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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Politica

I "no green pass" a Palazzo dei Normanni: "Troppe similitudini con l'antisemitismo e l'Olocausto"

Nella sede dell'Assemblea regionale il convegno "Dalla democrazia alla dittatura", organizzato dal movimento di docenti universitari Coscienze Critiche e dal capogruppo di Attiva Sicilia Tancredi. Tra i relatori la professoressa Wojciechowska: "Ballo il rock 'n roll, quindi sono sana. Non ho paura del contagio"

Contestano il green pass, ma fondamentalmente manifestano anche il loro scetticismo nei confronti della pericolosità del Covid-19. Di più: sono convinti che esista "una linea diretta" tra l’antisemitismo degli anni quaranta del Novecento e l’obbligo di certificazione verde oggi vigente in Italia. Si sono dati appuntamento questa mattina a Palazzo dei Normanni a Palermo al convegno "Dalla democrazia alla dittatura: il ruolo della memoria", organizzato dal movimento Coscienze Critiche, che raccoglie un gruppo di docenti universitari, e dal deputato Sergio Tancredi, capogruppo di Attiva Sicilia. Al tavolo dei relatori, per un saluto istituzionale, anche l’assessore regionale all’Istruzione e formazione, Roberto Lagalla.

Ma in sala Mattarella, esclusi i relatori e gli addetti ai lavori, non c’erano più di una ventina di persone. Che paradossalmente, per accedere al palazzo, hanno dovuto mostrare la certificazione verde che tanto contestano. Anche se qualche problema è sorto con chi si è presentato al portone con un certificato senza Qr code, costringendo le guardie giurate a snervanti discussioni sul rispetto delle norme di legge.

Tra i relatori del convegno, c’è anche Barbara Wojciechowska, di origini polacche, professoressa emerita di Lingue e letterature straniere dell'Università del Salento. Si aggira per la sala senza mascherina, anche se non ha remore ad ammettere di non essere vaccinata contro il Covid. E a chi le chiede se non ha paura del contagio risponde seccamente e velocemente "no". "Non temo il contagio - dice - perché ho fatto il green pass e ho fatto il tampone, ma ballo, il rock ‘n roll in questo periodo, e quindi sono sana. Parlano il mio viso, il mio corpo e i miei occhi. E' l'abc della medicina: se non si hanno sintomi non si è malati". Una dichiarazione che però smentisce di fatto chi come lei è un sostenitore del "no green pass" proprio perché il vaccino, e quindi la certificazione verde derivante, non permetterebbe di fermare la circolazione del virus.

Wojciechowska è anche tra le più accanite sostenitrici del rapporto tra obbligo di green pass e Olocausto. "Non soltanto è possibile fare un paragone - dice - ma c'è un parallelismo anche nel passaggio diretto dal nazismo alla comunità europea e posso documentare quello che dico in quanto responsabile della Fondazione di Norimberga. La guerra non l'hanno persa i tedeschi ma le élites farmaceutiche e sanitarie. Non c'era allora una guerra tra gli Stati".

"La memoria deve servire come campanellino d’allarme. Prima di arrivare alla soluzione finale, all'Olocausto, ci sono stati diversi passaggi", spiega un altro dei relatori, Gandolfo Dominici, professore associato di Marketing alla facoltà di Scienze economiche dell'Università di Palermo, che in un tweet aveva associato il vaccino ad Auschwitz. "Ci sono tanti passaggi in comune: prima la demonizzazione, poi l’obbligo di avere una tessera, in Italia quella del partito fascista. Per avere le cattedre all’università, per esempio. E oggi anche peggio, perché la tessera viene richiesta anche agli studenti che hanno praticamente rischio zero nei confronti del Covid". "È inconcepibile - conclude - che in una sedicente democrazia liberale i diritti costituzionali vengano subordinati ad un lasciapassare, non esiste più lo statuto albertino con diritti concessi dal sovrano".

Più cauto oggi Tancredi. "Vogliamo che si avvii un dibattito su questioni in cui vediamo i prodromi di quello che è stato il pregresso della pagina più nera della storia contemporanea - dice -. Dobbiamo evitare che i semi di intolleranza che stanno crescendo vengano fermati in partenza. Questo incontro è un segnale d'allarme per alzare il livello d'attenzione".

Stona la presenza di Lagalla al tavolo, anche perché l'assessore non teme di affermare una posizione totalmente contraria a quella degli altri relatori. "Vanno rispettati pensieri e opinioni - dice - ma non credo che possano esserci analogie caratterizzate da fondatezza e veridicità tra l'esperienza drammatica delle dittature e dell'Olocausto e l'obbligo di una presentazione di uno stato di salute individuale che tutela la salute pubblica e collettiva. Ogni innovazione reca con sè una reazione che è critica e che viene collegata a una lettura della storia per lontane analogie. Siamo in questa fase dialettica dove ancora una volta l'oggettività della scienza e la testardaggine dei risultati dovranno dire e confermare una parola di verità. La vaccinazione - conclude l'assessore - è l'unica seria e concreta arma di massa per sconfiggere l'epidemia da Covid-19".

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