" rivolto a Conte, innescando la standing ovation dei suoi compagni di partito. Con il Pd anche Fi, non Lega e M5s, che hanno reagito all'attacco con dei boati di disapprovazione. 

"Il vostro programma di governo - ha aggiunto il democratico - è pieno di promesse per noi irrealizzabili. Il nostro timore è che diventino incubi per le famiglie e le imprese. Il popolo può anche essere ingannato: non bisogna dare sussidi ma lavoro. Per i miei figli voglio lavoro, non uno stipendio, protezione sociale, non uno stipendio. Il lavoro è senso e significato. Non cerchi avventure per un facile successo: governare è difficile e complicato, significa studiare i dossier. L'emergenza vera non è l'immigrato che chiede l'elemosina, non è indebolire l'Anac, ma la corruzione, l'illegalità diffusa. Non è l'immigrato la causa per cui i giovani non trovano lavoro. Cerchi priorità come il sostegno al lavoro e ci troverà dalla sua parte. Le premesse su cui si basa il suo programma rendono impossibile il voto di fiducia. Non venga a parlare in quest'aula di cose che non conosce, sia umile".

"E' meschino  - ha detto il capogruppo M5S Francesco D'Uva difendendo il premier - strumentalizzare i nomi delle vittime delle mafia per strappare applausi in quest'aula".

La cronaca dice che l'Aula ha poi concesso la fiducia con 350 si e 236 no. Ma l'eco della polemica è ancora forte.

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