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Le terme di Sclafani Bagni

Le terme di Sclafani Bagni

I Comuni che rischiano di sparire, Sclafani Bagni: il paese delle terme

Intervista ai sindaci dei centri palermitani con meno di mille abitanti che, secondo la manovra del governo nazionale, dovrebbero essere tagliati. "Pronti a tassarci"

Quattrocentocinquantaquattro abitanti, molti sono anziani, venticinque lavorano per la Forestale, i giovani vanno via. Sclafani Bagni, centro del Parco delle Madonie, a 811 metri di altitudine, è il Comune palermitano più lontano dalla fatidica quota mille. Secondo la manovra del governo nazionale dovrebbe accorparsi a un altro centro. Ma gli sclafanesi non ne vogliono proprio sapere. Il sindaco è Giuseppe Leone, 50 anni, eletto nel 2008.

Sindaco, come ha reagito il paese alle direttive di Roma?
“La gente l’ha presa male. Siamo uno dei più antichi centri della Sicilia, siamo pochi e viviamo come in una famiglia, ma il nostro territorio si estende comunque su quindicimila ettari. Al bar sento dire che i cittadini sono disposti ad autotassarsi per recuperare i 30 mila euro che si risparmierebbero col taglio del Comune”.

Tre buoni motivi per tenere in vita Sclafani Bagni.
“Innanzitutto le nostre origini antiche, si pensa che risalgano al 350 avanti Cristo. Poi la bellezza del nostro territorio, Sclafani Bagni è un gioiellino medievale incastonato tra i monti, fondendoci con un altro Comune perderemmo identità. Infine il campanilismo. Se per esempio ci fondessero a Caltavuturo, la gente non la prenderebbe bene per via della rivalità storica tra i due luoghi”.

Il simbolo del vostro paese.
“Le terme. Non solo sono il nostro simbolo ma sono anche la nostra speranza. Sono state costruite attorno al 1850, una frana le distrusse quasi subito, poi venneri ricostruite. Dopo anni di abbandono nel 2003 il Comune ha rilevato il 95 per cento delle quote. Vorremmo rilanciarle ma siamo bloccati dalla burocrazia. La responsabilità è degli enti sovracomunali. Eppure vogliono far sparire i piccoli centri”.



 

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