menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Morti Covid in casa, Orlando contro l'Asp: "Qui si naviga a vista, Roma invii un commissario"

L'Azienda prima chiede ai sindaci di comunicare i decessi avvenuti in casa, poi ci ripensa. Ciò provoca dubbi sulla bontà della raccolta dati, alimentando la diffidenza già ai massimi dopo l'inchiesta sulla presunta manipolazione dei report

Quante persone sono morte in Sicilia con il Coronavirus? Di chi è la responsabilità di tenere il triste conto delle vittime, delle vite spezzate? Sono domande per le quali - dopo oltre un anno e dalla dichiarazione della pandemia - sembra non esserci una risposta univoca. Almeno a livello locale. Nelle scorse ore l'Asp ha inviato una comunicazione ai sindaci di Palermo e provincia con oggetto "Ricognizione deceduti Covid". In sostanza l'azienda - come riporta l'agenzia Dire - chiedeva che le amministrazioni comunali comunicassero giornalmente il "numero dei soggetti residenti e deceduti per Covid-19 al proprio domicilio" (escludendo coloro che sono morti negli ospedali, nelle residenze sanitarie assistite e nelle case di riposo). A parte le difficoltà oggettive e la ridondanza di informazioni, perchè quando un decesso avviene tra le mura domestiche è sempre il medico Asp a compilare il certificato di morte e quindi è già un dato in possesso dell'azienda, la richiesta suona come un campanello di allarme nel meccanismo della raccolta delle informazioni. E il sindaco Leoluca Orlando non le manda certo a dire: "Si naviga a vista, occorre che Roma mandi un commissario".

Perchè cambiare in corsa? Vero è che l'Asp ha poi fatto retromarcia spiegando che la richiesta era stata avanzata "al fine di creare un sistema di verifica e controllo incrociato dei pazienti deceduti a seguito di contagio da Covid" e che "considerate le difficoltà riscontrate, stiamo valutando l’opportunità di lasciare quale unica comunicazione quella indicata dalla medicina necroscopica”. Ma il "danno" ormai era fatto. Tanto più che sull'argomento pesa come un macigno l'ombra dell'inchiesta della Procura di Trapani sulla presunta manipolazione dei dati Covid. Pesano le intercettazioni in cui gli indagati avrebbero discusso su come "spalmare i morti" per evitare che da Roma venisse dichiarata la zona rossa. Pesa il "riallineamento dei dati" fatto dalla Regione proprio dopo l'iscrizione dell'ormai ex assessore alla Salute, Ruggero Razza, nel registro degli indagati con pazienti guariti e altri deceduti "ricomparsi" nei report ufficiali. Pesa la dichiarazione della zona rossa prima per la sola città di Palermo e poi per tutta la provincia, sempre dopo l'espodere dell'inchiesta.

E la reazione dei sindaci sta a metà tra stupore e preoccupazione. Di "vicenda surreale, buona per suscitare scrittura creativa" parla Gandolfo Librizzi, primo cittadino di Polizzi Generosa. "Noi sindaci siamo i terminali di tutta questa storia - dice Librizzi -. Siamo i primi a essere gettati oltre la frontiera e i primi a essere dimenticati. Capisco che questa pandemia presenti delle difficoltà e situazioni difficili da affrontare, ma dif fatto siamo costretti a registrare paradossi come quelli rappresentati da questa mail". 

Più netto, molto, il sindaco di Palermo e della Città Metropolitana Leoluca Orlando. "Tutto questo conferma che si naviga a vista", dice all'agenzia Ansa. "Da mesi dico che i dati che vengono comunicati non sono certi e sollecito da tempo chiarezza. Quello che è accaduto con i 258 morti 'dimenticati' e comunicati in un solo giorno è emblematico".  E Orlando torna a chiamare in causa il governo Draghi: "Occorre che Roma mandi un commissario in Sicilia, non per mettere sotto controllo l'intero sistema sanitario, ma per verificare in che modo vengono raccolti i dati sul Covid, c'è una situazione di caos".  
 
 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PalermoToday è in caricamento