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La modernità di Pirandello al Piccolo Teatro ai Biscottari, successo per "Il berretto a sonagli"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Niente di più attuale in questo periodo di disordine esistenziale che la suggestione della parola pirandelliana. Al “Piccolo Teatro Ai Biscottari” un grande Francesco Pecora ha messo in scena “Il berretto a sonagli”, emblema di una crisi profonda dei rapporti e dei ruoli. Una commedia che reca in sé il senso profondo della precarietà delle convenzioni sociali, della famiglia come progetto di vita al quale viene sacrificato ogni sentimento autentico, soprattutto dove si consuma un piano liberticida contro le proprie passioni. Il pensiero pirandelliano si fonda sul conflitto dialettico tra vita e forma.

Un eterno vagabondare dell’esistenza in cerca di un’incarnazione che rechi pace e compiutezza, una tragedia che si compie all’interno di noi stessi e nelle interazioni sociali. Ma quando i sentimenti tra uomo e donna vengono coinvolti in questa morsa infernale il dramma è assicurato perché l’amore e la decenza, l’attrazione e la forma, gli equilibri fondati sulla stabilità della coppia vacillano. Ciò che è intimo diventa pubblico perché ognuno è un pupo, una maschera prima di essere un uomo. La scenografia ricorda un disegno di Ertè. I divani, le poltrove, i quadri introducono lo spettatore nel clima borghese e ironico del primo tempo; la gelosia di una donna e i retropensieri di una famiglia borghese sono l’anticamera del dramma che si consumerà. Incredibile la potenza recitativa dei personaggi, anche quelli minori, che imprimono un carattere ancora più moderno a un’opera centenaria ma veggente.

È, indubbiamente, come dice Concetta Battaglia, una delle nuove promesse del teatro palermitano: “una commedia nata e non scritta, come lo stesso Pirandello ha definito il suo “Il Berretto a Sonagli”. Su questo pensiero il grande regista ha costruito questo spettacolo: una regia viva e non scritta”. Ed è riuscito perfettamente nell’intenzione imprimendo al personaggio di Ciampa, l’uomo comune in balia del compromesso perenne, una umanità commovente soprattutto nei momenti in cui cadono le sovrastrutture morali e rivela i desideri ancestrali di possesso e vendetta. Belli, pieni di vitalità i dialoghi con Beatrice, interpretata magistralmente da Giusy Mauro. Tutti nella commedia hanno un ruolo estremamente moderno, non ultimo la Saracena interpretata magistralmente da Concetta Battaglia e il Delegato Spanò, interpretato da Dario Tocco, che incarna l’anima di uno Stato assente, debole e sottoposto alle pressioni dei potenti.

Ma “Il Berretto a sonagli”, il segno distintivo dell’uomo fallito, marchiato, deriso viene rifiutato da Ciampa come il calice del Getsemani; egli si fa materia liquida per incarnarsi in un altro pupo e sopravvivere a un sentimento letale. In un sottile gioco di ruoli rimbalza a Donna Beatrice, ingannata dal suo stesso artificio, la responsabilità di ripristinare la realtà di facciata rifugiandosi nella pazzia. Lucido, delirante, onirico il capolavoro pirandelliano resta sempre uno delle pietre miliari del grande Teatro; a me questa versione del regista Francesco Pecora e dell’A.C.S. “Oltre il muro” convince in pieno. Bravi tutti, dal regista, naturalmente, agli attori: Giusy Mauro, Concetta Battaglia, Valentina Franzone, Gaetano Liggio, Dario Tocco, Delegato Spanò, Francesco Pecora, Valeria Maniscalco. Un plauso anche all’assistente alle musiche e luci Patrizia Miceli e al Direttore di scena Gianfranco Provenzano

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