Ram theatre va in scena: Peace war, drugs & liver to pieces in streaming

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Ram Theatre - Teatro Immateriale presenta Peace war, drugs & liver to pieces mercoledì 1, giovedì 2 e venerdì 3 luglio 2020 alle ore 21:00 in streaming sulla piattaforma www.formediterre.it/formevisive/ramtheatre. 

Il progetto Ram Theatre – Teatro Immateriale apre il suo sipario virtuale. Ideato dalla compagnia Formediterre e dal suo direttore artistico Antonio Minelli, Ram Theatre nasce per superare le difficoltà logistiche e organizzative relative alla messa in scena di spettacoli teatrali dal vivo dovute all’emergenza Covid-19. 

L’idea è quella di reinventare la forma teatrale digitalizzandola, inserendo gli attori in scenari virtuali e proponendo le rappresentazioni in una struttura dematerializzata: dalla realtà concreta degli spettacoli realizzati a quella immateriale che il digitale offre. Attraverso il canale web Formevisive, nato in questi mesi difficili per rimarcare l’importanza del gesto artistico e teatrale, relegato nell’ambito del non necessario, verranno diffusi in rete, in streaming all’indirizzo www.formediterre.it/formevisive/ramtheatre, gli spettacoli in repertorio della Compagnia ma registrati appositamente e reinseriti in ambiente digitale. 

Si rinnova in questo modo lo spirito di Admoveo, circuito di Teatro, Danza, Musica e Cultura nato per “muovere verso”, avvicinare, portare a contatto artisti e spettatore e per continuare a dialogare e fare arte, senza compromessi e abbattendo le distanze. Mercoledì 1 luglio 2020 alle ore 21:00 e per i due giorni successivi, si va in scena con Peace war, drugs & liver to pieces, di e con Nicola Eboli, per la regia, in questo caso anche digitale, di Antonio Minelli. 

All'indomani degli attacchi nucleari, Robert J. Oppenheimer disse che il mondo non sarebbe più stato lo stesso. Inventore della bomba atomica e passato alla storia come “dottor morte”, aveva ragione: il mondo non sarebbe più stato lo stesso. E neppure la guerra lo sarebbe stata. Guerre create a tavolino da colletti bianche, calcolando solo gli utili, senza nessuna considerazione per la vita umana, senza ideali, senza onore. 

Come quella nel Vietnam, la guerra “sporca”, dove gli Stati Uniti nell’arco di vent’anni mandarono a morire decine di migliaia di soldati essenzialmente come copertura ad una vera e propria impresa commerciale che, dal Laos, importò in Occidente tonnellate di oppio, dando il via alla diffusione massiccia dell’eroina nei mercati di tutto il mondo. In quegli anni il mondo stava cambiando. La musica, la letteratura, la cinematografia, la stampa, si ribellava, denunciava, informava e scuoteva le coscienze: e poi, cosa è successo? 

Come un vento atomico, come l’esplosione di mille soli che disintegrano tutto per chilometri quadrati, quelle migliaia di voci sono diventate, per le ultime generazioni, preistoria. La rabbia, il fervore di anni in cui la Cultura aveva un ruolo operativo, essenziale e imprescindibile dal quotidiano, il sangue di quei bambini dilaniati dalle bombe, quell’orrore che doveva far cambiare le cose affinché non si ripetessero è stato accuratamente ridotto a servizi di pochi secondi nei Tg, fra una notizia di sport e un servizio sulle nuove tendenze della moda. Relegando tutto nell’oblio, fino alla prossima missione di pace.

PEACE parla di guerra vista dal punto di vista della guerra. Musica e voce. Senza commento. Senza sentimento. Senza giudizio. La visione è gratuita. Chi vuole contribuire può effettuare una donazione sulla stessa pagina del sito.

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