"Bird", Charlie Parker e il jazz: il film di Clint Eastwood al Supercineclub del Rouge et Noir

Da una parte un mito della musica di tutti i tempi, il genio maledetto del jazz; dall’altra uno dei registi contemporanei più amati e autore di film indimenticabili: da questo connubio esplosivo nasce Bird (1988), lunedì 20 gennaio al Supercineclub del Rouge et Noir, la pellicola che Clint Eastwood ha dedicato alla memoria di Charlie “Bird” Parker. 

È forse uno dei film più intensi e impeccabili di Eastwood, ed esteticamente raggiunge le sue massime vette espressive. Frutto di uno smisurato talento, certo, ma anche della sua grande passione per il jazz. E nella storia del jazz Charlie Parker, forse il più grande sassofonista mai esistito, ha lasciato un segno indelebile: fondatore, insieme al trombettista Dizzy Gillespie, della rivoluzione musicale del bebop, che spazzò via quanto di melenso e stereotipato soffocava la creatività dei grandi artisti a metà degli anni ’40, e portò una ventata di sonorità libere, rompendo gli argini, utilizzando come linea melodica gli intervalli più alti degli accordi e mettendovi sotto armonie nuove. Fu uno stravolgimento epocale, fu uno straordinario successo. 

Parker, però, portava dentro di sé, oltre che il genio, anche un profondo male di vivere: tossicomane già da ragazzo, la sua dipendenza da droghe e alcol segnò col marchio della sofferenza la sua breve esistenza, “bruciata” come per le rockstar degli anni sessanta-settanta ancora nel fiore della giovinezza. Quando muore stroncato da un infarto, atto finale delle sue sregolatezze, ha solo 35 anni ma dal medico legale che deve stilare il referto sarà descritto come un uomo di sessant’anni. 

La sua vita si svolge come un sogno e un incubo assieme, dai trionfi sulla scena, dai suoi amori (su tutti il fortissimo legame con la dolce compagna Chan, la donna bianca che lo sorresse sino alla fine, e con i suoi due figli), ai continui colpi di coda della sua malattia che lo gettò sul lastrico più di una volta. Inutilmente Chan e Gillespie provarono a tirarlo fuori: osannato per la sua musica, Parker perse però ogni credibilità e, con questa, anche la possibilità di lavorare e suonare. Gli restano la gloria imperitura e l’ingresso nell’Olimpo della musica.

Quello di Clint Eastwood è un profondo atto d’amore, ma privo di retorica e di compiacimento. Parker (interpretato da un sorprendente Forest Whitaker, qui al suo esordio cinematografico) è descritto, raccontato, nella sua vita privata e in quella di artista, con un occhio ammirato e poetico ma senza concessioni all’indulgenza. In Bird non c’è solo il formidabile ritratto di un uomo-mito ma anche la rappresentazione di un’epoca straordinaria: quella di un’America notturna popolata da grandi problemi ma anche da una vitalità prorompente, da una smisurata voglia di affidare alla musica il proprio destino, la propria rinascita. Dopo Parker, anche grazie a Parker, nascerà il rock and roll. 

“Bird”, sarà proiettato al Supercineclub del Rouge et Noir di piazza Verdi alle 18:00 in versione doppiata in italiano e alle 21 in quella originale con sottotitoli in italiano. Alle 20.30 la presentazione di Gian Mauro Costa e del docente di Storia del Jazz Gigi Razete. Biglietto: 4 euro (3 euro per gli under 30).

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