Carte identità con "madre e padre", Palermo Pride: "Diritti calpestati per un pugno di voti"

Il coordinamento cittadino delle associazioni Lgbt sostiene Famiglie Arcobaleno nell'opposizione dinanzi al Tar del decreto firmato dai ministri Salvini, Buongiorno e Tria. "Politica e governo discriminano i figli dei genitori omosessuali"

Il Palermo Pride al fianco di Famiglie Arcobaleno, che ha fatto ricorso al Tar contro la sostituzione nelle carte d'identità dei minori della dicitura "genitori" con "madre" e "padre". L'associazione dei genitori omosessuali ha annunciato infatti che impugnerà il decreto a firma dei ministri Matteo Salvini, Giulia Buongiorno e Giovanni Tria, ritenuto "palesemente illegittimo e discriminatorio".

A stretto giro di posta è arrivato il sostegno del coordinamento del Palermo Pride: "Salvini  - si legge in una nota - paga la prima cambiale al Congresso delle Famiglie. L'esplicito endorsement ricevuto da Gandolfini & Company, che a chiusura del vergognoso meeting di Verona hanno invitato a votare esclusivamente per Lega e Fratelli d'Italia, non poteva ovviamente essere gratis. Non sorprende che, invece di intraprendere atti concreti a favore delle famiglie e più in particolare dei bambini e delle bambine e delle donne lavoratrici, Salvini abbia preferito un atto amministrativo a costo zero il cui unico effetto concreto è quello di discriminare le figlie e i figli delle Famiglie Arcobaleno; che esistono in moltissimi casi per legge ma vengono cancellate da un atto amministrativo. Sono tantissimi i casi di bambine e bambini per i quali le figure genitoriali non coincidono con padre e madre biologici, che con questo decreto vengono di fatto disconosciute".

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"Al ministro - conclude la nota del Palermo Pride - non importa assolutamente nulla dei bambini e delle bambine. Gli importa invece moltissimo dei padri e delle madri che si definiscono 'tradizionali': loro infatti, a differenza dei minori, vanno alle urne e votano. E quando politica e governo del Paese si riducono ad una infinita campagna elettorale, i diritti finiscono col non contare nulla in cambio di un pugno di voti".

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