Consiglio comunale, scontro Pd-Ap sulle commissioni: flop della maggioranza all'esordio

L'alfaniano Scarpinato rivendica una presidenza a scapito dei dem: lavori d'Aula impantanati, salta il numero legale. Opposizioni all'attacco, Ferrandelli: "Coalizione di Orlando solo un'accozzaglia elettorale". M5S: "Iniziata la pantomima per la spartizione di poltrone"

Palazzo delle Aquile

La maggioranza in Consiglio comunale fa flop alla prima seduta. Gli orlandiani "scivolano" sulle commissioni: una lite tra il gruppo del Pd e l'alfaniano Francesco Paolo Scarpinato (Democratici e popolari) impantana i lavori d'Aula. Dopo due sospensioni salta il numero legale e la seduta viene rinviata. Tutto slitta alle 18 di stasera. 

Con la fumata nera sulle commissioni suona così il primo campanello d'allarme nella maggioranza. Le fibrillazioni nascono perché Scarpinato - che da solo ha mantenuto in vita Democratici e popolari, dopo la decisone degli eletti in quota Pd di costituire il gruppo consiliare - rivendica una presidenza di commissione. A scapito proprio del Pd che, nel puzzle messo a punto dai capigruppo con la presidenza del Consiglio, ne avrebbe avute due. L'Urbanistica, dove è stato designato Giovanni Lo Cascio, e gli Affari generali con Rosario Arcoleo. Scarpinato però ha puntato i piedi, facendo valere anche la forza dei numeri: nella lista che Alternativa popolare e Pd hanno presentato alle elezioni è stato infatti il più votato.

Il caso è approdato nelle segreterie politiche dei due partiti. Mentre a Palazzo delle Aquile si registra l'intervento di Fabio Giambrone, braccio destro del sindaco Orlando, che tuttavia fino a sera inoltrata non è riuscito a dirimere la questione. La contesa dà la stura alle opposizioni per lanciare l'offensiva nei confronti della maggioranza che sostiene la Giunta Orlando. Il primo attacco arriva da Fabrizio Ferrandelli: "E' scandaloso che, malgrado il gesto di responsabilità dell'opposizione per mettere subito il Consiglio nelle condizioni di lavorare, si assista ad un caos interno alla maggioranza. Orlando in campagna elettorale raccontava la favoletta dei partiti che facevano due passi indietro, adesso ne stanno facendo quattro in avanti tenendo in ostaggio una città solo per la spartizione delle poltrone nelle commissioni. Di solito la maggioranza entra in crisi dopo sei mesi, in questo caso dopo sei minuti dall'insediamento del consiglio. Il re è nudo: si comprende che la sua coalizione era solo una accozzaglia elettorale".

Per il capogruppo di Forza Italia, Giulio Tantillo, si tratta "del primo passo falso della maggioranza". Il neo-vicepresidente del Consiglio quindi aggiunge: "Registriamo che non esiste una maggioranza d'Aula. Il sindaco prenda in mano la situazione perché la città non può aspettare. È necessario che le commissioni s'insedino prima di Ferragosto per poter esitare il rendiconto e atti propedeutici al bilancio come il piano triennale delle opere pubbliche e il piano delle alienazioni". Sabrina Figuccia (gruppo Misto) parla invece di "farsa per agevolare accordi e inciuci". Usa l'ironia Alessandro Anello, capogruppo di Per Palermo con Fabrizio: "Se il buongiorno si vede dal mattino, allora siamo messi benissimo... Solo l'opposizione sta mostrando un minimo di responsabilità".

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Dura la presa di posizione del M5S: "La maggioranza e la pseudo opposizione - dicono i sei componenti del gruppo - hanno iniziato la loro pantomima per la spartizione delle poltrone, facendo finta di litigare per poi riappacificarsi. I palermitani devono sapere che oggi hanno pagato un gettone ai consiglieri senza che questi abbiano fatto nulla. Il movimento resta fuori da questi giochetti che nulla hanno a che fare il governo della città". Cesare Mattaliano, capogruppo dei Coraggiosi, si dice infine pronto a "rinunciare al 'gettone' perché una seduta del genere non merita di pesare sulle tasche dei palermitani. Abbiamo provato a creare un clima propositivo per il bene della città, ma è evidente che gli unici con senso di responsabilità siamo noi. Ecco - conclude - quanto il bene della collettività sia oscurato dalla fame di poltrone e dalla gestione del potere della maggioranza".

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