"Gangster Story", il mito di Bonnie e Clyde ancora al cinema: il film al Rouge et Noir

Era stato dapprima proposto a Truffaut e Godard, poi passò nelle mani di Arthur Penn e, così, dalla Nouvelle Vague nacque la New Hollywood. Gangster Story (Bonnie and Clyde, 1967), lunedì 25 febbraio al Supercineclub del Rouge et Noir, è il capolavoro di Arthur Penn e l’opera capostipite del genere gangsteristico. È diventato un film cult per la straordinaria popolarità acquisita dalle due figure iconiche, e cioè dalla coppia criminale più celebre di tutti i tempi, e anche per l’uso innovativo, elegante e vibrante, del linguaggio cinematografico che porta a Hollywood tecniche, dal flou al rallenty, al montaggio incalzante, sino a quel momento non percorse sino in fondo. 

“Gangster Story” è rivoluzionario anche nel modo di tratteggiare i personaggi, banditi impegnati in una sequenza ininterrotta di rapine, con umanità e non celata simpatia, di trasformarli cioè in eroi popolari anti-sistema, generosi con i deboli e implacabili con i rappresentanti del potere. Quando Penn gira il suo film siamo in pieno conflitto in Vietnam, e le università americane ribollono di proteste e di spinte al cambiamento. Il mito di Bonnie e Clyde si rinnova quindi di significati ideologici e di interpretazioni storiche.

Ma del film ideologico “Gangster Story” non ha né i connotati né tantomeno lo svolgimento. Penn ci accompagna a conoscere le vicende di Bonnie e Clyde con leggerezza, empatia, traghettando lo spettatore in rapidi passaggi dall’umoristico, dal comico addirittura, al drammatico, senza risparmiare in quest’ultimo caso una crudezza e un realismo della sofferenza che erano stati sino ad allora edulcorati e nascosti. Il plot gangsteristico alla fine è solo il pretesto per dipingere un formidabile ritratto di un’epoca e di una nazione. 

Bonnie Parker e Clyde Barrow, come capiamo dalle foto nei titoli di testa, sono veramente esistiti e hanno riempito, negli anni trenta, le prime pagine dei giornali statunitensi che, anche grazie alla vanità dei due banditi sensibili al fascino della notorietà, ne fecero due figure leggendarie e presto li trasformarono nei pericoli pubblici numero uno, fomentando una caccia all’uomo che impegnò, attraverso vari stati, le forze dell’ordine. Molte delle rapine, e degli omicidi loro attribuiti, in realtà, non furono commessi dalla coppia, cui si unirono il fratello di Clyde con la moglie, e un ragazzo appena uscito dal riformatorio. Ma per la stampa, e per la giustizia, fu semplice individuare nella banda Barrow il capro espiatorio ideale. 

La figura di Bonnie, che si fece ritrarre con sigaro e pistola e amava scrivere poesie, è indimenticabile: sfugge alla noiosa vita della provincia texana, inseguendo, accanto a Clyde, il sogno di un futuro di fama e ricchezza. Ma entrambi, in fin dei conti, Penn ce lo mostra entrando nell’intimità dei personaggi, aspirerebbero a una vita normale e borghese. Atto d’amore nei confronti degli emarginati e delle vittime della grande depressione (sono numerose le figure di piccoli coltivatori che hanno perso tutto), atto d’accusa nei confronti di un potere politico e soprattutto repressivo rappresentato nella sua faccia più cinica e vendicativa, “Gangster Story” è uno dei film-pilastro degli anni sessanta e pietra miliare della nuova cinematografia americana. Memorabili le interpretazione di Faye Dunaway e Warren Beatty, affiancati da Gene Hackman e un esordiente Gene Wilder. 

“Gangster Story” sarà proiettato lunedì 25 febbraio al Supercineclub del Rouge et Noir di piazza Verdi alle 18.30 nella versione doppiata in italiano e alle 21 in quella in lingua originale e con sottotitoli in italiano. Alle 20.30 la presentazione di Gian Mauro Costa e del giornalista Roberto Leone. Biglietto: 4 euro (3 euro per gli under 30).

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