"Cosmogonie ancestrali", la personale di Tommaso Serra in mostra a Mezzojuso

Sabato 1 giugno alle ore 18.00, presso il Castello di Mezzojuso, verrà inaugurata la personale di Tommaso Serra, a cura di Luca La Porta, dal titolo: Cosmogonie ancestrali. L’ingresso è gratuito. 

Qual’è il principio o l’archè di tutte le cose? Che rapporto intercorre tra l’unità del Cosmo e il Caos, tra l’essere e il non-essere? Fin dai suoi esordi da pittore, Tommaso Serra non ha mai smesso di arrovellarsi con queste domande: la sua prassi artistica si configura pertanto come una ricerca sul senso e sulla struttura della realtà. In essa confluiscono infatti tanto la fascinazione per il pitagorismo, la psicologia mitica, le teorie junghiane dell’inconscio collettivo, quanto la passione per l’archeologia, l’ antropologia, l’etnografia, l’etnologia, la storia delle religioni, la mitologia delle grandi civiltà del passato, l’esoterismo. 

Questi interessi hanno spinto l’artista ad assegnare all’arte la funzione di propiziare i cicli e i ritmi della natura, di evocare la buona sorte, di scacciare l’angoscia dall’esistenza. Serra si reca più di una volta all’anno nel cuore del Senegal, in Africa, dove sono ancora vivi la religione animista, lo sciamanesimo, il vudù e il culto degli antenati.

Come è stato già sottolineato: “le opere pittoriche, ribattezzate dall’artista dakarois, in cui compaiono sia forme figurative che aniconiche, sono esemplificative di una ricerca che verte tutta sullo studio dei manufatti dell’arte tribale, anche se mediato dai primitivismi dell’arte del secondo dopoguerra” […] “Nei dipinti, infatti, la tavolozza di Serra si arricchisce delle tinte brillanti dell’arte senegalese: accanto al colore terra di Siena bruciato, al terra d’ombra, all’ombra bruciato, compaiono il blu cobalto, il rosso cadmio, l’ocra gialla, il verde smeraldo”. 

Gli assèmblage e le cassette antropologiche costituiscono invece un nuovo filone della sua produzione. In essi carte e tessuti variopinti applicati a collàge danno vita a composizioni dinamiche arricchite da object trouvé, selezionati dall’artista sia per il loro valore estetico che simbolico: ad esempio i gris-gris, gli amuleti portafortuna della religione animista, hanno lo scopo di proteggere dai demoni e di attirare la fortuna; i feticci simboleggiano invece gli spiriti benigni; i baccelli di mangrovia, di moringa e le ossa di animali, largamente impiegati nella medicina tradizionale africana, hanno anch’essi una funzione apotropaica.

In alcune opere gli elementi compositivi si dispongono ordinatamente a cuneo o a triangolo tanto da richiamare la forma della Tetractys pitagorica, che simboleggia l’armonia del cosmo e l’equilibrio dei quattro elementi naturali; ma a volte la loro disposizione, sebbene insista su geometrie occulte, suggerisce un ordine cosmogonico più precario, più soggetto alla forza disgregatrice del Caos e dell’entropia: è la rappresentazione di un mondo dove tutto è possibile, dotato pur sempre di un ordine, anche se arrischiato.

Qualsiasi opera di Serra è sempre una finestra aperta sull’invisibile, essendo la materializzazione di un conflitto tra forze spirituali e cosmiche. La mostra, inoltre, celebrando l’Africa e la sua cultura, intende offrire uno spunto di riflessione sui temi del multiculturalismo, dell’inclusione dell’Altro e della lotta a qualsiasi forma di oppressione coloniale esercitata dall’Occidente sui popoli africani.

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