Quella scomoda amicizia col boss dell'Arenella, Franco Mineo lascia l'assessorato

A pochi giorni dagli 8 arresti per mafia eseguiti dalla Dia l'ex deputato regionale di Forza Italia e Grande Sud si è dimesso dallo staff dell'assessore regionale Edy Bandiera. Ieri la dura lettera di Musumeci che ha parlato di "selezione morale" dei collaboratori

Franco Mineo, ex deputato regionale di Forza Italia poi transitato in Grande Sud

L'ex deputato regionale Franco Mineo, citato nell'inchiesta della Dia di Palermo sulla mafia del quartiere Arenella, lascia lo staff dell'assessore regionale all'Agricoltura Edy Bandiera. Le dimissioni sono arrivate dopo la dura nota del governatore Nello Musumeci sulla vicenda relativa al collaboratore del componente della sua Giunta. Nell’ordinanza che pochi giorni fa ha portato all’arresto di 8 persone il gip ha dedicato un capitolo ai rapporti e ai contatti tra Mineo e alcuni degli indagati nel periodo precedente alle comunali del 2017 che hanno incoronato consigliere il figlio, Andrea, con circa 1.500 voti. "Motivi di opportunità imponevano le sue dimissioni e lui lo ha fatto", ha dichiarato a BlogSicilia l’assessore Bandiera.

”Ho richiamato più volte gli assessori regionali - aveva scritto ieri Musumeci - circa la necessità di vigilare sul personale, interno ed esterno, chiamato a operare negli uffici di diretta collaborazione. L’egoismo dei partiti non può e non deve essere premiato a danno della rigorosa selezione, innanzitutto morale, nella scelta dei collaboratori negli uffici pubblici. Sono certo che su questo tema non sarà più necessario un ulteriore mio richiamo al senso di responsabilità di ognuno”, ha poi concluso il governatore in una nota inviata dopo la “vicenda che ha visto coinvolto un componente dell’ufficio di gabinetto dell’assessore all’Agricoltura.

Le indagini della Dia si sono concentrate sulla figura di Gaetano Scotto, considerato uomo di punta del clan della borgata palermitana, e “l’esponente del partito di Forza Italia, transitato a Grande Sud, già consigliere regionale, con precedenti penali, scarcerato il 29 maggio 2015. Venivano inoltre intercettate - scrive il gip - una serie di conversazioni tra Scotto e i suoi familiari, inerenti i rapporti tra gli stessi e il Mineo, intercorsi nel corso degli anni per attività lavorative e posti di lavoro”. In una conversazione tra Scotto e una sua nipote “nella quale rammentavano di avere partecipato a una raccolta di voti appannaggio di Mineo, favorendone la sua elezione, il politico in cambio aveva offerto prestazioni lavorative a tempo determinato alla nipote impiegandola alla Fiera del Mediterraneo”.

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Tra gli arrestati il fratello della vedova Schifani

In un altro passaggio il giudice fa riferimento a una conversazione tra Scotto e alcuni familiari captata ad aprile 2018, “incentrata su vecchie vicende inerenti la gestione della famiglia mafiosa dell’Arenella durante la sua assenza. Scotto raccontava che durante la sua latitanza al nord Italia aveva ricevuto la visita da parte di Pietro MagrìArrestati per mafia all'Arenella: i retroscena dell'operazione White Shark
(attualmente detenuto e tra gli indagati nell'operazione odierna ndr)
e del Mineo. I due avevano rappresenta - scrive il gip - allo Scotto di essere preoccupati per la loro incolumità in quanto qualcuno, non gradendo la gestione della ‘famiglia’, gli aveva promesso bastonate”. Poi viene fatto cenno ad attività investigative passate che hanno permesso di “documentare, attraverso servizi di osservazione e intercettazione ambientale, effettuati presso gli uffici di un’agenzia di assicurazione” alcuni incontri risalenti ad aprile e maggio 2008 fra “il titolare Franco Mineo e diversi uomini d’onore tra i quali Scotto e Magrì”.

L'Arenella e lo Scotto da pagare

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