Migrazioni umane e buddhismo, "conoscere se stessi per capire gli altri": il corso a Palermo

Il corso, il primo di quattro totali che si snoderanno sino a dicembre, sarà curato da Fabrizio Pallotti, che ha svolto le funzioni di SPC durante il primo programma di studi avanzati di Buddhismo diretto da Geshe Champa Gyatzo all’Istituto Lama Tzong Khapa

Il primo appuntamento, intitolato La saggezza dell’interdipendenza e la responsabilità universale, si svolgerà da venerdì 24 a domenica 26 gennaio nella sede del centro palermitano Muni Gyana, in via Grotte Partanna 5, a Pizzo Sella (gli orari: venerdì 19.00-20.30; sabato 10.00-12.30 e 15.30-18.00; domenica 10.00-12.30). Il corso, il primo di quattro totali che si snoderanno sino a dicembre, sarà curato da Fabrizio Pallotti, che ha svolto le funzioni di SPC durante il primo programma di studi avanzati di Buddhismo diretto da Geshe Champa Gyatzo all’Istituto Lama Tzong Khapa, ma anche di traduttore dall’inglese. Studioso e praticante del Buddhismo dal 1979, è stato ordinato monaco novizio due anni dopo da Geshe Champa Gyatso e da sua santità il Dalai Lama nel 1982.

"Nel percorso della saggezza dell'interdipendenza e della responsabilità universale esploreremo insieme come sviluppare le nostre qualità interiori, sia dal punto di vista dell'etica secolare e del buon senso, sia soprattutto dal punto di vista della scienza della mente dell'antica India - spiega lo stesso Fabrizio Pallotti -. Per cui esploreremo insieme tecniche meditative, percorsi di ragionamento per comprendere la realtà, faremo domande, risposte, discussioni. Saranno degli incontri bellissimi". I successivi incontri si svolgeranno dal 19 al 21 aprile, poi dal 18 al 20 settembre e dal 4 al 6 dicembre. Chi non potrà recarsi a Palermo per questo primo incontro potrà iscriversi e partecipare online. Per chi si trova già in città o prevede di arrivare, l’appuntamento è al Centro Muni Gyana. Per partecipare al corso occorre iscriversi compilando il modulo dedicato. Il contributo di iscrizione per tutti e quattro i moduli è di 60 euro.

Questo primo incontro si inquadra all’interno del progetto Migrazioni Umane, conoscere se stessi per capire gli altri. Il progetto vuole gettare le basi per una condivisione e presa in carico di quella che è definita “responsabilità universale”. Siamo tutti esseri umani e dobbiamo tutti impegnarci affinché l’umanità stessa progredisca. Il progresso dell’umanità passa attraverso molti aspetti, il principale di questi è una cultura di pace che accomuni tutti i popoli. I fenomeni migratori da sempre caratterizzano l’umanità ma negli ultimi decenni la gran parte delle migrazioni nascono a causa di guerre, conflitti, violazioni dei diritti umani, diseguaglianze sociali e cambiamenti climatici.

La migrazione al centro del dibattito politico globale ha assunto una connotazione sempre più negativa, il termine accoglienza è quasi del tutto scomparso lasciando spazio alla paura dell’altro. Si ritorna ad alzare muri fra i popoli, si lasciano morire le persone in mare, si discrimina fra una umanità di seria A ed una di serie B, facendo leva sulla paura. Si confonde il tema della sicurezza con quello migratorio, si parla infatti di un nuovo termine, “crimigrazione ”, che somma e unisce le parole migrante e criminale.

Uno degli obiettivi principali del progetto è quello di declinare in senso positivo il concetto di accoglienza e responsabilità universali. Siamo responsabili di tutti i cittadini del mondo, garantire i diritti umani degli altri significa rafforzare le nostre tutele. Il progetto vuole inoltre volgere lo sguardo oltre l’aspetto dell’accoglienza. Se da un lato intendiamo ribadire che un migrante che rischia di morire va sempre salvato senza se e senza ma, che i conflitti bellici che generano tali fenomeni sono responsabilità dei governi che li alimentano e della negligenza della comunità internazionale, dall’altro vogliamo ribadire che il migrante, rifugiato o no, è un essere umano e come tale va rispettato.

Riteniamo che la salvaguardia e il riconoscimento delle culture sia l’elemento focale per uno sviluppo pacifico dell’umanità. Riconoscere una cultura significa preservarla, metterla a valore. Speriamo che tutti possano un giorno ritornare a ricostruire la propria casa, ma per far ciò dobbiamo essere in grado di accogliere, formare ed educare tutti di modo tale che, quando ci saranno le dovute condizioni, ogni popolo possa autodeterminarsi nel territorio di origine. Partendo da queste considerazioni organizzeremo diverse iniziative, dalle conferenze ai momenti di condivisione e discussione in cui approfondire tali aspetti. 

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