Palermo resta di sasso come Matera, sindaci furiosi: "Bando periferie, violata la dignità dei Comuni"

Milleperiferie, la lotta dei primi cittadini continua: una mostra multimediale con i progetti bloccati dal governo. Un terzo delle opere in Sicilia. Scatta la mobilitazione dell'Anci. Orlando: "Non ci sono in gioco solo i soldi". Allo studio dell'ufficio legale della Regione il ricorso alla Consulta

Palazzo Bonocore gremito di sindaci

La lotta continua: i sindaci contro il governo nazionale, reo di aver "congelato" con il decreto Milleproroghe i progetti previsti nel bando periferie. Un terzo dei quali ricadono in Sicilia, per la precisione in 117 Comuni su 326 sparsi in tutta l'Italia. Progetti che adesso diventano una mostra multimediale - "Milleperiferie", allestita fino al 25 ottobre a Palazzo Bonocore dall'associazione I World - che attraversa tutto lo Stivale, da Nord a Sud, raccontando le soluzioni individuate da Comuni e Città metropolitane per migliorare il volto delle città; per riqualificare, con interventi materiali (manutenzioni e ristrutturazioni) e immateriali (welfare, innovazione, cultura), aree urbane caratterizzate da situazioni di marginalità economico-sociale, degrado edilizio e carenza di servizi. 

Parallelamente a questo viaggio multimediale, corre la battaglia dei primi cittadini riuniti sotto le insegne dell'Anci. Una battaglia politica e istituzionale, che con tutti i mezzi - inclusi i ricorsi alla Corte costituzionale - proverà a far cambiare idea all'esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Fintanto che non ci sarà una marcia indietro, che consenta ai sindaci di avviare i progetti (alcuni peraltro già esecutivi), i rapporti istituzionali con Roma saranno interrotti.

E' quanto messo nero su bianco in documento unitario firmato dai sindaci, oggi a Palermo, che di fatto fa scattare una mobilitazione nazionale. Il documento è stato sottoscritto da decine di primi cittadini italiani, tra gli altri quelli di Matera, Milano, Bologna, Varese, Ravenna e Campobasso. "Le amministrazioni comunali - dice Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia - non sono enti beneficiari di contributi. Qui non ci sono in gioco i soldi, ma la dignità istituzionale dei Comuni". Parole che spostano il tema dalla mancata ricaduta economica delle opere al ruolo che la Costituzione assegna ai Comuni. E così i sindaci mettono da parte le tessere di partito e si compattano. "Oggi abbiamo tutti lo stesso partito - sottolinea Orlando - ovvero quello delle nostre città, il mio si chiama Palermo. Davanti ad un atto di barbarie istituzionale questa è l'unica risposta possibile". E' l'alba di un partito dei sindaci? "Nemmeno per nulla - taglia corto Orlando - anzi chi lo dice si prenderà un bel po' di insulti". 

Oltre ai ricorsi al Tar promossi dai Comuni, le Regioni si rivolgeranno alla Consulta. Il governo siciliano, dopo il via libera della Giunta, ha dato mandato all'ufficio legislativo e legale di verificare le condizioni di ammissibilità del ricorso per violazione dell'articolo 117 della Costituzione. "In ogni caso resta un elemento di turbativa nella programmazione dei Comuni - commenta l'assessore regionale all'Istruzione Roberto Lagalla, delegato dal governatore Musumeci - Ci auguriamo che il dibattito possa riprendere e il governo nazionale riconsegnare ai sindaci progetti necessari alla comunità. Al di là della lesione costituzionale, è stata violata la centralità degli enti territoriali e delle periferie come parte essenziale dei centri urbani". 

Se dovesse prevalere la via legislativa, anziché quella nei tribunali, l'Anci ha le idee chiare su come "scongelare" il bando periferie. "Così come i progetti sono stati bloccati con un decreto legge - spiega il sindaco di Palermo, che il mese scorso aveva rifiutato d'incontrare il premier Conte in visita alla scuola Puglisi di Brancaccio - basterebbe adottare un altro decreto legge che ripristini il percorso interrotto". Che tradotto in numeri significa 1.625 interventi racchiusi in 96 progetti, per un totale di 1,1 miliardi di euro tra fondi pubblici e co-finanziamento dei privati. Lo stop al bando periferie, in realtà, blocca un effetto moltiplicatore che avrebbe garantito 42mila posti di lavoro e un indotto che potrebbe generare 9,5 miliardi di euro. 

"Nei 58 milioni di euro congelati a Catania - spiega il sindaco etneo Salvo Pogliese - c'erano progetti qualificanti per il rilancio non solo delle periferie, ma anche di strutture di grande valenza come il complesso fieristico delle Ciminiere, che potrebbe dare risposta alla domanda di turismo congressuale. Siamo in presenza di un furto con destrezza, una scelta eretica che va in palese contraddizione con quanto il governo va predicando. E cioè l'aiuto delle fasce deboli della popolazione. Mi auguro che ci sia un ripensamento".

Per Raffaello De Ruggieri, sindaco di Matera, capitale europea della cultura nel 2019, il comportamento del governo configura "il reato di 'peculato per distrazione': siamo nel campo dei delitti contro la pubblica amministrazione, una violenza alla dignità istituzionale dei Comuni. Che, lo ricordo, non sono appendici dello Stato". Nella città dei sassi, con i fondi del bando periferie era prevista la riqualificazione di un'area a ridosso del parco Cava del Sole, l'epicentro delle manifestazioni in occasione dell'anno della cultura europea. Un progetto da 13 milioni (fondi pubblici), che ha messo in moto altri 100 milioni di investimenti privati. "Matera nel 2019 rappresenterà la nostra nazione in Europa - afferma De Ruggieri, allievo di Ugo La Malfa -. Se si svilisce la dignità di Matera è l'Italia intera che verrà penalizzata". 

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"Siamo davanti a investimenti con effetti a lungo termine - conclude Lillo Firetto, sindaco di Agrigento - che guardano allo sviluppo sostenibile e migliorano la qualità della vita dei cittadini creando anche opportunità di impresa e occupazione. Agrigento e il Mezzogiorno non possono attendere il 2020, peraltro senza neanche l'ombra di una previsione finanziaria che certifichi la riserva di decine di milioni di euro".

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