Ars, cambiano le norme dello Statuto: con 36 dimissioni dei parlamentari si torna al voto

L'eventualità dell'autoscioglimento era già prevista, ma dalla prossima legislatura sarà operativa grazie alle norme attuative approvate dall'Aula. Via libera anche alla legge che prevede la presenza di più donne in Giunta

Il presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè, in aula

L'autoscioglimento dell'Assemblea regionale siciliana se si dimettono 36 deputati, l'obbligo per le Giunte regionali di avere al loro interno più donne e l'obbligo per il governatore di sostituire un assessore entro un tempo massimo di 15 giorni dalla revoca dell'incarico o dalle dimissioni. Sono le norme principali approvate all'Ars con il disegno di legge di applicazione delle norme statutarie. 

L'autoscioglimento

A partire dalla prossima legislatura basteranno le dimissioni contemporanee di 36 deputati per lo scioglimento del Parlamento e il ritorno al voto. L'eventualità era già prevista dallo Statuto, ma ora diventa operativa grazie alle norme attuative. "L'autoscioglimento dell'Ars è legge. Mai successo nella storia del Parlamento. Siamo orgogliosi di avere tradotto nella pratica una norma che finora era solo sulla carta", commentano i deputati del M5S Francesco Cappello (componente della commissione Statuto) e Valentina Zafarana.

Le donne nelle Giunte

L'Assemblea ha dato il via libera alla norma secondo la quale ogni genere deve essere rappresentato in Giunta regionale in misura non inferiore a un terzo dei componenti. Per l'approvazione erano necessari 36 voti, ne sono arrivati 52, ovvero il sì di tutti i deputati presenti. "Un risultato che mi inorgoglisce - commenta in Aula il presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè -. Abbiamo dimostrato che questo è un Parlamento vero e serio e che la Sicilia è avanti. Faccio i miei complimenti alla commissione Statuto e a tutti i gruppi parlamentari". 

Soddisfazione anche da parte del Partito democratico, che con il capogruppo Giuseppe Lupo parla di "passo avanti verso la parità di genere da noi proposta - sottolinea - e non accolta dalla maggioranza che proporremo anche per le giunte comunali". 

Per la parlamentare della Lega Marianna Caronia "l'approvazione della norma sulle quote di genere nelle giunte di governo è stato un passaggio necessario, anche se per certi aspetti doloroso". Per Caronia "è doloroso dover "imporre la partecipazione delle donne agli organi di governo e io mi auguro - evidenzia - che questa norma sia temporanea". Caronia sottolinea che "la ridotta partecipazione delle donne alla vita politica e amministrativa siciliana ha radici culturali, storiche e politiche che affondano nel tempo e che vanno recise in modo drastico" e il voto unanime dell'Aula "è stato un bel segnale da parte dell'Assemblea regionale".

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"La legge che prevede la presenza di un genere limitata ai 2/3 dei componenti della Giunta regionale è un altro passo avanti nella piena attuazione dello Statuto regionale. La norma permetterà una maggiore partecipazione di donne nel governo siciliano", sottolinea Eleonora Lo Curto, capogruppo dell'Udc. Per la centrista "questa legislatura si sta contraddistinguendo per le riforme e per le norme a difesa delle prerogative statutarie. Prova ne è che la legge voto sul riconoscimento degli svantaggi derivanti dalla condizione di insularità, di cui sono stata prima firmataria e varata all'unanimità dall'Ars, è già al varo di Camera e Senato per l'approvazione finale essendo norma di riforma costituzionale".

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