"Perftoran", allo Spazio Rivoluzione la mostra personale di Petr Davydtchenko

Si presenta per la prima volta a Palermo, a Spazio Rivoluzione il progetto "Perftoran", la mostra personale di Petr Davydtchenko a cura di Adalberto Abbate. 

Uno stridìo acuto, fendente come una lama, si sovrappone al rumore sordo di ossa frantumate. Con sguardo glaciale Petr Davydtchenko consuma un terribile pasto. Nella fronte ha tatuato il logo di un’influente azienda farmaceutica, un colosso americano impegnato nella sperimentazione di un vaccino contro il Covid-19. Suo malgrado, il piccolo chirottero espia la pena di oltre un milione di vite spezzate. È il simbolo malato di un’epidemia difficile da domare e di un’abietta speculazione politica e finanziaria. 

Lontano dagli ideali della cultura capitalistica e globalizzata, Petr Davydtchenko propone un suo personale antidoto al virus, affermando che il vaccino BAT funziona e che verrà prodotto in edizione limitata. Una cura accessibile, avulsa dall’economia del profitto, che si pone come un’efficace alternativa al quel Santo Graal ricercato dalle multinazionali. In un singolo atto, esecrabile e taumaturgico, nasce e muore la nostra pretesa di libertà e benessere. 

Perftoran giunge alla sua terza tappa dopo l’esposizione a Palazzo Lucarini (Perugia) e nella città di Ljubljana (Slovenia). Il sangue artificiale Perftoran, brevettato alla fine degli anni ’70 da uno scienziato sovietico deceduto in circostanze misteriose – commercializzato in Russia a prezzi ingiustificatamente inaccessibili – è il segno rappresentativo degli spietati interessi commerciali palesati dalle grandi case farmaceutiche attorno al nuovo vaccino per la SARS-CoV 2. Petr Davydtchenko ce ne offre una denuncia politica, estetizzata, potente e sovversiva, mirata a scuotere le nostre coscienze da un imprudente stato di torpore.

Petr Davydtchenko (1986) è nato ad Arzamas-16, città militare russa. Ha conseguito una laurea in Belle Arti presso la Konstfack University Coll Ege of Arts di Stoccolma e un Master in scultura al Royal College of Art di Londra. Il suo lavoro è stato esposto alla 5ª Biennale Internazionale di Mosca per l'arte Giovane, dove ha ricevuto il plauso della critica per il suo lavoro Ascension, poi richiesto dal Museo di Arte Contemporanea (S.M.A.K.) di Gand. Tra il 2016 e il 2019 ha vissuto ai margini della società, mangiando solo animali uccisi sulla strada. Nel 2020 espone a Palazzo Lucarini e a Ljubljana (Slovenia) il suo progetto Perftoran. Petr Davydtchenko è il protagonista di Autonomous, a feature - length documentary, film diretto da Ian Henry, in uscita nel 2020.

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