Domenica, 13 Giugno 2021
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Teatro Pocket, l'informazione teatrale in un'app

Si tratta di un applicativo per dispositivi mobili (scaricabile gratuitamente per Android e iOS), interamente dedicato al teatro, che mappa tutti i teatri d'Italia e la relativa programmazione

Da sinistra in alto, i fondatori di App to You: Lorenzo Pellegrini e Nicola Camillo Da sinistra in basso, i caporedattori di Teatro e Critica Simone Nebbia, Andrea Pocosgnich e Sergio Lo Gatto

Degli assetti in trasformazione del giornalismo e anche della difficoltà nel riconoscere la loro nuova configurazione, si fa un gran parlare. Si ha consapevolezza del crollo delle economie dei giornali tradizionali e del ritardo del giornalismo sul web, che troppo lentamente ha attribuito il giusto peso alle nuove tecnologie. Il risvolto? Si continua a perpetuare diffidenza o al contrario si riscrivono scenari apocalittici. Soluzioni futuriste suggeriscono neologismi: immersive journalism, dresseables news, droni reporter e automation editor, con cui si immagina la diretta applicazione della realtà virtuale e robotizzata sul settore dell’informazione.

Eppure, nel frattempo, potrebbe aver luogo la sana via di mezzo, sulla base della quale i gruppi editoriali lascino arenare vecchi modelli di business per ridefinirne di nuovi, in cui i supporti multimediali abbiano un ruolo più centrale; ma anche, le piccole testate indipendenti, poiché ancora non è per tutti anacronistico affermarlo, si attrezzino per rendere il proprio sito responsive. Una chance per il futuro in particolar modo del giornalismo culturale, che ha necessariamente esigenza di innovarsi, è quella di verificare la fattività di passaggi intermedi, immaginando di indirizzare il contenuto dei propri prodotti editoriali e declinare la propria competenza in chiave di servizio.

Non perpetuare dunque l’errore compiuto dai giornali cartacei di voler replicare sul web un prodotto realizzato per essere distribuito su carta, rintracciare piuttosto la funzionalità del proprio ambito e realizzare un’app. I costi di realizzazione, infatti, non sono più quelli di qualche anno fa, e si possono anche immaginare delle soluzioni in termini di partnership. Proprio come nel caso di Teatro Pocket (www.teatropocket.com), un applicativo per dispositivi mobili (scaricabile gratuitamente per Android e iOS), interamente dedicato al teatro, che mappa tutti i teatri d’Italia e la relativa programmazione.

L’esperienza del giornale che dal 2009 si dedica alla critica teatrale, Teatro e Critica (www.facebook.com/TeatroeCritica) e il know how di App to you, una giovane azienda di Web Development,  si sono intrecciati dando vita ad uno strumento tramite il quale proporre offerta culturale, a cui attingere in modalità personalizzata. In che zona sei? Cosa vuoi vedere? Quando vuoi andare? Un’interfaccia essenziale e colorata rende accessibili tre funzioni principali: ricerca per data, per luogo e per sala teatrale. Un weekend in capitale e il desiderio di un musical? Una domenica da destinare a un balletto? Un elenco di tutti gli spettacoli dedicati a Shakespeare in programmazione in Italia? O semplicemente la programmazione di prosa del teatro più vicino a casa? Teatro Pocket risponde a queste domande, con l’obiettivo di introdurre nella quotidianità dell’ambiente teatrale un mezzo che sia a totale servizio dello spettatore.

Uno strumento che intende - lo spiega chi l’ha ideato - andar contro l’assunto che il teatro resti un fatto per pochi, l’ombra di un intrattenimento d’élite. Inoltre, all’interno, frasi evocative a supporto della sezione “Ispirami”, contenuti importanti trasmigrati dal sito www.teatroecritica.it e immancabile la sezione Social, tramite la quale condividere luoghi e spettacoli su Facebook e Twitter, a dimostrazione di come alla base dell’idea ci siano una community di appassionati già fidelizzati sul sito on line e l’intenzione di condividere.

“Partendo dalla consapevolezza che quasi la metà dei lettori di Teatro e Critica vengono dal mobile, il nostro punto di partenza – spiega Andrea Pocosgnich, che con Sergio Lo Gatto e Simone Nebbia ha avuto l’intuizione - era creare un’applicazione che più di riportare i contenuti critici, divenisse un punto di riferimento,  utopisticamente nazionale, di tutto ciò che avviene in teatro. Partivamo da una realtà che ha una velleità intellettuale, ma abbiamo cercato di svilupparla dal punto di vista informativo, dunque mantenendo l’approfondimento sul nostro sito e sviluppando il servizio tramite la funzionalità dell’app. Trovare uno spazio all’interno di questa per i nostri articoli, poi, è venuto automatico”. La tecnologia, insomma, è sempre di meno a portata di browser, ma piuttosto in forma di app disegnate per lasciare affiorare l’informazione desiderata.

“Realizzandolo – aggiunge - abbiamo anche capito perché nessuno lo avesse fatto prima. Non è stato semplice: mentre la programmazione del cinema è sempre la stessa nei circuiti, ci siamo imbattuti in centinaia di spettacoli e teatri. Dapprima hanno aderito i più piccoli, ma poi anche i grandi, come il Teatro della Tosse di Genova che inizialmente inserivamo noi stessi”.

Ma qual è stata la genesi esatta di Teatro Pocket? “Abbiamo iniziato a lavorare a Teatro Pocket alla fine del 2013 – racconta Lorenzo Pellegrini, fondatore con Nicola Camillo di App to you – ponendoci come primo obiettivo indagare l’ecosistema teatro. La prima fase è stata infatti “mappateatri.com”, un portale in cui raccontare il nostro progetto innovativo e gratuito e confluire le adesioni. Ne sono giunte 350, in maniera totalmente digital. Oggi siamo a 700 teatri iscritti, che producono i loro contenuti in maniera indipendente. Inseriscono loro stessi la programmazione e la locandina degli spettacoli”.

Il monito dunque è lasciare indietro sterili dicotomie o contrapposizioni tra le nuove modalità di fruizione e il contenuto, a favore di una sperimentazione che può fare la differenza, anche in ottica imprenditoriale, in previsione sostenuta da pubblicità e promozione. “La tecnologia è un mezzo… - continua - fino a ieri i protagonisti erano i siti internet, oggi sono le app, domani non lo sappiamo. Magari saranno i Google Glass?  O l’oculus rift, il caschetto in 3D? O forse ancora i leap motion, che catturando i movimenti delle mani permettono l’interazione con la realtà aumentata? Insomma, il mezzo tecnologico è variabile, sono un ingegnere informatico ma non credo agli scenari apocalittici. Conta tanto la modalità di fruizione, ma non dimentichiamo quanto sia importante il contenuto originale. L’informazione. Esatta e personalizzata.”

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