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Consiglio comunale, bagarre per l'elezione di presidente e vice: a decidere sarà la maggioranza

Tra mugugni e scintille, giochi aperti per i vertici di Sala delle Lapidi. Totò Orlando sempre in pole, ma il sindaco deve mettere tutti d'accordo. Caronia bocciata: Giambrone dice "no" a Ferrandelli. Scontro Tantillo-Figuccia. Votazioni separate, pallino in mano agli orlandiani

Sala delle Lapidi in attesa dell'insediamento del Consiglio

Si aprono ufficialmente i "giochi" per i vertici di Sala delle Lapidi. L'elezione del presidente e del vicepresidente - primo atto del nuovo Consiglio comunale, che s'insedierà il 7 agosto - scatena già mugugni nella maggioranza e vere e proprie scintille nell'opposizione. I retroscena fioccano.

Tra gli orlandiani il nome forte è quello dell'uscente Totò Orlando, che però va fatto "digerire" a quei consiglieri che hanno raccolto più voti: ovvero Fabrizio Ferrara e Giulio Cusumano. Della partita sono anche Mimmo Russo e Paolo Caracausi. In settimana il sindaco dovrebbe convocare un vertice per dirimere la matassa. Il gruppo di maggioranza potrebbe comunque convergere su Totò Orlando presidente (sempre in pole position), posto che - sussurra qualche consigliere - il sindaco sia convincente sul metodo da adottare. Per Sinistra Comune "bisogna scegliere il presidente non sulla base dei nomi - dice Giusto Catania - ma con un criterio politico". Secondo Caracausi non può essere quello della continuità: "Rispetto al 2012 ci sono consiglieri che hanno maturato più esperienza e che hanno dimostrato fedeltà al sindaco. Totò Orlando - aggiunge - qualche errore l'ha commesso, dando ad esempio ampia libertà di manovra in Aula a Giulio Tantillo".

Già, Tantillo. Il forzista è uno dei nomi "caldi" che circolano per la vicepresidenza, che per statuto spetta alle opposizioni. E qui corre parallela un'altra storia della medesima telenovela. Fabrizio Ferrandelli - candidato sindaco sconfitto da Orlando e capo dell'opposizione - non fa i salti di gioia per Tantillo. Anzi, non lo vuole proprio. Il leader dei "Coraggiosi" nei giorni scorsi si è speso per Marianna Caronia: nome che, durante un incontro riservato, ha proposto a Fabio Giambrone. Risposta del braccio destro del sindaco? Non se ne parla nemmeno. Agli orlandiani non dispiacerebbe Tantillo che, oltre a Ferrandelli, non vuole nemmeno Sabrina Figuccia.

Nel weekend tra Tantillo e Figuccia c'è stato un botta e risposta al vetriolo. Figuccia chiede "discontinuità con il passato" e afferma: "Credo che in questo momento sia importante far capire con chiarezza ai cittadini che ci hanno votato chi sta davvero in maggioranza e chi invece finge di stare all'opposizione. Sentire Giulio Tantillo appoggiare la candidatura alla presidenza del Consiglio Totò Orlando e poi Giusto Catania parlare di discontinuità è davvero spiazzante". Tantillo replica definendo la collega di partito "confusa e inesperta". Quindi precisa: "Io non voto il nome di Totò Orlando, ma il candidato scelto dalla maggioranza. Chiunque esso sia. Per quanto mi riguarda, inoltre, non ho mai detto che sono candidato alla vicepresidenza. Se l'Aula però me lo chiede, non mi tirerei indietro". 

In tutta questa storia non deve sfuggire un particolare. La votazione per il presidente e quella per il vice avvengono separatamente. Ergo, i voti della maggioranza sono determinanti anche per eleggere il vicepresidente. Le opposizioni sono spaccate. Il M5S voterà il suo candidato: uno dei sei consiglieri eletti. I ferrandelliani possono contare solo su sette voti sicuri, ammesso che trovino la quadra: i tre dei "Coraggiosi" (Ferrandelli incluso), i tre della lista "Per Palermo con Fabrizio" e quello di Sabrina Figuccia, che in questa partita ha preso le distanze da Tantillo e dal gruppo di Forza Italia. In serata Ferrandelli ha convocato un incontro. Forza Italia ufficialmente non parteciperà. Lo annuncia Tantillo: "Sbagliato convocare una riunione senza dirlo ai capigruppo. E poi qual è l'argomento?". Un'ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno, della spaccatura. Qualunque sia la decisione che verrà presa in questa riunione, financo quella di virare su un nome esterno (uno del M5S?), c'è sempre il problema dei numeri. E il pallino - in forza dei 24 consiglieri - è sempre nelle mani della maggioranza.

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