Lunedì, 17 Maggio 2021
Politica

Comune, è rottura tra Orlando e Italia Viva: "I loro assessori si dimettano o li rimuovo"

Il sindaco si dice pronto a un "governo di minoranza" e dà l'alt a "una finta maggioranza", tuttavia non ritira le deleghe ai renziani Costumati e Piampiano. "Decidano loro, ma se vogliono continuare nella contraddizione interverrò io". Modello Draghi? "Mai con la Lega". Attacco al presidente del Consiglio: "Da lui nervosismo che ha condizionato i lavori d'Aula"

Leoluca Orlando (foto Francesco Baiamonte)

"Tenere in piedi una finta maggioranza è un'operazione che questa città non merita. Meglio un governo di minoranza che continuare con questo logorio". Così il sindaco Leoluca Orlando prende di petto la nuova crisi politica al Comune che si è aperta dopo la bocciatura del piano triennale delle opere pubbliche 2020-2022.

Lo fa alla sua maniera, all'arrembaggio, anche se però stavolta colpisce a vuoto. Da un lato infatti attacca a testa bassa Italia Viva, respingendo - come hanno fatto già ieri gli assessori a lui vicini - la proposta di azzeramento della Giunta e la nascita di un modello Draghi ("è una provocazione, pertanto irricevibile, perché dal 2012 abbiamo avviato un'esperienza alternativa alla lista Salvini"), ma dall'altro non ritira le deleghe agli assessori renziani Piampiano e Costumati.

"Decidano loro cosa fare - afferma il sindaco nel corso di una conferenza stampa convocata oggi dopo la riunione di Giunta senza Piampiano e Costumati - io li ho chiamati per chiedere se ritenessero o meno di dover andare avanti e non ho ricevuto risposta. Se non si identificano più nel percorso politico dell'amministrazione si dimettano, altrimenti se ritengono di restare nella contraddizione sarò costretto a rimuoverli. Non accetto più questo 'Vietnam'. Noi diciamo 'no' alla Lega e ad un andamento del Consiglio condizionato da un gruppo (Italia Viva, ndr) che esercita comportamenti in danno dei cittadini. Il piano triennale delle opere pubbliche è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che tra l'altro fa perdere al Comune ingenti somme".

Una versione dei fatti che cozza però con quanto detto ad esempio dal ragioniere generale, che ha escluso refluenze sulla mancata approvazione di questi atti. "Non so a cosa gli uffici si riferissero, forse ad altre fattispecie - dice Orlando annaspando un po' - ma le conseguenze della bocciatura di questi atti sono enormi: il blocco dell’aumento delle ore per i precari, lo stallo di centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro. Per questo l'amministrazione riproporrà il piano delle opere pubbliche assime al consolidato".

Dopo aver sciorinato l'elenco delle delibere bocciate o rimaste al palo in Consiglio, Orlando si scaglia contro l'altro Orlando (Totò), presidente di Sala delle Lapidi, che a suo dire ha condotto i lavori "con un certo nervosimo". "Da alcuni mesi - aggiunge - il Consiglio opera in stato confusionale: la lettera al presidente Orlando parla da sola. Le dinamiche impazzite del Consiglio comunale stanno influendo negativamente. Non si può fare il processo a dirigenti e assessori, restando inattivi. Questa inattività del Consiglio è mortificante per i consiglieri stessi. Le delibere si possono emendare; non accetto invece che si blocchino tutte le opere pubbliche, producendo tra l'altro un danno erariale". 

Parole durissime, salvo poi correggere parzialmente il tiro: "Il mio non è un attacco al Consiglio, che però ci sia stata una gestione nervosa è un dato di fatto ed ha condizionato sia gruppi di maggioranza sia quelli di minoranza. Sono felice per questa posizione assunta da Italia Viva perché contribuisce a fare chiarezza". 

Il punto è che adesso l'amministrazione Orlando proseguirà il mandato con un "sindaco di minoranza", che non ha cioè i numeri in Consiglio. Senza Italia Viva non sarà facile, ma ciò non sembra spaventare il sindaco. "Il comportamento ambiguo di Italia Viva ha fatto fare pure brutta figura alle opposizioni" sostiene Orlando, che si rivolge poi a quella che definisce "l'opposizione responsabile" con "l'eccezione della Lega": "Se nelle dinamiche di Consiglio altre forze di minoranza dovessero appoggiare determinate delibere, non potrei che esprimere un pubblico apprezzamento. Non dimenticatevi che il mio partito si chiama Palermo. Faccio a tutti un appello alla coerenza e a operare per il bene della città".

Su un eventuale allargamento della compagine che sostiene l'amministrazione comunale, magari al M5S, Orlando dribbla l'argomento: "Non un tema che non mi appassiona". Non vi è dubbio però che, in vista delle elezioni del 2022, gli assetti in Consiglio possano mutare. Anzi, di fatto la mutazione è già in atto. Anche se un eventuale apporto del M5S e dei ferrandelliani di +Europa non consentirebbe ugualmente ad Orlando di avere i numeri in Aula. Motivo per cui difficilmente il Consiglio potrà approvare delibere come il Pef Tari e l'aumento della tassa sull'immondizia; a rischio c'è anche il bilancio, per non parlare del nuovo Piano regolatore generale. Il Professore però tira dritto: "Io mi sono guardato allo specchio e ho deciso di andare avanti con il programma del 2017. Se qualcuno pensa che basta un caffè e amici come prima, si sbaglia. Chi esce dalla maggioranza si assume la responsabilità di aver tradito il patto con gli elettori".

