Tanakra, una mostra racconta l'umanità di Agadez: le foto di Francesco Bellina ai Cantieri

Il passeur con il poliziotto, l’avventuriero senegalese con la cuoca del ghetto, l’ex ribelle con il burocrate. Dopo un giro di vite sponsorizzato dall’Unione Europea, le storie di chi vive ad Agadez, città nigerina crocevia della principale rotta migratoria, sono cambiate completamente. I legami, i valori, i sentimenti di questa comunità però non sono stati intaccati. Ed è questo il cuore di Tanakra, la mostra del fotoreporter Francesco Bellina che sarà allestita ai Cantieri Culturali alla Zisa di via Paolo Gili 4 da giovedì 11 a domenica 14 ottobre, dalle ore 18 alle 21, nell’ambito di Sabir, il festival diffuso delle culture mediterranee per la prima volta a Palermo dopo le edizioni di Lampedusa, Pozzallo e Siracusa. Inaugurazione alle ore 18.30, ingresso gratuito. 

Per decenni centinaia di persone, lì in Niger, hanno fatto affari con i migranti. Nel 2016, complice l’Unione Europea, da una ricchezza seppur relativa sono sprofondati in una povertà che li ha spinti a creare gruppi di sostegno reciproco, a condividere la loro sofferenza, ad avviare attività economiche su piccola scala. Agadez è stata infatti per anni riconosciuta come La Mecca dei trafficanti di esseri umani, il principale centro di smistamento di migranti in Africa e, forse, nel mondo. Le fotografie di Francesco Bellina, però, immortalano i volti di questa città che, nonostante tutto, svelano molto di più rispetto a quello che i media restituiscono e raccontano come una sorta di ossessione europea per il controllo dei confini, sulla rotta verso Libia e Italia. 

Il nome stesso di Agadez - dal berbero “egdez” ovvero “riunirsi” e “gedez” cioè “visitare” - d’altronde racconta di una città nel nord del Niger, dalle dimensioni simili a quelle della Francia, che sebbene sia diventata simbolo per le cancellerie europee di traffici e migrazione incontrollata, rimane un luogo di scambio, di incontro, spesso violento, scomodo, ambiguo, ma profondamente umano. Ed è questo che cattura Bellina nel suo reportage che intitola Tanakra, che in lingua tamashek significa “rialzarsi”. È all’abilità di un popolo al non piegarsi ad una triste pagina di storia contemporanea che rivolge l’obiettivo il fotografo siciliano classe ’89, trapanese di nascita ma palermitano d’adozione. Da dieci anni infatti è proprio dal capoluogo siciliano che svolge la sua attività di fotoreporter.  

Il reportage, realizzato insieme al giornalista Giacomo Zandonini e patrocinato da Gesap, con l’aeroporto internazionale di Palermo “Falcone Borsellino”, sarà oggetto di una mostra che si compone di 24 fotografie. Ci sono donne in cerca di alternative dopo che la loro attività è stata dichiarata illegale. Ex contrabbandieri che si battono per trovare nuove economie. Uomini nei ghetti che si scontrano ogni giorno col mantra “O l’Europa o niente. Dio è lì”. C’è una donna nigerina costretta a prostituirsi, mentre i bambini giocano nelle periferie, un migrante maliano che aspetta di partire per l’Europa e trova rifugio nel suo ghetto. C’è anche chi, dopo che la migrazione ha subito una battuta d’arresto, mantiene la sua famiglia con appena 50 centesimi di euro al giorno. E, nonostante tutto, non smette di sorridere. 

Attento principalmente a tematiche politiche e sociali, è al tema delle migrazioni che Francesco Bellina ha dedicato gran parte dei suoi lavori. A questo fenomeno, infatti, ha riservato gran parte delle energie degli ultimi anni documentando ciò che avviene all’interno delle comunità di migranti. Dai primi sbarchi di rifugiati subsahariani alla vita quotidiana nei centri di accoglienza, fino alle storie che corrono tra le comunità dei quartieri siciliani, come quello di “Ballarò” a Palermo. Ha pubblicato le sue foto sui maggiori giornali internazionali come The Guardian, The Globe and Mail, Paris Match, Le Monde, Internazionale e L’Espresso. Nel 2016 e 2017 è stato nominato per il World Press Photo “Joop Swart Masterclass”.
 

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