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I testimoni di giustizia volano a Roma: primo giorno di servizio

Dei 13 che erano stati convocati e che avevano già apposto la prima firma lo scorso 9 aprile a Palazzo d'Orleans si sono presentati in 10. Saranno dai 38 ai 40 i testimoni di giustizia che da qui a breve saranno assunti presso la Regione

E' stato un giorno di sole per i 10 testimoni di giustizia che questa mattina sono volati a Roma per firmare il contratto di assunzione presso la sede della Regione siciliana nella capitale. Uno spiraglio di luce dopo anni di buio, che li ha visti vivere sotto falsa identità per aver denunciato i loro estorsori o per aver parlato dopo aver assistito a omicidi eccellenti.

Dei 13 testimoni di giustizia che erano stati convocati e che avevano già apposto la prima firma lo scorso 9 aprile a Palazzo d'Orleans, alla presenza del presidente Rosario Crocetta, si sono presentati in 10. I nuovi assunti hanno tra i 34 e 51 anni. Nel programma di protezione del Viminale anche i loro familiari. Per loro è stata una giornata ancora più importante perché ha visto placarsi le polemiche che nei giorni scorsi si era infiammate con quelli che da oggi saranno a tutti gli effetti dei colleghi di lavoro. I dipendenti romani avevano espresso, infatti, preoccupazione per la futura convivenza con coloro che vivono sotto un programma di protezione speciale. 

Polemica spenta dunque e Ignazio Cutrò, presidente dell'associazione Testimoni di giustizia, si dice "fiero di essere siciliano". "Sono stato presente - spiega - e mi hanno dato disposizione dei lavori che i primi andranno a svolgere. Abbiamo incontrato tutti gli impiegati che hanno dimostrato massima vicinanza. E' stato un giorno bellissimo, di vero riscatto". 

E saranno dai 38 ai 40 i testimoni di giustizia che, in quanto aventi diritto, prenderanno servizio presso l'amministrazione regionale grazie alla legge regionale approvata dall'Ars lo scorso anno. "E' doveroso rivolgere i massimi ringraziamenti a Crocetta e tutta la politica che ci ha aiutati a portare avanti questa legge che oggi ci permette di ritrovare la nostra dignità. La Sicilia - conclude Cutrò - ha davvero gridato sì alla vita e no alla mafia".

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