Orlando reclama l'attenzione di Conte: "Noi sindaci sempre leali, Governo ci ascolti"

Il primo cittadino ha firmato, con altri 12 rappresentanti delle città metropolitane, una lettera al presidente del Consiglio chiedendo maggiore coinvolgimento nella fase di rilancio del Paese dopo l'emergenza Covid

I tredici sindaci delle città metropolitane, tra cui Leoluca Orlando, hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiedendo maggiore coinvolgimento nella fase di rilancio del Paese. Oltre al primo cittadino di Palermo, la missiva è stata sottoscritta da Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci, Virginia Raggi, Giuseppe Sala, Luigi de Magistris, Chiara Appendino, Marco Bucci, Virginio Merola, Dario Nardella, Salvatore Pogliese, Luigi Brugnaro, Giuseppe Falcomatà e Paolo Truzzu. Il loro, spiegano, non è un "elenco di rivendicazioni" ma "una esortazione nell'interesse del Paese". 

"Siamo convinti più che mai - scrivono - che senza una manovra di aggiustamento, urgente e indifferibile, salteranno i servizi essenziali di tutte le Città italiane. Il rischio potrebbe essere un drammatico lockdown delle attività che, quotidianamente, i Comuni svolgono in ogni angolo del nostro Paese per i loro cittadini. Se di ciò non si prende piena e profonda consapevolezza, a farne le spese saranno le Città d'Italia e cioè l'Italia stessa. Eppure eravamo certi che, proprio in una fase come questa, sarebbe stato il Governo a chiedere il fondamentale apporto dei sindaci per centrare la strategia necessaria per il rilancio del Paese. Aspettavamo maggiore attenzione alle nostre richieste, perché i Comuni, le istituzioni di prossimità, quelle della frontiera quotidiana del bisogno e della assistenza alla cittadinanza, conoscono esattamente la realtà, vivono giornalmente le dinamiche sociali e avvertono gli umori della gente".

"Conosci, caro presidente - si legge - il senso di responsabilità che abbiamo manifestato nella fase più difficile e complessa, sia sul piano dei rapporti tra le diverse istituzioni che nei confronti delle nostre comunità. In quella fase, quella della reazione alla grande paura e al senso di smarrimento dei cittadini e, a volte, anche nostro, noi abbiamo da subito reagito collaborando con abnegazione e lealtà. Abbiamo perfino rinunciato all'esercizio del nostro potere di autorità sanitaria locale perché il Governo potesse dare un indirizzo unitario per superare l'emergenza. Con determinazione ci siamo assunti la responsabilità di prevenire e gestire le tensioni sociali, distribuendo buoni spesa e kit alimentari in tempi rapidi e a tutti coloro che ne avevano urgente bisogno. Con fatica quotidiana continuiamo a far fronte comune con le altre istituzioni per evitare che il fortissimo disagio economico e sociale possa trasformarsi in rabbia".

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