Giovedì, 13 Maggio 2021
Politica

Rifiuti, verso l'aumento della Tari: 26 milioni di spese in più saranno spalmati in tre anni

In Consiglio è arrivata la delibera per la presa d'atto del Pef Tari 2020, che fa registrare un costo complessivo di oltre 154 milioni. Col decreto "Cura Italia", il Comune ha finora mantenuto bloccate le tariffe. Adesso però è arrivato il momento di pagare il conto: 8,3 milioni all'anno fino al 2023. E con Bellolampo presto satura la cifra è destinata a salire

Una cosa è certa: la tassa sui rifiuti nel 2021 aumenterà. Il Comune potrà rendere la pillola meno amara "spalmando" i 26 milioni in più di conguaglio in tre annualità (possibilità offerta dal governo nazionale con il decreto "Cura Italia"), ma nell'anno in corso non sono esclusi ulteriori extra costi che potrebbero fare schizzare all'insù la Tari visto che la discarica di Bellolampo presto sarà di nuovo satura e i lavori per la settima vasca non sono stati ancora assegnati.

In Consiglio è arrivata la delibera per la presa d'atto del Pef Tari 2020 (che in teoria doveva essere approvato entro il 31 dicembre scorso) e non tutti nella maggioranza orlandiana (Italia Viva in testa) sarebbero orientati a votarla. In numeri contenuti nell'atto, validato dalla Srr Area Metropolitana, sono impietosi. Il costo complessivo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti per l'anno 2020 è stato di oltre 154 milioni. Il conguaglio tra i costi del 2020 e quelli determinati per il 2019 è di oltre 26 milioni. Si tratta dei cosiddetti extra-costi per il trasporto e il conferimento dei rifiuti nelle discariche catanesi. 

"Il costo del servizio - commenta laconicamente l'assessore all'Ambiente Sergio Marino - è sostanzialmente immutato rispetto al 2019. L'aumento è dovuto unicamente agli extra-costi per il trasporto dei rifiuti fuori provincia a causa del ritardo nella consegna della settima vasca". Pur avendo speso più soldi del previsto, il "Cura Italia" ha dato la possibilità al Comune di fermare le lancette dell'orologio al 2019. Sbloccato il tasto "pausa", però, adesso tocca pagare la differenza: pari a 8 milioni e 831 mila euro per ogni anno, da quello in corso fino al 2023. Quota che comporta l'incremento degli obblighi di accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità di 3,7 milioni annui. 

Scongiurare l'aumento è per l'amministrazione comunale un'impresa impossibile. A meno che Palazzo delle Aquile non convica Rap ad operare alcuni tagli. La coperta è corta e, come dice il consigliere Antonino Randazzo (M5S), "a pagare saranno i cittadini". Una situazione "inaccettabile", prosegue l'esponente pentastellato, dovuta ai "ritardi nella realizzazione della settima vasca a Bellolampo da parte della Regione. Nel 2021 incombe il rischio di ulteriori aumenti, non solo per i palermitani, ma per tutti i siciliani considerato che delle opere e gli impianti strategici per la gestione dell'umido e del residuale si è fatto ancora pochissimo".

La Sicilia - con l'imminente chiusura della discarica di Sicula Trasporti, a cavallo tra Catania e Lentini - potrebbe piombare nel caos. Tant'è che la Regione ha già dato indicazione alle Srr di individuare con avviso pubblico impiani alternativo fuori dall'Isola. "Non è più tollerabile - conclude Randazzo - un sistema che colpisce direttamente le tasche dei cittadini quando le inefficienze e le responsabilità di chi amministra, di chi deve pianificare e programmare sono palesi ed evidenti".  

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Rifiuti, verso l'aumento della Tari: 26 milioni di spese in più saranno spalmati in tre anni

PalermoToday è in caricamento