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Martedì, 17 Maggio 2022
Comune

Aumento Irpef, dal Consiglio schiaffo alla Giunta Orlando: doppia bocciatura sulla delibera

L'aula ha detto "no" sia alla restituzione dell'atto che al contenuto. Le conseguenze: evitato, per il momento, un salasso ai cittadini ma allo stesso tempo il documento, che dovrebbe evitare il default dell'amministrazione, viene rimesso in discussione

Doppio schiaffo in consiglio comunale per il sindaco Leoluca Orlando e la sua Giunta. Sala delle Lapidi chiamata a esprimersi sulla delibera che prevedeva l'aumento dell'aliquota dell'addizionale Irpef all'1,6 per cento per il 2022 e il 2023, sulla quale si regge il piano di riequilibrio per ottenere i circa 180 milioni di euro dal governo nazionale ed evitare il default, ha prima detto "no" alla restituzione dell'atto alla Giunta e successivamente, con un'altra votazione, ha bocciato l'atto in sè. Con la conseguenza che se da un lato, per il momento, sono scongiurati nuovi salassi per i cittadini, dall'altro il rischio di default per Palazzo delle Aquile è sempre più concreto. 
"Il rifiuto di modificare come proposto dalla Giunta, secondo criteri di equità fiscale, la delibera sull'addizionale Irpef costituisce una scelta, ancora una volta, in danno della città e dei lavoratori da parte di consiglieri comunali irresponsabili", ha dichiarato il primo cittadino.

La seduta ha visto l'assessore comunale al Bilancio, Sergio Marino, arrivare in aula per chiedere la restituzione della delibera contenente gli aumenti Irpef. Nelle intenzioni di Marino, che con il sindaco aveva fatto pervenire la richiesta al Consiglio con una lettera inviata al presidente Totò Orlando, il ritorno dell'atto nelle sue mani avrebbe, appunto, dovuto "consentire all'amministrazione di verificare la possibilità di tener conto delle esigenze di equità fiscale, per non colpire le fasce più deboli". Sala delle Lapidi ha mandato in fumo i piani della Giunta. 

Fioccano le reazioni dopo una mattinata che conferma come ormai Orlando, a due mesi dal voto per il nuovo sindaco, abbia perso la maggioranza a Sala delle Lapidi. "Restituire o non restituire l'atto - spiega Mimmo Russo, consigliere di Fratelli d'Italia - non avrebbe cambiato nulla a livello formale. Resta il fatto che entro il 28 maggio, l'assessore Marino dovrà rimodulare la delibera e sottoporla nuovamente al Consiglio". In altre parole si rischia che la patata bollente passi nelle mani dei prossimi inquilini di Palazzo delle Aquile, che verranno fuori dalle urne.

Il Consiglio boccia la delibera sull'aumento dell'Irpef: "Scelta contraddittoria", "Bene, non siano i cittadini a pagare"

Durissima la reazione dei consiglieri di Italia Viva, gli stessi che un tempo sostenevano il sindaco: "A essere bocciata è stata l'arroganza di questa amministrazione che ancora una volta era pronta a mettere le mani nelle tasche dei palermitani per coprire i propri fallimenti. Adesso chiediamo che l'intero piano di riequilibrio e il conseguente accordo con lo Stato vengano rivisti e discussi dal prossimo sindaco con più autorevolezza", dichiarano i consiglieri comunali di Italia Viva: Dario Chinnici, Francesco Bertolino, Paolo Caracausi, Carlo Di Pisa e Totò Orlando. 

Leonardo Canto, consigliere di Azione, esprime soddisfazione perché "finalmente il consiglio comunale inizia a ravvedersi circa la scellerata scelta di approvare, la notte del 31 gennaio scorso, questo piano di riequilibrio". Secondo Canto "il primo trimestre del 2022 ha visto crollare di 10 milioni di euro le entrate tributarie dell'ente laddove invece le previsioni fantasiose del piano prevedevano un sensibile aumento invece delle stesse entrate".

La delibera bocciata, secondo Igor Gelarda, capogruppo della Lega, "stava alla base di un piano di riequilibrio assolutamente farlocco e privo di qualsiasi fondamento". Per Gelarda "resta una sola cosa al sindaco Orlando, sindaco di questa città che lui ha portato al fallimento, di dimettersi ancora prima che si voti a giugno". Marianna Caronia (Lega), oggi si è astenuta sulla delibera di aumento dell'Irpef. Lo ha fatto, spiega lei stessa, "dopo che il presidente del consiglio Totò Orlando ha rifiutato di mettere ai voti un suo emendamento che avrebbe permesso di evitare il dissesto finanziario dell'ente, con un aumento Irpef compreso fra lo 0,4% e lo 0,5%".

"Scongiurato il pericolo degli aumenti dell'addizionale comunale all'Irpef, il M5S continuerà a lavorare con i suoi rappresentanti a Roma affinché il Governo nazionale intervenga per salvare Palermo dal dissesto e dalle conseguenze che sarebbero ancora più gravi per tutti i cittadini. Occorre un Piano nazionale per Palermo", dichiarano i consiglieri comunali del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Viviana Lo Monaco, Antonino Randazzo e Concetta Amella.

"La decisione di oggi è il risultato di una condotta colpevole e scellerata del sindaco che ha causato negli ultimi anni un buco di oltre 275 milioni. Pertanto ne chiediamo le sue immediate e definitive dimissioni da sindaco di Palermo", affermano i consiglieri di Oso, Giulia Argiroffi e Ugo Forello.

Sul fronte sindacale, interviene Nicola Scaglione, segretario generale aggiunto del Csa-Cisal. "La Giunta e il consiglio comunale trovino un punto di incontro che consenta di confermare gli interventi previsti per i lavoratori, tra cui l'aumento delle ore per i part time, perché necessari a evitare il dissesto funzionale dell'ente e il fallimento dei servizi alla città. In caso contrario, a pagarne il prezzo saranno i lavoratori e i contribuenti". 

Preoccupazione viene espressa asnche da Cgil, Cisl Uil. "Sebbene anche da noi sia stato considerato insufficiente, perché i 180 milioni di euro previsti sono pochi a fronte dei bisogni della città, il piano di riequilibrio - dichiarano i segretari generali di Cgil Palermo Mario Ridulfo, Cisl Palermo Trapani Leonardo La Piana e Uil Sicilia Palermo Luisella Lionti - è evidentemente uno strumento propedeutico per evitare il dissesto finanziario,  se accompagnato da altre intenzioni ed azioni. Noi – aggiungono Ridulfo, La Piana e Lionti - continuiamo a sostenere la necessità di un patto trasversale alle forze politiche e tra quanti si candidano a governare la città. Sosteniamo l'idea che occorre definire un Patto per Palermo, un accordo politico da costruire  in primis con i cittadini e poi con il governo nazionale. Purtroppo, invece, prevale, e non da adesso, una politica del tanto peggio tanto meglio, che porta la città direttamente al dissesto con il paradossale effetto -  che oggi il consiglio comunale voleva evitare -  del conseguente aumento delle tasse, della diminuzione dei servizi già gravemente insufficienti, di un generale peggioramento delle condizioni della qualità della vita dei palermitani e della incertezza futura per i dipendenti del comune e delle Partecipate”.

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