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L'Ars ci riprova: approvata la nuova riforma delle Province

Il primo provvedimento era stato impugnato dal governo centrale. Il nuovo testo impedisce la nomina diretta dei primi cittadini di Palermo, Messina e Catania alla guida delle città metropolitane

Naufragato il primo tentativo per l'impugnativa da parte del governo centrale, l'Assemblea regionale siciliana ci riprova e vara una nuova riforma delle province. Il nuovo testo si adegua alle richieste formulate da Roma ed è passato con 38 voti a favore, 19 contrari e due astenuti. Uno di questi è il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone.

Restano i Liberi consorzi e le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. L'aula ha però bocciato con voto segreto un emendamento del Pd che assegnava di diritto ai sindaci di Palermo, Catania e Messina il ruolo di sindaco delle città metropolitane .Secondo il nuovo testo, i presidenti saranno scelti tramite elezioni di secondo livello e le elezioni si terranno una domenica tra il 15 aprile e il 30 giugno, dopo la tornata delle elezioni amministrative (termine prorogato al 15 settembre in prima applicazione).

Il testo è quindi legge ma resta il timore che possa nuovamente essere censurato. Una parte dell'opposizione ha lasciato l'aula. Ardizzone ha ribadito l'intenzione di convocare una conferenza dei capigruppo per incardinare la mozione presentata dal deputato del Gruppo Misto Mimmo Fazio che riguarda i rapporti tra Ars e il Governo. "Il Parlamento regionale - ha detto Ardizzone - si è trovato in difficoltà per una mancata resistenza di fronte alla Consulta del governo regionale Crocetta. A mio avviso era doveroso resistere di fronte a una impugnativa. Mi auguro ora che non ci siano impugnative sollevate dai sindaci metropolitani".

"Abbiamo portato avanti un lavoro responsabile - dice Alice Anselmo, presidente del gruppo Pd - per mettere a regime la riforma che istituisce Città Metropolitane e Liberi Consorzi di Comuni: adesso i nuovi enti possono finalmente avere un assetto stabile, i dipendenti hanno le risposte che attendevano e i cittadini potranno avere certezza in merito ad una serie di servizi fino ad oggi in bilico".

"Abbiamo deciso di uscire dall'aula - attacca il capogruppo di Fi, Marco Falcone - non partecipando al voto della nuova legge delle province, per non appoggiare un provvedimento che non condividiamo e che rischia di aggravare una situazione già drammatica. Ci troviamo di fronte all'ennesima riforma sbagliata del governo Crocetta, che conferma l'incapacità di esecutivo e maggioranza di scegliere per il bene della Sicilia".

Polemico Nello Musumeci: "Con questa legge sulle Province avete mortificato, umiliato e oltraggiato lo Statuto siciliano. Da oggi in poi nessuno in quest'Aula ha più il diritto di rivendicare l'autonomia regionale, se non per difendere inconfessabili prerogative. Tanto vale abrogarlo lo Statuto. Avete creato una istituzione simulata, senza democrazia, perchè la avete abolita. Affiderete a poche persone, al posto di quattro milioni di elettori, il compito di decidere i vertici dei Liberi Consorzi e delle Città metropolitane"

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