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Centro storico, via il limite all'estensione dei negozi: "Regione recepisca legge nazionale"

Il consigliere Bertolino (Iv) chiede la modifica le Norme tecniche di attuazione del piano di programmazione urbanistica del settore commerciale. "Da tre anni delibera ferma all'ordine del giorno". Appello all'assessore Armao: "La liberalizzazione va estesa a tutti i Comuni"

La mancata approvazione di una delibera - che da tre anni giace all'ordine del giorno del Consiglio comunale - impedisce ai negozi che si trovano nel centro storico di estendere la superficie oltre i 200 metri quadri. Il limite è stato rimosso da una legge nazionale del 2011, che però la Regione non ha mai recepito, "paralizzando la possibilità di fare impresa e rivitalizzare zone della città che oggi vivono un forte disagio".

A dirlo è Francesco Bertolino, consigliere comunale di Italia Viva, che lancia un appello per superare "l'incomprensibile stallo" sulla modifica dell'articolo 5 delle Norme tecniche di attuazione del piano di programmazione urbanistica del settore commerciale. Un intervento del Consiglio comunale consentirebbe l'ampliamento di parecchi negozi già presenti nel centro storico e a nuovi esercizi di aprire. Possibilità adesso preclusa: sopra i 200 metri quadri, infatti, il Comune non rilascia licenze per nessun titpo di attività.

"L'approvazione della proposta di delibera - afferma il consigliere di Italia Viva - potrebbe ristabilire le condizioni basilari per qualsiasi prospettiva d'investimento da parte di privati. Sono fortemente convinto che, paradossalmente, potrebbe anche favorire la nascita di nuove piccole realtà, che il provvedimento mirava a tutelare, ma che oggi con il radicale cambio delle realtà produttive sono impossibilitate ad attecchire in diverse zone ormai ridotte ad un totale deserto di attività commerciali. Via Roma su tutte, dove molti negozianti sono pure costretti a frazionare i locali".

La necessità di approvare la delibera (esitata dalla Giunta e con voto unanime anche dalla commissione consiliare competente) da parte di Sala delle Lapidi verrebbe meno se la Regione, che in materia ha competenza esclusiva, si adeguasse alla normativa nazionale. "E' paradossale che l'Ars non l'abbia mai recepita. Se la Regione dovesse legiferare non ci sarebbe più bisogno di modificare le Norme tecniche di attuazione, anzi la liberalizzazione verrebbe estesa ai Comuni di tutta la Sicilia" spiega Bertolino, che si rivolge al vicepresidente della Regione con delega all'Economia Gaetano Armao. Perché, spiega, "da avvocato amministrativista ha formulato uno specifico positivo parere sull’obbligo di adozione della legge nazionale, parlando anche di incostituzionalità".

A sostegno dell'iniziativa di Bertolino, si sono schierati i due capigruppo di Italia Viva (Sandro Terrani e Gianluca Inzerillo) assieme ai consiglieri Dario Chinnici, Carlo Di Pisa, Katia Meli, Giuseppina Russa e Ottavio Zacco. "Nelle prossime settimane - annuncia Bertolino - ci faremo promotori di un incontro con chi condivide questa battaglia al fine di superare questa grave limitazione per il commercio".

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