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Legge elettorale verso l'approvazione: sindaci eletti con il 40%, scende il quorum per la sfiducia

Gli articoli sono stati approvati, manca solo il voto finale. Basterà il 60% dei consiglieri per mandare a casa il primo cittadino. Più ore di permesso giustificato dal lavoro per i componenti dei Consiglio

Dopo un iter tormentato, segnato da aspri scontri tra i partiti, la riforma elettorale per gli enti locali è arrivata alle battute finali. Gli articoli sono stati approvati e manca solo il voto finale per il sì definitivo. Perno della legge è la riduzione dal 50 al 40% della soglia per i ballottaggi, con l'elezione dunque al primo turno del candidato sindaco e il premio di maggioranza per le liste collegate.

Come contrappeso, la riforma modifica il quorum necessario per la mozione di sfiducia al sindaco: basterà il 60% dei consiglieri per mandare a casa il sindaco anziché i due terzi del Consiglio comunale. "E' positivo - dice il sindaco Leoluca Orlando - il superamento del ballottaggio se il più votato supera il 40 per cento, grave la decadenza automatica dei sindaci in caso di mancata approvazione del Bilancio da parte del Consiglio comunale. Dalla prossima consiliatura insomma un solo consigliere comunale potrebbe tenere in ostaggio una città e questo è il sintomo di uno spirito di larghi settori dell'Ars immotivatamente contrario ai sindaci e al loro tentativo di superare le difficoltà facendo funzionare le città attraverso quell'autonomia affidata ai primi cittadini dal corpo elettorale".

Previste anche più ore di permesso giustificato dal lavoro per i componenti dei Consiglio: potranno assentarsi dal lavoro due ore prima, non una come adesso, dalla seduta del Consiglio comunale o delle commissioni. "E dire - commenta Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 Stelle - che il limite di un'ora era stato messo su volere di Crocetta dopo gli scandali gettonopoli, adesso il suo governo e la sua maggioranza hanno cambiato idea", 

Prima del voto finale, l'Assemblea esaminerà il fascicolo degli emendamenti aggiuntivi, tra cui quello che prevede l'abolizione della norma sulla doppia preferenza di genere, prevedendo nelle liste il 50% di donne e il 50% di uomini. Un nodo, questo che preoccupa non poco la maggioranza. L'ipotesi dell'eliminazione della doppia preferenza di genere nei giorni scorsi aveva suscitato le reazioni sdegnate del ministro Maria Elena Boschi e del presidente della Camera Laura Boldrini. 

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