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Il pittore folcloristico palermitano Giovan Battista Cronio ricordato al Rotary Montepellegrino

Presentato il documentario “Il carretto dipinto e il pittore Giovan Battista Cronio”

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Convegno, con pubblico qualificato delle grandi occasioni, per presentare il documentario, ideato da Antonio Fundarò, con la collaborazione di Duilio Saito e Pierfrancesco Mistretta, sul Pittore Cronio Giovan Battista (detto Giovanni), una pietra miliare della pittura folcloristica italiana. Ad organizzare l’evento il Rotary Club Palermo Montepellegrino, presieduto da Carmelo Maltese, e la presenza eccezionale di Rosathea Cronio, figlia del grande pittore siciliano, le cui opere sono esposte nei musei più importanti dell’isola, e non solo in quelli. Presenti tra gli altri il governatore del Distretto 2110 del Rotary International Alfio Di Costa che da poco ha presentato, il volume scritto a quattro mani con Antonio Fundarò, “La Sicilia in Noi”. Relatori Antonio Fundarò, Pierfrancesco Mistretta (che ha curato con particolare attenzione un aspetto sociale dell’uso dei carretti siciliani), Duilio Saito (in questo caso non solo nipote del grande pittore ma anche intervistatore e ideatore, con Fundarò e Mistretta, della serata) e Rosathea Cronio.

Di eccezionale valore il documentario dal titolo “Il carretto dipinto e il pittore Giovan Battista Cronio”. Mezz’ora per permettere di conoscere questo eccezionale pittore siciliano e, attraverso esso, fare il punto sul simbolo per antonomasia della Sicilia: il carretto. Il presidente del Club, nel suo intervento, ha sottolineato come “il Carretto, nato come mezzo di trasporto delle merci e delle persone, è certamente l'oggetto più conosciuto e caratteristico dell'arte popolare siciliana. In questi gioiosi e folkloristici "capolavori" predominano il giallo, il rosso, il verde, vi sono i colori della passione, del sole siciliano, dello zolfo, delle arance e dei limoni, del cielo e del mare, della lava che sgorga dall'Etna e della focosità dei siciliani. Colori dovuti all’abilità di pittori come Giovan Battista Cronio che, nel panorama artistico siciliano, è certamente tra i più conosciuti e apprezzati. Pittori che diedero vita a delle vere scuole a Palermo, a Catania, ad Alcamo e nella stessa Partinico”.

Ma chi era Giovan Battista Cronio? È Antonio Fundarò a presentare il pittore. “Giovan Battista Cronio nacque a Palermo il 2 luglio del 1899, da ottima famiglia, composta da Papà Antonio detto Barnaba, Mamma Angela, un fratello Alfredo, e quattro sorelle, Giuseppina, Elena, Nella e Ida. Man mano che cresceva e studiava, si notava sin da piccolo che aveva tendenze artistiche”. “Lavorava con il padre, il grande pittore Cronio Barnaba, nato da famiglia nobiliare, ma, per motivi vari, senza alcun titolo poiché non gli furono riconosciuti. Cronio Giovanni, dopo gli studi liceali, scelse di proseguire gli studi all’Accademia delle Belle Arti. Nel frattempo, dipingeva nel negozio del padre sito in Corso dei mille, distinguendosi nel dipingere i laterali dei Carri Siciliani. In quei lavori si dipingevano quasi sempre pezzi di storia, e risaltava molto la bravura dell’artista, dall’espressione dei personaggi che sapeva fare emergere con le proprie mani, usando tanta passione, tecnica e maestria.

Nello stesso tempo il pittore voleva vivere la sua giovane vita intensamente, fra teatri, feste e amori, infatti, conobbe la donna della sua vita, Orsola Bellomare, che sposò e che gli donò 5 figlie, Angela, Wanda, Romilde, Anna Maria e Rosathea” ha precisato Antonio Fundarò. “Continuò a lavorare con successo, infatti tra i suoi lavori e quelli del padre Barnaba, i più celebri vennero raffigurati nel I testo del libro “I Beati Paoli” di Natoli, ove il dipinto della copertina è opera proprio del pittore Cronio Barnaba, e ove si collocano altre opere citate di Cronio Giovanni. I suoi lavori sono contenuti anche nel libro di Giuseppe Capitò “Folklore in Sicilia”. Venne invitato, per un periodo, a Villa Airoldi come pittore di famiglia, confermando così, oltre alle sue capacità di pittore folklorista, anche le sue capacità di pittore di quadri di vario genere, immortalando momenti della vita quotidiana, fra i quali: natura morta, paesaggi e nudi femminili. Queste opere sono state esposte per molti anni al museo etnografico Giuseppe Pitré, all’interno del complesso monumentale della Palazzina Cinese, ed attualmente sono visionabili al museo regionale di Terrasini, ove è stato creato un padiglione intero dedicato al Carretto Siciliano e al museo di Partinico”. Ma la vita del pittore è costellata di grandi successi, precisa il professore Fundarò, docente di “Storia della filosofia contemporanea” nel corso di laurea in “Scienze e tecniche psicologiche” nell’Università degli Studi di Palermo.

