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Covid, La Rocca: "A Palermo aumento varianti e primi contagi tra vaccinati"

Il direttore della pianificazione strategica dell'assessorato alla Salute, sentito dalla commissione dell'Ars, ha spiegato i motivi che hanno portato all'adozione delle massime misure restrittive prima per la sola città e poi per tutta la provincia: "Se non fossimo intervenuti, tutta la Sicilia avrebbe rischiato di diventare zona rossa"

"I dati dimostrano la bontà della scelta della zona rossa a Palermo e poi anche per la provincia. In quella settimana (quando è stata emessa l'ordinanza) il dato era di 209 contagi su 100 mila abitanti, ma la grande diffusione delle varianti e il notevole impegno delle strutture sanitarie ci dava la percezione di un'incidenza maggiore e infatti i dati consolidati ci dicono che l'indice era 279 casi su 100 mila abitanti". A dirlo è Mario La Rocca, direttore della pianificazione strategica dell'assessorato alla Salute della Regione Siciliana, durante la sua audizione in commissione Salute dell'Ars. 

Oltre a La Rocca, che è anche dirigente generale ad interim del dipartimento regionale delle attività sanitarie e dell'osservatorio epidemiologico, la commissione ha chiesto di sentire il presidente della Regione e assessore ad interim alla Salute Nello Musumeci, il direttore generale dell'Asp Daniele Faraone, il cmmissario straordinario per l'emergenza Covid a Palermo, Renato Costa, e il suo omologo di Messina Alberto Firenze.

Il primo tema affrontato è stato proprio quello della zona rossa, decisa prima per la sola città di Palermo e poi per tutta la provincia. "Quando abbiamo deciso di istituirla - ha chiarito ulteriormente La Rocca - in città c'era una grande escalation delle varianti nei contagi e abbiamo registrato anche i primi casi di soggetti già vaccinati che hanno contratto il virus (ma che però grazie al vaccino non hanno avuto complicazioni ndr). Se non fossimo intervenuti tutta la Sicilia avrebbe rischiato di diventare zona rossa". 

Polemico il M5S: "Seduta inutile"

“L’unica nota positiva di questa seduta? Che si è tornati, anche se incidentalmente, alla trasparenza delle dirette streaming delle commissioni. Per il resto, tempo perso, o quasi, con il governo reticente e il presidente della Regione grande assente, che pretende di fare l’assessore alla sanità a tempo perso,mentre  tutto intorno sta crollando”. Lo affermano i deputati regionali M5S, Francesco Cappello, Antonio De Luca, Salvatore Siragusa e Giorgio Pasqua, componenti della commissione salute dell’Ars, in coda alla seduta a palazzo dei Normanni che avrebbe dovuto chiarire alcuni dei tanti buchi neri delle azioni di contrasto alla pandemia.

“Temevamo - dice Cappello - che andasse così, e purtroppo, così è andata. Altro che chiarezza, i dubbi che avevamo all’entrata li abbiamo ancora all’uscita. Il plenipotenziario La Rocca non è andato oltre le 4 paginette di relazione, con numeri tutti da verificare. Nessuna soluzione è stata messa in campo per uscire dalla zona rossa in provincia di Palermo o per evitare che la Sicilia intera diventi zona rossa. Quando si dichiara la zona rossa (a proposito, che fine ha fatto il comitato tecnico scientifico? ) ci si arrende al virus, e tacitamente si afferma la totale incapacità di controllare il virus e quindi la pandemia. Tracciamento, monitoraggio e sorveglianza sono miraggi ancora oggi e nonostante sia trascorso più di un anno dall’inizio della pandemia”.

“Al momento – afferma Siragusa - regna la sfiducia e tutto viene visto con l'occhio del dubbio. Ho fatto domande tecniche sui numeri che ci hanno dato. Ho invitato ad una comunicazione più precisa e puntuale. Ho auspicato che questa zona rossa sia figlia di valutazioni basate su dati scientifici e non di motivi politici o, peggio, del tentativo di  riprendere il bandolo della matassa perso”.

“Ancora oggi – afferma Pasqua - dopo un anno e passa dall'emergenza, rimangono  tanti problemi mai risolti dal governo regionale. Medici delle Usca  mancanti, medici degli hub vaccinali non sufficienti, difformità di distribuzione vaccini fra le Asp siciliane, mancanze di materiali per analisi tamponi molecolari, modalità di raccolta dei dati farraginosa, CTS sparito dai radar, dispositivi di protezione individuale senza indicazioni di certificazione distribuiti in ospedali e postazioni 118”.

“Gravissima  - sottolinea De Luca - l‘assenza  dell’assessore ad interim della sanità, Musumeci.  Il presidente non può esercitare il compito della sanità nel tempo libero. Tra le mille e più carenze che abbiamo denunciato in questi mesi c’è lo stato di avanzamento della rete Covid i cui lavori dovevano essere completati quasi tutti entro il 31 marzo mentre oggi siamo in alto mare. Balza agli occhi purtroppo anche la questione relativa all’acquisto dei due macchinari utili a processare 4000 tamponi al giorno ciascuno per un costo complessivo di 2 milioni 350 mila euro e che dovevano essere installati a Palermo e a Messina. Ebbene, quello di Palermo risulta messo in funzione, mentre quello di Messina è ancora inattivo perché carente dei materiali di consumo. Morale tamponi a rilento e conseguente impossibile tracciamento".

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