Martedì, 21 Settembre 2021
Politica

Le case confiscate alla mafia equiparate a quelle popolari: cambia il regolamento

Le modifiche apportate dal Consiglio comunale consentiranno di creare un unico bacino di alloggi da assegnare a chi vive in condizioni di disagio economico, scegliendo in modo alternato fra le varie graduatorie. Orlando e Mattina: "Un aiuto alle famiglie in emergenza"

Una casa confiscata alla mafia

Gli immobili confiscati alla mafia equiparati alle case popolari, con possibilità di essere assegnati alle famiglie inserite nella graduatoria dell'emergenza abitativa. La svolta arriva con una modifica al regolamento sugli interventi abitativi, approvata ieri sera dal Consiglio comunale, che introduce inoltre il canone d'affitto a prezzi calmierati. Il Comune, in sostanza, potrà richiedere una piccola somma a fronte dell'assegnazione di una casa. Un po' come fa lo Iacp.

Con il nuovo regolamento viene dunque creato un unico bacino di beni immobili che - ferma restando la validità della vecchia graduatoria Erp (Edilizia residenziale pubblica) del 2003, basata sui parametri fissati dalla legge regionale, e quella dell'emergenza abitativa (aggiornata ogni sei mesi) - potranno essere assegnati a chi vive in condizioni di disagio economico e prioritariamente a chi ha disabili a carico. D'ora in avanti, dunque, si procederà sempre con l'assegnazione di alloggi Erp o di immobili confiscati alla mafia, scegliendo in modo alternato fra le varie graduatorie. 

Anche se l'assegnazione al Comune di nuovi alloggi popolari da parte dello Iacp è sostanzialmente ferma da alcuni anni (alcune decine di immobili sono attualmente in costruzione nel centro storico), si registra comunque una disponibilità di 100-150 appartamenti all'anno, dovuta a perdita dei requisiti o alla morte dei precedenti assegnatari. 

Per il sindaco Leoluca Orlando, il voto del Consiglio comunale "avvenuto senza alcun emendamento alla proposta avanzata dalla Giunta e dall'assessore, sottolinea l'importanza e la condivisione di un provvedimento rivolto a sostenere le famiglie in difficoltà, sottolineando la cura che la città vuole rivolgere ai più fragili".

"Grazie a questo voto - afferma l'assessore Giuseppe Mattina - si rende più semplice la gestione del patrimonio immobiliare per fini abitativi, creando un unico elenco dei beni disponibili. A beneficiarne saranno le famiglie in emergenza, cui l'assegnazione di beni confiscati non sarà più temporanea e che potranno più facilmente accedere ad alloggi di edilizia popolare".

Secondo i consiglieri di Avanti Insieme Massimo Giaconia, Valentina Chinnici, Claudia Rini e Toni Sala, "l'utilizzo dei beni confiscati alla mafia ad uso abitativo contribuirà significativamente a contrastare il disagio abitativo risolvendolo gradualmente ma in modo strutturale. Il Consiglio comunale ieri ha posto un tassello importante ad un percorso di legalità e di antimafia dei fatti, poiché assegnare alle famiglie in condizioni di fragilità le case che prima appartenevano al patrimonio della mafia, oltre a contrastare la mafia stessa, contribuirà a sottrarre quelle famiglie al bacino di sottocultura e di bisogno che le organizzazioni criminali hanno invece interesse a mantenere e alimentare".

A Palermo sono 190 gli alloggi che sono stati confiscati alla mafia: l'anno scorso ne sono stati assegnati 7. Mentre le case popolari sono circa 5 mila, di cui un centinaio assegnati nel 2019. "Fino a ieri - spiegano  i consiglieri di Sinistra Comune, Fausto Melluso e Katia Orlando - l’assegnazione dei beni confiscati alla mafia a scopo abitativo era necessariamente temporanea; ora sarà possibile effettuare normali assegnazioni e dare serenità ai nuclei destinatari. Quanto alla complessa vicenda delle graduatorie, l’accorpamento certamente va incontro alle esigenze di chi si trova in una situazione di disagio abitativo emergente. Un passo nella giusta direzione che naturalmente dovrà essere accompagnato dal miglioramento di tutti gli strumenti di sostegno alla grave marginalità sociale che oggi più che mai sono decisivi per la nostra comunità".

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