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Dallo studio televisivo al tribunale, l'Ars querela Giletti e "L'Arena"

La polemica è nata dopo la puntata dedicata ai vitalizi dei parlamentari regionali. Il Consiglio di presidenza vuole "salvaguardare l'immagine e il prestigio del Parlamento siciliano"

Dalla tv all'aula di un tribunale il passo è breve, soprattutto se si parla di privilegi - veri o presunti - della classe politica. Le dichiarazioni del presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta a "L'Arena" di Raiuno e dello stesso conduttore Massimo Giletti in tema di vitalizi dei deputati regionali sono state mal digerite dagli onorevoli nostrani. Il Consiglio di presidenza dell'Assemblea regionale siciliana, all'unanimità, ha dato mandato all'avvocato Enrico Sanseverino del Foro di Palermo di "valutare i profili di responsabilità delle dichiarazioni rilasciate da Massimo Giletti". Il Consiglio ha anche dato mandato al legale di "avviare le più opportune azioni giudiziarie in sede civile e penale nei confronti della Rai e dello stesso conduttore". La decisione dell'organismo è stata presa "per salvaguardare - si legge in una nota - l'immagine e il prestigio del Parlamento siciliano". 

Il giorno dopo la messa in onda, il governatore aveva convocato una conferenza stampa per chiarire quanto detto e gettare acqua sul fuoco. Tentativo, evidentemente, non andato a buon fine. 

"Sono state dette alcune evidenti falsità e cioè che non sarebbe stato versato il contributo di solidarietà a carico dei deputati e dei dipendenti, ciò serve a gettare discredito sull'Assemblea regionale", ha detto il presidente Giovanni Ardizzone. Secondo il conduttore Massimo Giletti i deputati regionali che percepiscono vitalizi non verserebbero il contributo di solidarietà. "La notizia - ha sottolineato Ardizzone - è totalmente falsa. Ho dovuto pubblicare due decreti e Crocetta, come deputato di questa assemblea doveva attrezzarsi".

Bocciata invece la proposta di convocare in Aula Crocetta per un dibattito sulla vicenda. "In conferenza dei capigruppo dell'Assemblea - ha poi commentato lo stesso governatore - è stato discusso un atto di indirizzo per impedirmi di andare da Giletti, non in tutte le trasmissioni ma solo da Giletti. Il tentativo non gli è riuscito, ma rimane l'amarezza per un atteggiamento incomprensibile". La proposta dell'atto di indirizzo è stata bloccata in capigruppo dal Pd e dal M5s. "Era una censura - ha aggiunto Crocetta - alla libertà d'informazione e andava contro la Costituzione, i diritti fondamentali dell'uomo, le prerogative di un parlamentare e la carta dei diritti dei cittadini europei. Ringrazio il Pd e le opposizioni come Fi per non aver avallato questo maldestro tentativo".

Secondo il vicepresidente di Sala d'Ercole, Antonio Venturino, "Massimo Giletti è il tipico esemplare della casta che finge di essere anticasta. Potrebbe dare lezioni ai 'gattopardi' che furbescamente attacca nelle sue trasmissioni. Devasta la dignità dei siciliani perbene, che sono la stragrande maggioranza, nel più completo e imbarazzante silenzio della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai”. “Forse a Roberto Fico, il presidente grillino della commissione - ha aggiunto Venturino (ex M5S ndr)– nessuno ha spiegato che quello della Rai è un servizio pubblico pagato prevalentemente con il canone versato dai cittadini e dal quale deriva il lauto compenso del conduttore de 'L’Arena'. Per cui in nessun caso è consentito e tollerabile un uso distorto e strumentale dell’informazione nell’ambito del servizio radiotelevisivo nazionale". "A nessuno è consentito, soprattutto tramite il servizio pubblico, di esasperare con notizie parziali o incomplete se non addirittura false - ha proseguito Venturino - il risentimento dei telespettatori e contrabbandare la Sicilia come fonte di ogni malcostume. A quanto mi risulta abusare della cosa pubblica non è una prerogativa esclusiva della nostra regione”.

Di diverso avviso Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia: "Ci dissociamo dalla decisione presa. Abbiamo infatti volutamente disertato il Consiglio, ritenendo che quanto avvenuto in televisione rientri nel normale dibattito della dialettica politica. Non ci stiamo a entrare nei giochi di potere tra il presidente Ardizzone, il Partito democratico e Rosario Crocetta, nonchè a prendere parte all'attacco a un professionista che conduce con serietà il noto programma informativo".

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