Figuccia contro i vitalizi dei parlamentari regionali: "Basta con i privilegi medievali"

Vincenzo Figuccia, deputato dell'Udc all'Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia chiede che si affronti la questione con un voto in aula o che il tema sia discusso "da una commissione speciale"

Vincenzo Figuccia

"La pantomima sui vitalizi all'Ars deve finire. Guardo i miei figli negli occhi e avrò il coraggio di continuare a farlo battendomi per il taglio di quelli che sono veri e propri privilegi medievali e che, se mantenuti ancora in vita, rischiano di danneggiare gravemente i siciliani". A dirlo è Vincenzo Figuccia, deputato dell'Udc all'Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che riporta al centro dell'attenzione la questione, ancora non risolta, del taglio dei vitalizi.

Figuccia ricorda che "mancano poche settimane al gong finale" e accusa il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè di difendere (il privilegio dei vitalizi) "senza pudore".

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"Come giustificare - si chiede Figuccia - una cosa del genere innanzi a migliaia di lavoratori siciliani, figli del sistema contributivo che di certo non avranno mai pensioni di quell'entità? Come dirlo ai pensionati di nuova generazione che hanno lavorato tutta una vita per una piccola pensione? Come dirlo a quei ragazzi disoccupati che vedono la pensione come un miraggio? Non ci sto. Che lo si faccia con un voto in Aula, che sia una commissione speciale o che sia l'ufficio di Presidenza, si tagli senza se e senza ma. È un atto di dignità, di giustizia sociale. Nessuno desidera la fame per chi per anni si è dedicato alla politica, trascurando magari la propria attività professionale ma è chiaro che si può ridimensionare un tenore di vita. In Austria la pensione speciale per i parlamentari è stata abolita nel 1997, in Estonia nel 2003, in Portogallo nel 2005, in Grecia nel 2012 in piena crisi economica, con un forte segnale di rispetto verso chi subiva tagli a pensioni e salari. In Croazia la riforma è arrivata nel 2012 e oggi non esistono privilegi. In 18 Paesi europei, i deputati versano i contributi come tutti gli altri cittadini e percepiscono una pensione in base ai contributi versati durante l'arco della loro vita lavorativa. Questi Paesi sono un modello da seguire. Se è vero per uno Stato, è tanto più vero per l'economia regionale dove le sostanze e le opportunità hanno una serie di limiti. La Sicilia - conclude il parlamentare regionale - deve tornare a crescere, altro che incappare nel rischio di mutilazioni del calibro di 70 milioni. Non lo permetteremo".

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