Chi invece "è rimasto lealmente in maggioranza è il Pd", con cui Orlando sta intensificando il dialogo tanto a livello locale che nazionale. Non a caso ha rivendicato di far parte "della direzione nazionale dem" e, vista la particolare situazione (bilanci deficitari in primis) in cui si trova il Comune, sta cercando sponde nel segretario nazionale del partito Enrico Letta. Un tentativo forse tardivo per rimettere in carreggiata una "macchina comunale" che sta pericolosamente sbandando e forse per trovare una collocazione dopo la fine del mandato da sindaco.    

Sta di fatto che coi conti del Comune che scricchiolano, le partecipate in crisi (da Rap ad Amat, finora guidate dai renziani) e un'amministrazione più debole senza i renziani, Orlando rischia di concludere la sua ultima esperienza da sindaco in malo modo. Anche perché verrà ricordato per l'ultimo miglio. Lui non se ne cura più di tanto e risponde alla sua maniera: "Se finisco con questa scelta cado bene, perché sono in coerenza con la mia storia".

Sarà, ma agli occhi dei palermitani c'è un Comune che non riesce a garantire l'efficienza dei servizi, su tutti la raccolta dei rifiuti. Orlando non lo nega - "i livelli di raccolta differenziata sono inaccettabili e la Rap non ha raggiuto gli obiettivi chiesti dal socio unico Comune - tuttavia scarica le responsabilità sul vertice: il renziano Norata, che con le dimissioni degli altri due componenti del Cda, è di fatto decaduto. "Nei confronti di Norata - dice - non ho mai espresso critiche all'esterno, ho sempre manifestato la mia insoddisfazione per il servizio rifiuti sempre a lui personalmente".

C'è però una responsabilità politica ed è del sindaco, che ha sempre rivendicato la scelta dei manager delle aziende. "Da quando sono sindaco mi assumo le responsabilità politiche di tutto quello che non va" conclude il sindaco, assicurando che presto la società riavrà una sua governance: "Appena faremo il Consiglio di amministrazione designerò i componenti, perché non è possibile lasciare senza vertici la Rap che gestisce un servizio essenziale per i cittadini". 

Le reazioni

"Mai con la Lega? Per noi è una medaglia se lo dicono figuranti del sindaco Orlando del calibro del vicesindaco Giambrone e degli assessori Catania, Di Dio, Marano, Marino, Mattina, Petralia Camassa, Prestigiacomo e Zito". E' quanto affermano in una nota Alessandro Anello, Igor Gelarda e Vincenzo Figuccia. Si tratta, aggiungono, di "gente che ha distrutto Palermo, ma che ormai per fortuna rappresenta il passato non avendo più nessun contatto con la città né rappresentanza fra la maggioranza dei palermitani.. Per spostare l’attenzione dalle loro incapacità le varie amministrazioni messe in piedi da Orlando hanno sempre avuto bisogno di un gran nemico sul quale scagliarsi. Che oggi si chiama Matteo Salvini".

"Nel 2017 ci siamo presentati alla città con un progetto alternativo a Orlando e alle destre, e oggi, dopo 4 anni a Sala delle Lapidi, restiamo coerenti con il mandato che gli elettori ci hanno affidato. Opposizione costruttiva, ma pur sempre opposizione. Non siamo stati - nè mai saremo - la stampella di nessuno. Ogni votazione è stata sempre improntata al senso di responsabilità e guardando al merito delle proposte, con la consapevolezza che ciascun provvedimento del Consiglio comunale ha dirette refluenze sulla vita dei cittadini, e così continuerà ad essere". Così in una nota congiunta dei consiglieri comunali e di circoscrizione del M5S, assieme ai deputati regionali, nazionali ed europei di Palermo. "Chiediamo ad Orlando di riflettere se sia davvero questo il bene per Palermo - sottolineano - se davvero le tante problematiche complesse da cui la città è schiacciata possano essere affrontate con una guida logora, con una squadra che non è più coesa e non ha più visione, con maggioranze create in modo estemporaneo in Aula. Noi per Palermo sogniamo di meglio e siamo già al lavoro per costruire una proposta alternativa solida per la nostra amata città".

"Alla luce di quanto successo nelle ultime ore Diventerà Bellissima - dicono il consigliere Claudio Volante, la dirigente regionale Tania Pontrelli, la dirigente provinciale Piera Cordaro e l’attivista Astrid Anselmi - ritiene che il danno cagionato a Palermo e ai palermitani, sia già di una tale entità da risultare impensabile ogni ulteriore forma di continuità di questa sindacatura, tramite accordi, nuove spartizioni di incarichi e poltrone, negoziati tra le forze politiche. A maggior ragione se dovessero entrare in campo nuove componenti, in ‘soccorso’ dall'opposizione (secondo boatos attendibili) per ‘tirare a campare’ con una sindacatura che ha ridotto la città ai minimi termini di vivibilità e immagine, nonché ridotto all'osso il tessuto imprenditoriale che, in periodo Covid, andava agevolato e non ulteriormente affossato con provvedimenti e proposte surreali. Auspichiamo con urgenza, quindi, la nomina di un commissario straordinario che prenda in carico questa surreale situazione e che traghetti la città verso nuove e libere elezioni, che dovranno rifondare profondamente la classe politica ed amministrativa di Palermo".

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