Doppia preferenza di genere, Di Dio: "No ad abolizione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

“Abbiamo appreso che in Assemblea regionale siciliana, non pochi deputati hanno intenzione di presentare un emendamento di riforma della legge elettorale che riguarda l’elezione del sindaco e del consiglio comunale, prevedendo l’abolizione della doppia preferenza di genere, a nostro giudizio è un clamoroso passo indietro”. Lo afferma la presidente nazionale e di Palermo del gruppo Terziario Donna di Confcommercio, Patrizia Di Dio, che ha inviato una lettera al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e ai vice presidenti Antonio Venturino e Giuseppe Lupo.
 
“Invitiamo l'Assemblea regionale siciliana – scrive Patrizia Di Dio a nome di tutto il consiglio direttivo di Terziario Donna Palermo - a tenere conto che con la legge regionale 8 dell’aprile 2013 viene introdotta la doppia preferenza di genere. La norma è volta a promuovere direttamente la parità tra i generi nell'accesso alle cariche elettive comunali e tiene conto, come principio fondamentale, della norma contenuta nell’articolo 117 della Costituzione, secondo cui 'le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive'”.  “Una disposizione, questa – si legge nella lettera -, che ricalca altri due articoli della Carta Costituzionale: l’articolo 3 (il principio di uguaglianza) e l’articolo 51 ("la Repubblica promuove, con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”). Coerentemente con i principi costituzionali, nello Statuto della Regione Siciliana all’articolo 3 viene ribadito il medesimo principio. La doppia preferenza di genere - spiega Di Dio - è dunque uno degli strumenti normativi adottati in esecuzione delle disposizioni Costituzionali e in accordo con quelle Statutarie della Regione Siciliana. Per tale sua connotazione non può essere oggetto di revisione in pejus e/o di abrogazione, perché qualsiasi  esercizio del potere legislativo in tale direzione si porrebbe in contrasto con il quadro normativo definito dalle fonti primarie citate”.
 
“Sarebbe opportuno – prosegue Di Dio - che la classe politica siciliana facesse un esame di coscienza perché pensiamo che nel nostro Paese esista un problema di deficit di democrazia. L’abolizione di una norma che cerca di porre dei correttivi all’assenza di partecipazione delle donne nella politica attiva e nella governance del nostro Paese sarebbe un grave errore. Noi donne imprenditrici e professioniste pensiamo che le scelte in politica, come nel mondo delle imprese, debbano essere fatte per merito e competenza e riteniamo sia indispensabile porre correttivi affinché si possa affermare un’adeguata presenza di donne nell’ambito politico. E’ evidente – afferma Di Dio - che il modello finora vigente non ha funzionato e rispetto a questo le donne possono offrire un ulteriore contributo in termini  di concretezza e di eticità. Non si può parlare di democrazia compiuta se nella governance del nostro Paese non c’è una maggiore presenza femminile, non è un tema che riguarda le donne o per le donne, ma riguarda uomini e donne. Le donne imprenditrici – conclude Patrizia Di Dio - sono per la corretta democrazia paritaria e sarebbe opportuno evitare di parlare ancora di quote rosa”.
 

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