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"Scongiurare i licenziamenti": il piano del governo per Almaviva

Solo a Palermo sono a rischio 1.670 operatori del call center. Palazzo Chigi lavora a una sorta di "unità di crisi" che dovrebbe varare un piano da proporre all'azienda

Da un lato c'è l'azienda che conferma il piano di riorganizzazione aziendale, cioè i tagli, dall'altro ci sono i lavoratori che da giorni scendono in piazza portando avanti due parole: "dignità" e "lavoro".  Sono i due poli della vicenda Almaviva. I vertici ribadiscono "l'insostenibilità delle attività dell’azienda alle condizioni attuali“ e gli operatori del call center rispondono con manifestazioni, cortei, blocchi stradali. Adesso però sembra che qualcosa si possa muovere a livello nazionale. Palazzo Chigi starebbe lavorando a un piano per salvare i posti di lavoro. Solo a Palermo quelli a rischio sono 1.670.

A Roma si lavora a una sorta di "unità di crisi" composta dal sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone, dal sottosgeretario all'Economia Claudio De Vincenti e dal sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova che dovrebbe varare un piano da proporre all'azienda.

Cinque le linee d'azione. La prima riguarda la proroga per tutto il 2016 degli ammortizzatori sociali per il gruppo Almaviva. C'è poi il freno alla delocalizzazione all'estero e l'avvio di una regolamentazione chiara delle gare per evitare aggiudicazioni con lo strumento del massimo ribasso. Si sta studiando la proposta di una sorta di "clausola sociale", che prevede in caso di perdita delle commesse da parte di un'azienda di call center a favore di una concorrente la previsione di utilizzo dello stesso personale che perderebbe il posto. Infine l'apertura di un tavolo formale sulla crisi di Almaviva a Palazzo Chigi prima del 18 aprile (data in cui il ministro Poletti ha già fissato un incontro su tutto il settore dei call center).

Intanto prosegue la mobilitazione dei lavoratori, che oggi sono scesi in piazza in occasione della manifestazione contro la legge Fornero chiedendo "la solidarietà della città".

Oggi si è tenuto anche il primo incontro previsto dalla fase concertativa delle procedure di licenziamento collettivo tra l'azienda e la Cisalcom, che ha ufficialmente chiesto di ricevere direttamente dall’azienda i bilanci certificati degli ultimi 5 anni e dello stesso periodo tutte le movimentazioni societarie, in Italia e all’estero. "L’azienda - spiega la Cisalcom -  ribadisce ancora una volta che l’apertura della procedura non deve essere vista come strumentale o arbitraria ma basata su numeri e ragionamenti dimostrabili in qualsiasi sede. Da un lato registriamo una volontà nel voler mantenere la presenza in Italia e di conseguenza i posti di lavoro, dall’altro la netta convinzione da parte aziendale che se nell’immediato le 'regole' non vengano applicate a tutti i players del settore, non può esserci un futuro per Almaviva in Italia. Abbiamo deciso con l’azienda di calendarizzare un secondo incontro per il 12 aprile".

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