Giunta regionale senza donne, Cna: "Brutta pagina della politica siciliana, governo monco"

A prendere una posizione rispetto alla scelta del presidente Musumeci è nel dettaglio il Comitato impresa donna Sicilia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

“Brutta pagina della politica siciliana. Il Governo non contempla, al suo interno, nessuna presenza rosa”. Il Comitato impresa donna Sicilia della Cna prende posizione rispetto alla scelta del presidente Musumeci di estromettere dalla Giunta la componente femminile. “Nel 2021 non è più accettabile – affermano la presidente Maria Triolo e la coordinatrice Maria Bonanno - che la rappresentanza in una importante istituzione, come quella della Regione, abbia un unico genere. Non è possibile privare un così autorevole e rilevante assetto, che ha responsabilità di governo del territorio, della sensibilità, della visione e dei valori che si connotano nel profilo di una donna, la cui assenza finisce per mortificare e penalizzare il dibattito, il confronto e la stessa linea di condotta del governo che preferisce navigare attraverso un cruscotto monco e limitato.  A poco vale ricordare che le competenze femminili sono tante, indiscusse e riconosciute, come sottolineato dallo stesso Musumeci, se poi le parole non vengono accompagnate dai fatti. Le donne diventano miracolosamente ed improvvisamente invisibili all’interno delle sedi e dei luoghi di rappresentanza. Anzi, rappresentano il  problema. D’altronde, aver legiferato solo nel 2020  l’obbligo del 30 % della  presenza femminile in giunta  a partire dalla prossima legislatura, la dice lunga sull’entusiasmo e sulla volontà  con cui si vogliono condividere le scelte e le responsabilità con il restante 50% e più del mondo. Dare alle donne l’opportunità di incidere, anche e soprattutto nella politica siciliana, non deve tradursi in una cortesia, in un privilegio o avvenire per gentile concessione, ma deve essere semplicemente – concludono Triolo e Bonanno -  un principio fondamentale, un capo saldo da consolidare nel segno della partecipazione democratica, valore che si manifesta se è rappresentativo di tutte e tutti. E su questo non è possibile fare passi indietro”.

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