Moltiplicare pani e pesci? Storia vecchia! L’Europa si dà all’ittica (e non solo)

Agricoltura e pesca al centro delle politiche europee dei prossimi 30 anni: Sicilia in prima linea nel dialogo con l’Unione Europea

Bei tempi quelli in cui, per sfamare qualche migliaio di persone, bastava un miracolo. Oggi, le persone sono aumentate e chi deve preoccuparsi di loro è l’Europa, intesa come comunità, come Unione. Parliamo di altri numeri, ovviamente: milioni di persone per le quali, finché non impareremo a fare miracoli, servirà una strategia condivisa e a lungo termine. A maggior ragione ora che l’emergenza sanitaria globale ha messo in luce l’importanza della centralità della produzione alimentare europea.

E l’Europa, da questo punto di vista, non si sta certo tirando indietro. Ha approvato il cosiddetto Green Deal, un programma che mira a rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 attraverso una strategia di crescita sostenibile e inclusiva che stimoli l’economia, migliori la salute e la qualità di vita delle persone. All’interno del Green Deal trovano ovviamente spazio strategie mirate a settori specifici, una fra tutte la “Farm to Fork”, pensata per favorire questa transizione ecologica nei settori di pesca e agricoltura e per trasformare il sistema alimentare europeo in chiave sostenibile: rafforzare la resilienza del settore, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di fronte ai cambiamenti climatici, tutelare la biodiversità, ridurre gli sprechi alimentari, promuovere il consumo di cibi sostenibili e sani, combattere le frodi alimentari e valorizzare la filiera a tutti i livelli, dal produttore (farm) al consumatore (fork).

Strategie condivise, però non significa solo imposizione dall’alto, ma anche e soprattutto ascolto di istanze e proposte provenienti da varie direzioni e in primis da chi quei settori li vive e li mantiene in vita ogni giorno, così da poter calare le politiche realmente sul territorio. La Sicilia e i suoi lavoratori appartenenti alle filiere di pesca e agricoltura, vere e proprie basi dell’economia della Regione, guardano con interesse alle strategie europee per il rilancio. Allo stesso modo, l’Europa ricambia l’attenzione, considerando l’isola come la candidata ideale per il dialogo.

A tal scopo il 21 luglio si è tenuto un seminario online dal titolo “Agricoltura e pesca verso una transizione sostenibile in Sicilia - Nuove prospettive ed opportunità dalla strategia europea “Farm to Fork”, nel quale sono intervenuti eurodeputati, amministratori locali e attori del settore privato appartenenti all’intera catena del valore alimentare siciliana. Organizzato dal Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e con l’Euromed Carrefour Sicilia - Antenna Europe Direct di Palermo, il webmeeting nasce quindi dall’esigenza di presentare e illustrare le politiche europee dedicate ai comparti pesca e agricoltura e di discuterne a 360° proprio nell’ottica di un’approccio collettivo basato sulla condivisione e sull’inclusione di tutt gli attori interessati.

Gli interventi hanno messo in luce criticità e soluzioni prospettate per il futuro. Ecco le parole di chi ha partecipato:

La strategia Farm to Fork va nella direzione che auspichiamo”, ha affermato l'eurodeputato del M5S Dino Giarrusso. “Per andare incontro alle generazioni future abbiamo il dovere di cambiare alcune cose, soprattutto in un settore come l’agricoltura, che può significare sviluppo, lavoro e tutela dell’ambiente e del territorio”. Un giudizio condiviso da Pietro Bartolo del PD-S&D, in particolare per quel che riguarda le iniziative intraprese nel settore agricolo: “Il testo della Commissione europea è molto positivo e ambizioso. Per l'agricoltura, la strategia viene delineata in modo puntuale. Gli agricoltori vengono definiti come dei custodi della terra, una legittimazione non data purtroppo ugualmente ai pescatori, non riconosciuti come custodi del mare”. Per questo, Bartolo chiede maggiori tutele per quest’ultima categoria e “in particolare per la piccola pesca, che rappresentano il 70% della flotta europea e costituiscono la spina dorsale dell'industria ittica: se vogliamo rafforzare la resilienza dell'Europa in questo ambito dobbiamo necessariamente mettere loro al centro di questa strategia”.

Francesca Donato della Lega-ID pone, invece, sul tavolo il problema della redditività delle aziende agricole: “Bisogna capire se la redditività delle imprese agricole viene assicurata da tutta l'impostazione green. L'impresa agricola, se non ha un minimo di redditività, muore. Per garantire che i nostri produttori agricoli diventino di fatto, come è nei piani dell'Ue, i custodi dell'ambiente, l’Unione europea deve aumentare il sostegno al reddito, cioè i contributi agli agricoltori”. Quindi, oltre agli elementi positivi, permangono delle criticità che Raffaele Stancanelli di Fratelli d'Italia-ECR chiede di affrontare assieme: “Rivedere il documento della Commissione europea deve essere una battaglia comune che ci vede impegnati come difensori non degli interessi particolaristici, ma degli interessi seri di una società, come quella siciliana, che ha una grande tradizione nel settore e dove vengono impiegati migliaia e migliaia di operatori” 

Insomma, l’Europa ha deciso di sporcarsi le mani e di scendere in campo, anzi sui campi: quelli coltivati a grano e cereali, quelli da cui nascono i prodotti più noti della terra siciliana, gli agrumeti, i vitigni e gli uliveti. Ma non solo agricoltura, perché l’UE ha scelto anche di “darsi all’ittica” valorizzando la filiera del pesce con la previsione di investimenti sulla ricerca, sull’innovazione e sulla tecnologia. Obiettivo ultimo: garantire un futuro diverso, un futuro migliore e più sano per tutti i cittadini siciliani, italiani ed europei.

L’appuntamento con le politiche europee del futuro è per settembre, con l’ultimo dei quattro meeting online, che sarà dedicato, questa volta, alla Campania e al rilancio dei settori economici che la distinguono.

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