"La sposa in nero", François Truffaut per il Supercineclub del Rouge et Noir

Il gioiello nero di Francois Truffaut, l’omaggio esplicito al cinema americano poliziesco e soprattutto alla lezione del grande Hitchcock: La sposa in nero, (La mariée était en noir, 1968), lunedì 7 ottobre al Supercineclub del Rouge et Noir, esce sugli schermi un mese prima del tornado del maggio francese. Eppure Truffaut, al contrario del suo sodale della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard, si mostra indifferente, nei suoi film, alle tematiche politiche che infiammano Parigi.

E, all’apparenza, anche meno attivo: rispetto sempre a Godard, infervorato anche sul piano produttivo, Truffaut centellina le sue uscite e ama spaziare tra i generi. Così, dopo il distopico Fahrenheit 451, tratto da Ray Bradbury, e prima della seconda pellicola-cult della saga Antoine Doinel (Baci rubati), piazza il film che porta sullo schermo tutte le tecniche narrative ed emotive del suo maestro anglo-americano insuperabile creatore di suspense. È lo stesso anno, tra l’altro, in cui esce il lungo saggio-intervista di Truffaut a Hitchcock, un libro nel quale il regista di Psycho rivela, in quello che diventerà il suo manifesto del cinema, i “trucchi del mestiere”. 

Tratto, con ampia libertà, da un racconto dello scrittore noir americano Cornell Woolrich, La sposa in nero, pur fedele alla grammatica del poliziesco classico, se ne differenzia però in quanto a sintassi e creatività. La lezione di Hitchcock, insomma, viene in qualche modo destrutturata, se non proprio dissacrata, con l’aggiunta di quegli elementi emotivi e sentimentali forza espressiva della Nouvelle Vague, pervasi tra l’altro da leggerezza e ironia. È decisamente, quindi, un noir “alla Truffaut”. 

L’indimenticabile protagonista femminile è la musa del cinema francese Jeanne Moreau che domina sin dall’inizio lo schermo e che vedremo in tutte le declinazioni possibili: foto stampata da una rotativa nei titoli di testa, misteriosa apparizione in abito da sera in un soleggiato mattino, elegante signora a teatro, provocante ragazza equivoca, dea della caccia, enigmatico ritratto a carboncino.

Insieme a lei arrivano la morte e la vendetta. E la catena di delitti per Truffaut, così come per Hitchcock, non tarderà ad avere una spiegazione anticipata senza nulla togliere alla suspense. Quindi, avendo informato lo spettatore e facendolo diventare complice, Truffaut, come il maestro, rende ancora più intensa l’attesa dell’esito finale della vicenda.

Truffaut alterna agli omicidi l’inserimento di flash-back che, a poco a poco, svelano la scena madre da cui tutto ha preso le mosse: una cerimonia nuziale da una parte, una partita a poker tra un gruppo di balordi dall’altra. Un must, quello della donna vendicatrice, che sarà preso a modello da tanti autori nel corso degli anni, sino ad arrivare al Kill Bill di Tarantino. A completare il quadro stilistico, l’uso delle musiche di Bernard Herrmann, lo stesso straordinario autore delle colonne sonore ansiogene di Alfred Hitchcock. 

La sposa in nero sarà proiettato lunedì 7 ottobre al Supercineclub del Rouge et Noir di piazza Verdi alle 18.30 in versione doppiata in italiano e alle 21 in lingua originale con sottotitoli in italiano. Alle 20.30 la presentazione di Gian Mauro Costa e Sandro Volpe. Biglietto: 4 euro (3 euro per gli under 30).

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