Coronavirus, Gallina: "A Carini un polo per produrre mascherine e dispositivi medici"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"Perché non produrre dispositivi sanitari made in Sicilia nella zona industriale di Carini? Sono pronto a organizzare un tavolo tecnico tra tutti gli imprenditori e professionisti interessati". Lo dice il consigliere comunale di Carini Gallina Giovanni.

"Quale posto migliore della zona industriale di Carini? Sono passati diversi mesi da quando è scoppiata la pandemia legata al Coronavirus - dice Gallina - in questa guerra invisibile senza fronte con un nemico invisibile che ha fatto strage di molte persone andate via in un silenzio assordante, le nostre prime linee sono costituite da medici, infermieri, assistenti, operatori del 118, forze dell’ordine, autotrasportatori, volontari, per tanto vanno protetti nel migliore dei modi. Ci sono tanti aspetti oggi da chiarire su questa pandemia, sui i dati di questa emergenza, chiarezza sui segreti del virus, morti “per” o morti “con” Coronavirus. Ci vorrà tempo per una chiara iconografia di questa pandemia e sono sicuro che presto molti aspetti saranno chiariti. Oggi si parla di fase due, una fase transitoria per ripartire, la verità è che c'è molta incertezza si naviga a vista sulle modalità e sui tempi. Questa emergenza ci ha trovati impreparati sotto tanti aspetti, sanità, istituzionale, organizzativo ed economico. Pensate che l’Italia è stata costretta a comprare i dispositivi sanitari fuori dal proprio territorio. Inoltre l'Italia chiede le mascherine ai partner Ue, ma nessun Paese risponde all'appello ed i governi si rifiutano di fornire a Roma i dispositivi protettivi, tra l’altro Francia e Germania bloccano l'export quindi niente mascherine dai partner europei per l’Italia. E’ per questo che circa 200 imprese italiane hanno già dato la disponibilità a produrre mascherine e altri dispositivi medici come camici, riconvertire solo 'temporaneamente' per mettersi al servizio del Paese. Le industrie dell'eccellenza italiana si sono riconvertite per affrontare l'emergenza Coronavirus. Ma l'iter non è molto agevolato siamo in un periodo di guerra però la burocrazia è dei periodi di pace e qualche problema questo lo crea. Il 5 aprile 40 tonnellate di dispositivi di protezione destinati alla sanità dell’Isola sono arrivati con un aereo-cargo atterrato all’aeroporto di Palermo per conto della Regione siciliana, proveniente dalla Cina. I dispositivi sono stati presi in consegna dagli uomini della Protezione civile regionale, che da subito hanno provveduto a smistarli alle Aziende sanitarie e ospedaliere dell’Isola. Oltre ai dispositivi sono arrivate anche attrezzature destinate ai reparti di terapia intensiva e più diffusamente ai Covid-Hospital che sono stati realizzati attraverso il Piano straordinario messo in atto dal governo regionale. Mi domando - aggiunge - perchè non siamo in grado di organizzarci o quantomeno favorire lo sviluppo industriale visto che da una parte persiste l’assenza di dispositivi di sicurezza adeguati , dall’altra parte persiste l’incertezza dei tempi della fase due che prevede obbligo dei dispositivi di emergenza. Allora perchè non creare un connubio perfetto produrre made in Sicilia tutti i dispositivi rilanciando zone industriali oramai in declino come quella Carinese (in vista anche della costruzione del centro Rimed creare un vera produttivà a lungo termine) , questo permetterebbe di rifornire in modo migliore i centri sanitari ,migliorare la tutela dei pazienti , di tutti i professionisti impegnati in questa battaglia e di tutti i cittadini oltre al risparmio economico anche rialzare la testa con l’orgoglio made in Sicilia. Sono già in contatto con diverse aziende interessate chiunque volesse partecipare mandi e-mail giovannigallina86@outlook.com o whatsApp 3663471705 porganizzare una videoconferenza per affrontare la questione e chiedere al governo regionale di favorire questo procedimento".

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