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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Politica

Presentata interrogazione parlamentare sul "Caso Niceta"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Il deputato On. Erasmo Palazzolo ha depositato alla Camera la presente interrogazione a risposta scritta sul "Caso Niceta": “Interrogazione a risposta scritta Al Ministro dell'interno". Per sapere - premesso che: Angelo Niceta è il Testimone di Giustizia che sta raccontando alla magistratura gli affari e le collusioni della mafia siciliana, chiamando in causa, tra l'altro, la famiglia Guttadauro e Matteo Messina Denaro; I Niceta a Palermo sono un cognome che conta: il loro grande magazzino nella centralissima via Roma è stato il primo di tutta la Sicilia nel settore tessile e per la biancheria della casa; In quel grande magazzino la famiglia Niceta intratteneva rapporti con i massimi esponenti di Cosa Nostra, da Bernardo Provenzano, ai fratelli Carlo, Giuseppe e Filippo Guttadauro e persino con Matteo Messina Denaro; Presa coscienza dei rapporti pericolosi che si consumavano nell’azienda di famiglia, ad un certo punto Angelo Niceta ha deciso di dire basta e di parlare con i magistrati.

A Palermo i magistrati Nino Di Matteo e Pierangelo Padova hanno chiesto per lui lo status di testimone di giustizia, per aver reso dichiarazioni come persona informata sui fatti; La richiesta inizialmente è stata accolta dalla Commissione Centrale del Ministero dell’Interno, ma oggi però, pur non essendo mai stato indagato per mafia, Angelo si ritrova (con la moglie e i loro quattro figli) bollato come “collaboratore di giustizia”, abbandonato e senza nessuna protezione; In seguito alla comunicazione della Commissione Centrale del Ministero degli Interni che negava il riconoscimento dello status di Testimone di Giustizia, Angelo Niceta rifiutò lo status di collaboratore di giustizia e rinunciò alle misure di protezione ritenendo quell’atto non adatto alla sua situazione; Nonostante l'importanza oggettiva delle sue dichiarazioni, riconosciuta dalla Procura di Palermo che ha richiesto per lui speciali misure di protezione, gli viene negato il ruolo di Testimone di Giustizia e perfino la scorta; Chiediamo Quali siano le motivazione addotte per rifiutare il riconoscimento dello status di Testimone di Giustizia; Se le informazioni fornite da Niceta non mettano a rischio l’incolumità dello stesso e dei suoi familiari, Se quest’atto della Commissione Centrale del Ministero degli Interni non possa creare un precedente che disincentivi la possibilità di collaborare con le Istituzioni di altri cittadini che vivono la stesa condizione del soggetto in questione; Quali misure si intende adottare per assicurare l’incolumità e la sicurezza della famiglia Niceta; Quali atti e misure s’intendono adottare per far si che venga riconosciuto lo status di Testimone di Giustizia a Niceta e assicurare allo Stato, tramite le informazioni dallo stesso fornite, di raggiungere ulteriori obbiettivi nel contrasto alla Mafia e portare alla cattura dei latitanti ancora in libertà".

Angelo Niceta, che è giunto oggi al ventiduesimo giorno di sciopero della fame, è intervenuto in collegamento telefonico alla trasmissione ""Educare ai sentimenti" di Radio Voce della Speranza. La petizione lanciata in sostegno di Angelo per chiedere allo Stato di rispettare le regole, di riconoscergli lo status che gli compete di Testimone di Giustizia e di provvedere immediatamente alla protezione sua e della sua famiglia ha superato le 23.700 adesioni, nonostante lo scarso rilievo dato alla vicenda da parte di gran parte degli organi di informazione. Chiediamo di dare notizia dell’esistenza della petizione e della possibilità di firmarla al link: https://www.change.org/p/lo-stato-intervenga-per-angelo-niceta-testimone-di-giustizia. L'elenco nominativo delle adesioni finora pervenute è stato trasmesso al Prefetto di Palermo Dott.ssa Antonella De Miro, al Ministro dell'Interno On. Marco Minniti, al Viceministro dell'Interno On. Filippo Bubbico e alla Presidente della Commissione Antimafia On. Rosy Bindi.
 

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