Almaviva, Rifondazione Comunista: "Lavoratori costretti a cedere al ricatto"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"I lavoratori Almaviva, com’era prevedibile, hanno dovuto cedere al ricatto per difendere il posto di lavoro accettando l’accordo siglato tra O.O.S.S. e azienda". Lo dichiarano in una nota il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Vincenzo Fumetta e il responsabile del lavoro Frank Ferlisi. 

Circa l’82% dei lavoratori Almaviva ha detto sì al referendum. "Certamente hanno difeso il proprio posto di lavoro ma consentono così all’azienda di mettere le mani in tasca ai lavoratori decurtando salario, liquidazione e molto altro. Un’operazione ignobile di macelleria sociale" aggiungono Fumetta e Ferlisi.

Rifondazione Comunista esprime massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori del call center Almaviva ed esorta massima vigilanza in quanto la crisi dei call center non è un’invenzione e per tale ragione non è escluso che avvengano altri tentativi di colpire diritti e salario. "C’era chi, negli scorsi anni, esaltava i call center definendoli come la nuova e moderna frontiera della nuova economia ma la realtà - dicono gli esponenti del Prc - si è dimostrata ben più nera di quanto si potesse prevedere con lavoratori perennemente sotto ricatto e salari da fame. Le menzogne dei padroni e dei mezzi d’informazione asserviti ben presto appaiono per quello che sono. Un gigantesco imbroglio dentro il quale uomini e donne vengono quotidianamente massacrati anche nella propria dignità" concludono gli esponenti del partito.
 

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