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Dai cosmetici ai mangimi per animali: al via un progetto per il riutilizzo degli scarti dell’uva

L’obiettivo dell’iniziativa sarà valorizzare i sottoprodotti derivati dall’uva

Lo sapevi che attraverso il recupero e la lavorazione degli scarti dell’uva è possibile ricavare prodotti di cosmesi come creme e maschere di bellezza? Oppure mangimi per animali in allevamento intensivo?

Questa filosofia anti-spreco sta alla base del progetto di Ricerca e Sviluppo Smiling, che mira per l’appunto alla valorizzazione dei sottoprodotti della lavorazione delle uve autoctone biologiche al fine di sostenere forme della cosiddetta economia circolare e sostenibile.

Un modello di economia circolare

Il progetto, di estrema rilevanza strategica per la regione siciliana, si inquadra nell'ambito agroalimentare e coinvolge diversi partner, privati e pubblici: Bono & Ditta S.p.A che si occupa della lavorazione dell’uva; l’Università degli Studi di Palermo, Gesan Production S.r.l. per la produzione di reagenti liquidi di alta qualità; l’azienda siciliana di produzione di mangimi Leocata Mangimi S.p.A e il laboratorio di analisi cliniche Polilab S.r.l.

Il progetto di Ricerca e Sviluppo Smiling, finanziato a valere sul PO FESR SICILIA 2014-2020 Azione 1.1.5, ha una durata di trenta mesi ed è articolato in sette fasi che succedendosi progressivamente permetteranno il raggiungimento di molteplici obiettivi tra loro legati e conseguenti nella logica della circolarità.

photo_2021-05-27_13-39-30-2Nella prima fase si procederà all’isolamento dei polifenoli dal mosto proveniente da uve biologiche. Successivamente, nella fase due, si procederà alla produzione dell'olio dai vinaccioli. A valle di questo processo saranno prodotti, in fase tre, cosmetici per la pelle e dispositivi medici per l'igiene e la salute della cavità orale. La fase quattro porterà alla produzione di integratori alimentari e la successiva fase cinque permetterà di valorizzare gli scarti dell'industria viticola utilizzati per l'alimentazione di animali in allevamento. Le ultime due fasi chiuderanno il progetto con la disseminazione e valorizzazione dei risultati del progetto, fase sei, e da ultimo la fase dell’analisi normativa e dell’ottenimento del brevetto.

Rappresentato sinteticamente nella sua successione il processo ha una sua coerenza, anche se non è di immediata intuizione l’idea che dalla lavorazione dell’uva sia possibile ricavare prodotti di cosmesi e mangimi.

L’idea di fondo del progetto è la circolarità dei processi e la riduzione degli sprechi, come spiegato da Vincenzo Arizza, professore di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Palermo, che cura la parte scientifica del progetto.

«Tutto quello che abbiamo fatto è aver recuperato quelle tonnellate di materiale di scarto che solitamente vengono eliminate e utilizzarle per dare vita a nuovi prodotti. Abbiamo separato le bucce dalle bacche con i semi e abbiamo estratto dai vinaccioli la loro componente oleosa. Lo step successivo consiste nell’unire questa argilla con i polifenoli estratti per ricavarne delle maschere di bellezza che hanno tutte le caratteristiche dei fanghi naturali, con capacità anti-età che provengono esclusivamente dagli scarti d’uva che altrimenti andrebbero persi».

Dalle bucce dell’uva ai mangimi per animali

Ma non è finita qui: le stesse bucce dell’uva sono inserite in un altro processo produttivo: «abbiamo utilizzato anche il resto del seme – continua Arizza – e ne abbiamo ricavato la farina di vinaccioli che useremo per la realizzazione di mangimi per animali in allevamento intensivo, in particolare per i polli».

Smiling, insomma, si configura come un progetto innovativo che grazie al coordinamento tra il mondo accademico e il mondo del lavoro propone un modello produttivo sostenibile e razionale che trova nella circolarità dei processi e nella riduzione degli sprechi i suoi punti focali.

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