Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

Bagheria, revocato l'obbligo di firma al sindaco Patrizio Cinque

La revoca era stata chiesta al termine dell'interrogatorio di garanzia dai legali del primo cittadino che è indagato per falso ideologico, violazione del segreto d'ufficio e abuso d'ufficio

Il gip di Termini Imerese ha revocato la misura dell'obbligo di firma imposta al sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, che nei giorni scorsi si era autosospeso dal Movimento 5 Stelle. La revoca era stata chiesta al termine dell'interrogatorio di garanzia dai legali di Cinque indagato per falso ideologico, violazione del segreto d'ufficio e abuso d'ufficio. Stamattina la procura aveva dato parere negativo alla revoca richiesta dai legali di Cinque al termine dell'interrogatorio avvenuto lunedì mattina. "Revocato l'obbligo di firma. Non è successo niente. Continuiamo a lavorare che c'è ancora tanto da fare", questo quanto scrive su Facebook Cinque, che si è autosospeso dal M5S.

Con Patrizio Cinque sono sotto inchiesta anche altre 22 persone. Il sindaco di Bagheria, al termine dell'interrogatorio di garanzia, aveva sostenuto di avere chiarito la propria posizione. 

L'indagine si articola su più filoni. Una parte si riferisce alla gestione degli appalti nel settore dei rifiuti, in particolare alla gara per il noleggio degli automezzi. Una seconda tranche all'affidamento della gestione del palazzetto dello sport. Terzo capitolo invece una serie di abusi edilizi, riguardanti il cognato del primo cittadino. Per quanto riguarda l'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti, Cinque ha spiegato di "avere fornito un quadro più ampio della vicenda che si basa solo sulla denuncia di una dirigente, guarda caso sottoposta a procedimento disciplinare. L'ipotesi di reato è comunque uscita fortemente ridimensionata dalla misura del gip che ha escluso il reato di turbativa d'asta. Da ottobre peraltro, finita l'emergenza, il servizio è gestito direttamente dal Comune". 

A Cinque viene poi contestato di avere fatto pressioni sull'ex commissario della città metropolitana, Manlio Munafò, anche lui indagato, perché il palazzetto sportivo di Bagheria fosse affidato in partnership al comune e all'associazione Nuova Aquila Palermo. La procura ha parlato di accordo collusivo tra Cinque e il presidente della società Salvatore Rappa (pure lui indagato ndr). Cinque ha negato qualunque intenzione di gestire la struttura con Nuova Aquila Palermo, anzi ha sostenuto di avere più volte negli anni chiesto l'affidamento del palazzetto ai comuni con Bagheria capofila e non ai privati. 

Anche in relazione alla vicenda degli abusi edilizi commessi dal cognato che, per l'accusa Cinque avrebbe voluto agevolare con una multa meno salata, il primo cittadino ha respinto ogni accusa. "Ci vuole proporzionalità - ha spiegato nei giorni scorsi -. Non si può dare una multa di 20 mila euro a chi ha costruito una verandina abusiva equiparandolo a chi edifica in zona vincolata. Il fenomeno va storicizzato e contestualizzato e poi un politico deve comprendere i problemi reali". 

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