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Lunedì, 17 Giugno 2024
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Aumento stipendi ai deputati, Fdi storce il naso e l'Ars pensa al dietrofront: ma è polemica

Da Roma il partito della premier Meloni non ha gradito il ritocco all'insù delle indennità previsto in base all'adeguamento Istat. Allo studio una soluzione per bloccare il provvedimento. M5s: "Noi rinunceremo a prescindere". De Luca: "Festival dell'ipocrisia, basta approvare il nostro emendamento"

L'aumento di 890 euro al mese delle indennità dei 70 deputati regionali potrebbe essere cancellato. I vertici nazionali di Fdi, il partito della premier Giorgia Meloni, sembrano non aver preso bene la votazione del bilancio interno da parte dell'Ars che prevedeva un adeguamento degli "stipendi" secondo la variazione dell’indice Istat del costo della vita. Ma non è solo Fratelli d'Italia a storcere il naso. Altri partiti e perfino il governatore Renato Schifani hanno espresso contrarietà rispetto al provvedimento. E così a Palazzo dei Normanni, il presidente Gaetano Galvagno ha incaricato gli uffici di trovare una soluzione giuridicamente valida per annullare il ritocco all'insù degli emolumenti degli onorevoli che tra l'altro comporterebbe un aumento della spesa da 10,4 a 11,2 milioni di euro per le casse della Regione. La partita resta comunque aperta.

A prescindere di come vada a finire, il M5s ha già fatto sapere che rinuncerà all'adeguamento. “Gli aumenti Istat degli stipendi dei deputati saranno pure automatici - afferma Antonio De Luca, capogruppo pentastellato all'Ars - ma in un momento come questo, in cui famiglie e imprese soffrono terribilmente, rischiano di essere immorali. È per questo che ci rinunceremo e devolveremo le somme relative a progetti per la pubblica utilità, come del resto abbiamo sempre fatto con parte dei nostri stipendi.  Intanto stiamo verificando con gli uffici come abrogare o annullare gli effetti della norma che costituisce  uno schiaffo in faccia ai cittadini.  Compito della politica è fare delle norme per la collettività ma dare pure dei segnali precisi. Gli altri partiti facciano quello che credono, noi pensiamo e operiamo come Movimento 5 stelle".

Per il leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca "fare la gara oggi, dopo il clamore mediatico registrato, per disconoscere la paternità di questo aumento è un festival al quale noi non intendiamo partecipare a differenza di come già stanno facendo alcuni colleghi e qualche gruppo parlamentare".

De Luca aggiunge: "Se il parlamento ritiene di bloccare gli aumenti Istat proceda a votare nella finanziaria in discussione in queste ore l’emendamento predisposto dai gruppi parlamentari Sud chiama Nord e Sicilia Vera che il governo regionale può presentare immediatamente in aula.  L’emendamento in questione è molto semplice e così recita: 'Il comma 2 dell’art. 2 della legge regionale 4 gennaio 2014 è abrogato'". De Luca si riferisce alla norma che, appunto nel 2014, ha ridotto le indennità dei deputati prevedendo però l’aumento automatico di anno in anno in base all’indice Istat che misura la crescita dell’inflazione.

"In definitiva - conclude il leader di Sud chiama Nord - per evitare l’aumento Istat delle indennità dei parlamentari non è necessario inventarsi progetti di utilità collettiva o farlocche e fantasiose forme  di beneficenza, difficilmente verificabili, o peggio ancora presentare ordini del giorno in ossequio di direttive provenienti dall’alto da ambienti politici che tutto potrebbero fare tranne che dare lezione di morale.  Si voti il nostro emendamento così da mettere fine a questo festival dell’ipocrisia e della doppia morale".

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