Il Comune ha pochi fondi in cassa, allarme del ragioniere: i soldi non ci bastano più

Nel 2019 l'ente ha speso (1 miliardo e 21 milioni) più di ciò che ha incassato (947 milioni). Diminuita la riscossione di Tari, Imu, Tasi e Imposta sulla pubblicità. Liquidità garantita solo grazie all'anticipazione di tesoreria. Forello: "Verso il default, Orlando lascerà macerie"

Palazzo delle Aquile

Se non fosse per l'anticipazione di tesoreria, la cassa del Comune sarebbe in squilibrio. Palazzo delle Aquile infatti spende più di quello che incassa. Il delta tra entrate (947 milioni) e uscite (1 miliardo e 21 milioni) è negativo: -73,7 milioni. Somma che viene "coperta" solo grazie all'anticipazione di tesoreria, che nel 2019 è stata di 81,5 milioni di euro (su un massimo consentito di 115 milioni). Soldi in sostanza che anticipa la Bnl - banca incaricata del servizio di tesoreria - e che il Comune deve restiuire con gli interessi.

A metterlo nero su bianco è il ragioniere generale, Paolo Bohuslav Basile, nel report al Consiglio comunale sull'andamento economico-finanziario dell'ente. Basile fa il conto della serva anche al sindaco Leoluca Orlando e all'assessore al Bilancio Roberto D'Agostino, evidenziando "la difficile situazione di liquidità del Comune". Basile inoltre, relazionando i vertici politici dell'amministrazione sulla situazione di cassa, ammette la "difficoltà a garantire una regolare gestione dell'attività di pagamento, con riferimento a stipendi, spese obbligatorie e contratti di servizio con le società partecipate".

Situazione di cassa: il documento

Quelle che il ragioniere genarale definisce "significative problematicità" sono state compensate dall'anticipazione di tesoreria, che nel 2018 è costata al Comune più di 1,5 milioni di interessi. "Attendiamo di sapere a quanto ammonteranno gli interessi nel 2019, ma così a naso dovrebbero oscillare tra 1,5 e 2 milioni di euro" dice Ugo Forello (Io Oso), componente della commissione Bilancio, che intravede un futuro a tinte fosche: "Se non cambia la normativa sul Fondo crediti dubbia esigibilità - aggiunge - non è escluso che il Comune possa arrivare a dichiarare il default. Tra anticipazione di tesoreria, minori entrate da tributi ed extra costi di Rap per i viaggi dell'immondizia, la situazione è diventata esplosiva".

I numeri parlano chiaro e il confronto tra il 2018 e il 2019 è impietoso. Eccetto la Tosap (passata da 2,2 a 2,5 milioni), tutti gli altri tributi comunali sono in picchiata. Nel 2019 il Comune ha incassato 80,5 milioni di Tari (l'anno prima erano 82,6 milioni). Ammonta a 132,7 milioni la Tasi introitata (erano 158,3 nel 2018). Diminuisce di 200mila euro anche l'Icp (Imposta comunale sulla pubblicità), che passa da 1,4 a 1,2 milioni. 

Ugo-Forello-7La "difficile situazione di liquidità", certificata sempre dal ragioniere Basile, incide negativamente sull'indicatore di tempestività dei pagamenti. Il Comune, in sintesi, non riesce a pagare con celerità i suoi fornitori. Tanto da aver accumulato un debito con oltre 800 imprese, che nel 2019 hanno atteso in media 50 giorni per essere pagate. "Si va avanti alla giornata - sottolinea il consigliere Forello, ex M5S - e più passa il tempo più chi verrà dopo Orlando troverà macerie. In queste condizioni una ripresa è difficile. Non a caso il ragioniere indica una possibile via d'uscita nell'inserimento della tassa sull'immondizia nella bolletta elettrica". 

Soluzione quest'ultima che necessita di un provvedimento nazionale. Frattanto, il Comune è chiamato a trovare delle contromisure per evitare guai. "Politicamente - è l'affondo di Forello - Orlando è stato un mago nel nascondere la realtà. Il trucco però adesso è stato svelato. Per i palermitani il risveglio da questo gioco di prestigio sarà doloroso già prima che Orlando finisca la sua sindacatura. Credo sia inevitabile la richiesta di aumento della Tari da parte della Giunta". 

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