Evidenzia Fundarò come “Cronio venne chiamato anche a Palazzo Dumas, dilettandosi con ironia, in alcuni dipinti che seguivano le regole del Cubismo di Picasso, inserendo anche quest’ultimo stile tra le sue opere”. Rosathea Cronio, figlia dell’artista, ricorda un simpatico aneddoto “vidi il quadro cubista di mio padre, e non riuscendo a comprenderlo gli chiesi che cosa rappresentasse; la risposta fu la seguente “è un ubriaco con la chiave di casa in mano, che pensa che se è vero che la terra gira, prima o poi casa sua passerà davanti a lui”. Anche se si espresse su più tecniche pittoriche, di sicuro ha eccelso nell’arte pittorica Folkloristica, che lo ha reso celebre in tutto il territorio siciliano, tanto che le sue opere sono state la scuola per le successive generazioni di pittori folkloristici come Cardinale e altri. E continua Rosathea Cronio “sono fiera di mio padre, era bravo in tutto per me, ma ben presto ho constatato che anche altri la pensano come me. Ricordo ancora una sera quando andammo insieme al cinema, prima dell’inizio del film proiettarono la pubblicità, che a quei tempi era chiamata “Film Luce”, dei Carri Siciliani dipinti da mio padre e da Cronio Barnaba, mio nonno.

Pubblicità sicuramente non pagata, perché dalla sua espressione capii che era sorpreso di ciò che vedevamo. Purtroppo, arrivò la Prima guerra mondiale. Mio padre fu chiamato alle armi come tanti giovani. Combatté sul Piave, e in tanti altri posti dove la neve era molto alta”. “Rientrando a Palermo, Giovanni Cronio – continua Fundarò - fu contattato dal Dottor Andrea Dagnino che, conoscendolo nell’ambito dei suoi lavori, gli offrì un vano nel suo laboratorio di pasticceria sito in Piazza Verdi a Palermo, per dipingere le scatole di legno e di paggergus, che lui esportava all’estero, piene delle prelibate delizie tipiche siciliane come: canditi, Martorana e altri prodotti tipici”. Il pittore Cronio Giovanni dipingeva qualsiasi stile, dalla Danza di Venere agli Scugnizzi del Murillo con una semplicità impressionante, tutto a mano libera, poggiando la sua bacchetta flessibile dei pittori nel cavalletto. Con la sua mano ferma, in poche ore, venivano fuori dipinti stupendi. Per lui non vi erano limiti ad adoperare i colori, dipingeva con varie tecniche, come olio su tela, acquarello, con pastelli, a matita, ad inchiostro di china. “Giovanni Cronio – ha fatto presente Antonio Fundarò - era una persona che si faceva amare da tutti, fondamentalmente spiritoso, colto, amava fare vita di società, brillante, andava spesso a teatro, la lirica e le operette erano al primo posto.

Quando lavorava canticchiava l’arietta de “La vedova allegra”, il “Nabucco” di Giuseppe Verdi, seduto nel suo studio, con il suo sorriso beato di quel che faceva, lavorava e cantava (tra l’altro molto intonato). Espansivo, giocherellone e di compagnia, era famoso nel saper raccontare le barzellette. Una vera rarità nel panorama dell’arte siciliana. A concludere i lavori il Governatore del Rotary Alfio Di Costa che ha ricordato che “quando Guy de Maupassant, scrittore francese, nella Primavera del 1885, sbarcò a Palermo, la prima cosa che lo colpì fu proprio un carretto siciliano e lo definisce "un rebus che cammina" per il valore degli elementi decorativi. "Tali carretti, piccole scatole quadrate, appollaiate molto in alto su ruote gialle, sono decorati con pitture semplici e curiose, che rappresentano fatti storici, avventure di ogni tipo, incontri di sovrani, ma prevalentemente le battaglie di Napoleone I e delle crociate; perfino i raggi delle ruote sono lavorati. Il cavallo che li trascina porta un pennacchio sulla testa e un altro a metà della schiena... Quei veicoli dipinti, buffi e diversi tra loro, percorrono le strade, attirano l'occhio e la mente come dei rebus che viene sempre la voglia di risolvere". E concludendo “dobbiamo la nostra sicilianità a pittori della levatura artistica di Giovan Battista Cronio. Il suo senso estetico, i suoi colori e le sue eccezionali opere sono una rarità nel panorama artistico e della demoetnoantropologia siciliana”.

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