Caso Saguto, botta e risposta Alfano-magistrati

Mentre giorno dopo giorno emergono nuove indiscrezioni sulla condotta dell'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale, indagata dalla procura di Caltanissetta, lo scontro si sposta sul piano politico

Il caso Saguto continua a tenere banco e il dibattito si trasforma in un botta e risposta a distanza tra Anm e il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Mentre giorno dopo giorno emergono nuove indiscrezioni sulla condotta dell'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale, indagata dalla procura di Caltanissetta, lo scontro si sposta sul piano politico.

"A fronte di fatti gravissimi come quelli che vanno emergendo a Palermo nell'affidamento degli incarichi di amministrazione e gestione dei beni confiscati, conosciuti i quali il Consiglio si è attivato con rapidità e decisione - ha detto il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura Giovanni Legnini, intervenendo a Bari al 32esimo congresso dell'Anm - si manifesta per intero l'inadeguatezza di questo strumento di intervento del governo autonomo su talune patologie che si manifestano nell'esercizio della giurisdizione".  "La portata applicativa dell'articolo 2 della legge sulle Guarentigie  e il relativo procedimento improntato a un pur doveroso garantismo - ha aggiunto -  hanno vieppiù svuotato l'istituto. In talune circostanze, tale procedimento risulterebbe prezioso ed anzi essenziale proprio per garantire serenità negli uffici giudiziari ed autorevolezza  della giurisdizione. Ribadisco che occorre un intervento urgente sulla materia, sia per via legislativa che regolamentare; e ciò ancorchè non mi sfugga la ristrettezza degli spazi riservati alla normazione secondaria".

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A stretto giro la replica del titolare del Viminale. "A Palermo - ha detto - è successo un qualcosa che manda un messaggio devastante all'opinione pubblica, che pensa che se così vengono amministrati i beni confiscati, allora c'è qualcosa di molto grave che non quadra". "Credo  - ha aggiunto - che ci voglia coraggio e una certa faccia per attaccare questo governo. Invece dell'autocritica, per quanto successo a Palermo, arrivano gli attacchi. E' un modo ottimo per sviare l'attenzione ma nessuno si illuda che non ce ne siamo accorti",

"A noi spiace molto - ha controreplicato il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli - che si pensi che la magistratura voglia, con le polemiche, sottrarsi alla riflessione di quanto è' accaduto a Palermo. Voglio solo ricordare che la sezione dell'Anm di Palermo il 23 settembre scorso, ha diffuso un comunicato con cui interveniva proprio su queste vicende. Un comunicato che, in occasione del direttivo centrale dell'associazione, noi abbiamo rilanciato. Su questo tema siamo tornati e sono tornato io ieri nella relazione, è tornato oggi il segretario generale, quindi assolutamente no: per noi la chiarezza, la trasparenza sono fondamentali, perchè la nostra credibilità e la costruzione della fiducia e del rapporto tra magistratura, più in generale tra istituzioni e cittadini, è tutta lì. Pensare che con qualche polemica strumentale - ha sottolinato - si voglia coprire o ci si voglia sottrarre alla riflessione, francamente non è assolutamente vero e non corrisponde alla realtà dei fatti".

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E intanto si riflette sulla riforma sui beni confiscati, che nella prima settimana di novembre arriverà in aula alla Camera. Si tratta di correttivi all'attuale legge, a cui la commissione Antimafia e il Parlamento lavorano da oltre due anni, partendo dalla proposta di iniziativa popolare avanzata da sindacati e associazioni. Secondo una prima stesura, si punta in particolare sullo snellimento delle procedure di sequestro e confisca dei beni sottratti alla criminalità e alle mafie, pena la decadenza del provvedimento stesso, anche grazie alla "distrettualizzazione" delle misure di prevenzione. I beni immobili andranno sgomberati e utilizzati già dalla fase del sequestro; gli amministratori giudiziari potranno inoltre avere un solo incarico.

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