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Precari Asu contro il taglio dei 10 milioni per le stabilizzazioni, tre giorni di sit in davanti all'Ars

Dopo l'impugnativa di Roma, con il disegno di legge "stralcio", il governo regionale avrebbe intenzione di disimpegnare le risorse stanziate per le stabilizzazioni di questi 4.571 lavoratori siciliani. Contrari anche alcuni deputati della già fragile maggioranza di Musumeci in Aula

È atteso domani in aula a Palazzo dei Normanni il disegno di legge “stralcio” che contiene alcune delle norme eliminate dall’ultima Finanziaria regionale per essere approvate in un secondo momento. La commissione Bilancio dell’Ars dovrebbe finire i lavori sul testo già in mattinata per permettere ai parlamentari regionali di cominciare a discuterlo nel pomeriggio. Come sempre, al contenuto trasmesso dal governo si aggiungeranno articoli ed emendamenti voluti dai parlamentari. Pare certo, al momento, che si interverrà sulla norma che riguarda la stabilizzazione dei 4.571 precari Asu della Sicilia. In particolare, essendo stata la norma impugnata dalla presidenza del Consiglio dei ministri, l’intenzione del governo sarebbe quella di svincolare i 10 milioni di euro per destinarli ad altri capitoli del bilancio. Per far sentire la loro voce i lavoratori Asu, provenienti da più parti dell’Isola, si riuniranno in sit-in per tre giorni, da martedì 28 a giovedì 30 settembre, dalle 15 alle 20, in piazza del Parlamento.

“Il taglio dei fondi destinati alla stabilizzazione di oltre 4.500 lavoratori e, in modo consequenziale, la mancata integrazione del loro monte ore settimanale sarebbero una catastrofe. Stiamo parlando di persone che in questi 25 anni di assoluto precariato hanno garantito agli enti e alle strutture ove hanno prestato servizio un lavoro di comprovata responsabilità, con sussidi ridicoli, pari anche a 590 euro al mese”, afferma la parlamentare regionale di Forza Italia, Daniela Ternullo. “Poiché sto dalla parte dei lavoratori precari siciliani - aggiunge Vincenzo Figuccia, deputato regionale della Lega e commissario provinciale del partito - mi opporrò in Aula alla volontà di tagliare i fondi necessari per la stabilizzazione degli Asu e auspico che il governo regionale continui a mantenere la trattativa aperta con Roma per superare l'impugnativa”.

Traballa, quindi, la già fragile maggioranza del governo regionale. La richiesta è quella di non fare un passo indietro almeno dal punto di vista economico-finanziario, riducendo o cancellando le risorse a disposizione per le stabilizzazioni. Mentre, sul versante politico, l’appello all’assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone, è quello di continuare a confrontarsi con Roma per trovare una soluzione all’impugnativa. Dopo una prima comunicazione di giugno, nei giorni scorsi Scavone ha scritto nuovamente al governo nazionale per far ripartire “la formale interlocuzione che permetta di identificare percorsi normativi e amministrativi condivisi” per giungere alla stabilizzazione di questi lavoratori.

“Basta con le ipocrisie, il governo Musumeci abbia l'onestà intellettuale di dire agli Asu che non ha nessuna intenzione di stabilizzarli, invece di continuare a prenderli in giro, come da sempre ha fatto la politica con i precari, usati come bancomat elettorale – attaccano dei banchi delle opposizioni i deputati del M5S Giovanni Di Caro, vicepresidente della commissione Lavoro dell’Ars, e Nuccio Di Paola. Se il governo avesse voluto veramente dimostrare interesse verso gli Asu non solo si sarebbe battuto per difendere l'articolo 36 voluto dalla V commissione, ma non avrebbe pensato minimamente di saccheggiarlo come sta per fare, e avrebbe usato, ad esempio, i 10 milioni di euro per un'integrazione salariale per questi lavoratori. Che è quello che chiediamo noi. Il governo non faccia orecchie da mercante”.

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