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Sgarbi invita Mori e De Donno all'Ars e scoppia la polemica, M5S: "Vergogna"

La proiezione del docufilm "Generale Mori - Un'Italia a testa alta" alla presenza dei due militari, imputati nel processo per la presunta trattativa Stato-mafia, innesca uno scambio di battute al vetriolo tra l'assessore ai Beni culturali e Giancarlo Cancelleri

Botta e risposta a suon di comunicati stampa fra l'assessore regionale ai Beni culturali Vittorio Sgarbi e il vicepresidente dell'Ars Giancarlo Cancelleri. Il terreno di scontro è la proiezione, in programma per mercoledì nella Sala Mattarella di Palazzo dei Normanni, del docufilm "Generale Mori - Un'Italia a testa alta" di Ambrogio Crespi alla presenza del generale dell'Arma Mario Mori e del colonnello Giuseppe De Donno imputati nel processo per la presunta trattativa Stato-mafia.

Un'iniziativa - dello stesso Sgarbi e in collaborazione con il presidente di Sala d'Ercole Gianfranco Miccichè - che Cancelleri definisce "vergognosa". “È un’azione  - afferma il pentastellato  – che scredita il Parlamento e, di conseguenza, la Sicilia, considerato che Mori e De Donno sono imputati nel processo 'trattativa', un processo importante per la Sicilia e l’Italia. Qui siamo all’assoluzione preventiva. Alle uscite estemporanee e nettamente sopra le righe di Sgarbi e Micciché potremmo anche essere abituati. Vorremmo sapere, però, che ne pensa Musumeci, che ancora una volta si fa notare per il suo imbarazzantissimo silenzio. Perché così Sgarbi e Micciché sono il gatto e la volpe e Musumeci il pinocchio che si fa abbindolare. Al Crocetta del centrodestra, che giorno dopo giorno si sta dimostrando sempre più un fantoccio nelle mani dei partiti – prosegue Cancelleri -  vorremmo ricordare che fino a qualche mese fa è stato presidente della commissione antimafia. Non può far passare sotto silenzio la vicenda. Se non riesce a far fare retromarcia al duo Sgarbi-Micciché, ne prenda almeno le dovute distanze".

La replica di Sgarbi non si è fatta attendere: "Siamo di fronte a un caso cosiddetto scolastico di 'analfabetismo funzionale' non esiste nel nostro ordinamento giuridico l' 'assoluzione preventiva', ma, al contrario, la 'presunzione d'innocenza', scolpita nella nostra carta costituzionale. Un elementare principio di civiltà giuridica sconosciuto all'ignaro geometra. La sola 'vergogna' pertanto, è che il generale dell'Arma dei carabinieri Mario Mori, eroe, e più volte assolto, sia considerato colpevole perché imputato per ragioni politiche".

Secondo l'assessore al Beni culturali, "è inaccettabile la posizione politica e contro lo Stato di pm come Antonino Di Matteo (contestato duramente anche da Fiammetta Borsellino che ne ha sottolineato le gravi lacune nell'inchiesta sulla morte del padre) che nelle sue requisitorie tendenziose ha infamato due presidenti della Repubblica, prima Scalfaro e poi Napolitano. L'inchiesta di Palermo è illegittima. Mori e De Donno sono uomini di Stato. E, colpo di scena, il documentario di Ambrogio Crespi su Mori è stato già presentato alla Camera dei deputati. A testa bassa devono andare i 5 Stelle, gli stessi incriminati per le firme false".

Critiche sono arrivate anche dal capogruppo Pd Giuseppe Lupo: "È inopportuno autorizzare l’utilizzo di spazi di elevata rilevanza istituzionale di Palazzo dei Normanni, e fra questi vi è certamente la sala Mattarella, per iniziative che generano polemiche e che nulla hanno a che vedere con l’attività dell’Ars, peraltro in un giorno di piena attività parlamentare sia per le commissioni che per l’aula. Fino ad ora è stato questo l’orientamento per lo svolgimento di iniziative aperte al pubblico all’interno del Parlamento regionale, sarebbe opportuno che rimanesse tale anche nel corso di questa legislatura, a maggior ragione in prossimità delle elezioni politiche”.

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