"Mastri & cummerci" di Paolo Chirco in mostra a Cinisi

Presso il Salone Comunale di Cinisi sarà esposta fino al 6 gennaio 2017, la mostra fotografica di Paolo Chirco dal titolo Mastri & Cummerci "fotografie, pretesto per guardare al passato come parte essenziale del nostro presente e della nostra cultura".

La mostra è patrocinata dal Comune di Cinisi, Assessorato allo Sport e Turismo e Pro Loco e sponsorizzata da Edison Store e Tele Ottica Carla. Scrive Paolo Chirco, autore della mostra: "L'uomo è l'unica specie che per sopravvivere deve, avendone anche la capacità, trasformare l'ambiente per adattarlo alle proprie necessità. Per far ciò, nel corso dei millenni, ha affinato quello che chiamo "la sapienza della mano", cioè quell'insieme di tecniche, sempre più specializzate e afferenti alla manipolazione di elementi e materie. Contemporaneamente ha strizzato l'occhio anche all'estetica del manufatto, oscillando tra i due poli dell'unicità dell'arte e della serialità dell'artigianato. Ed è di artigiani e di piccoli commerci che tratta questa mostra: lavori, svolti molte volte per tradizione familiare, oggi improponibili e completamente scomparsi o trasformati nell'assimilazione industriale di massa. Questi uomini e donne, parte di una cultura omogenea, compatta ed autosufficiente, legata a cicli stagionali, partecipata in un insieme di regole e ritmi che li accompagnavano lungo tutto il percorso della loro vita. Una vita, non dimentichiamolo, fatta di precariato, di stenti, di fame e povertà. Una povertà che imponeva il massimo rispetto per gli oggetti (rompere accidentalmente la bottiglia di vetro che si usava per andare a comprare il petrolio per il lume era un dramma vista la difficoltà a trovarne altre). Una povertà che prevedeva il riciclaggio degli oggetti (il conzalemmi, artigiano ambulante, cuciva e rattoppava i "lemmi", contenitori di ceramica per uso alimentare). In questa fine d'anno 2016, considerato come punto di non ritorno per l'inquinamento globale ed addirittura come inizio di una nuova era geologica, è il caso di tornare a guardare a questo passato non più con quell'atteggiamento contraddittorio tenuto fino ad oggi: da un lato compiacimento nostalgico, troppo spesso confinante con una sorta di mistificazione idilliaca e dall'altro rifiuto, tentando addirittura di cancellarlo dalla memoria.

Tornare invece a guardarlo con uno sguardo che è ecologico nel vero e proprio significato del termine: uno sguardo sull'ambiente come abitazione dell'uomo. È pur vero che è stato un sistema di vita concluso, chiuso, fatto di stenti e sopravvivenza. Un sistema che ha portato sempre più masse dalle campagne alle città, inseguendo un presunto benessere che ha significato nuovi usi e nuovi costumi, considerandoli come preferibili e superiori ai propri. Un processo che è stato troppo rapido per assumere una nuova consapevolezza e che ha portato a perdere quel sistema di valori che ne regolavano il comportamento. Queste foto sono solo un pretesto per tornare a guardare al passato come parte essenziale del nostro presente e quindi della nostra cultura. Sono foto da me fatte, con particolare riferimento al nostro territorio, tra il 1970 ed i primi anni dell'80 quando ancora resistevano, seppur in forma minore, queste attività. Mancano, perchè già scomparse, delle forme che appartengono ancora alla memoria e di alcune ne voglio qui ricordare i tratti. Persone come "Nardu": abitava poco distante dalla chiesa Ecce Homo. Teneva sempre le porte aperte a causa dei vapori di benzina che gli inondavano la casa dato che la vendeva nelle bottiglie ad un prezzo minore della pompa, era un mercato nero a tutti gli effetti. Per la cronaca, un mozzicone di sigaretta buttato distrattamente per terra mandò a fuoco la casa. O le vecchiette (tra cui le mie nonne) che al mattino scioglievano il "tuppo" che raccoglieva i lunghi capelli sulla testa, e dopo averli pettinati, lisciati e riannodati, con estrema puntigliosità raccoglievano e conservavano i lunghi capelli bianchi rimasti nel pettine. Sarebbero stati barattarti in seguito da parte di qualche ambulante che ogni tanto passava strada per strada con qualche fiammifero o qualche ago per cucire. Una povera economia fondata anche sul baratto. E come scordare quel personaggio così mirabilmente rappresentato da Tornatore nel suo "Baharìa": "io m'accattu i dollariiiiiii". Oppure "Jacuzzu Rannazzu" che all'imbrunire, armato di scala, accendeva i lampioni ad acetilene dell'illuminazione pubblica. Oppure, avuto l'appalto di vetraio delle Ferrovie dello Stato, con vetri e cassettina in spalla, un passo dopo l'altro sul viottolo che costeggiava la linea ferrata, raggiungeva le stazioni ferroviarie vicine per sostituire i vetri rotti. Artigiani, e sicuramente anche commercianti, di cui mi piace qui ricordarne un altro aspetto, sicuramente non secondario della loro indole. E come poteva essere diversamente, immersi ancora in una musicalità del territorio. Alcuni di loro suonavano uno strumento per passione.

Ed a questo devono l'aver avuta salva la vita durante la Grande Guerra. Invece di essere spediti a morire nei vari fronti, come tutti i loro commilitoni, prestarono servizio nelle varie orchestre militari. E dopo la guerra questa passione per la musica li portava a volte a lasciare quel poco lavoro che avevano da fare per prendere il primo treno per Palermo per assistere a qualche rappresentazione operistica. Immagino un ritorno col primo treno dell'indomani." Paolo Chirco è nato a Cinisi (Pa). Ha conseguito la maturità artistica nel 1972 ed ha poi continuato la sua ricerca ed il suo fare arte in maniera ciclica e discontinua, con una autoformazione, in pratica, da autodidatta. Tra la prima produzione artistica, volta ad un approfondimento sia tecnico che stilistico e la produzione odierna, si sono inframmezzati anni dedicati con fervore alla fotografia, alla tessitura, all'incisione calcografica, intercalando lavori vari (dal tipografo al restauratore). Tutte esperienze che oggi mescola insieme nella composizione delle sue opere. È da questa passata esperienza con la fotografia che trova oggi origine questa mostra, rivista ed ampliata rispetto alla sua precedente edizione svolta nei locali della Biblioteca comunale negli anni '80. Alle sue opere si sono interessati i seguenti critici: Claudio Alessandri, Vittoria Bellomo, Francesco Carbone, Claudio Cirà, Laura Coppa, Evelin Costa, Salvo Ferlito, Aldo Gerbino, Pino Giacopelli, Andrea Greco, Giuseppe Mendola, Marcello Palminteri, Adriano Peritore, Giorgio Olmoti, Pino Schifani, C. J. Shane, Aldo Torrebruno, ... Ha esposto su invito e/o selezione a: Acqui Terme (Al), Arcevia (AN), Bagnacavallo (Ra), Balestrate (Pa), Bari, Bracciano (Roma), Caltanissetta, Cassino (Fr), Castel di Mola (Ba), Catania, Cefalù (Pa), Cinisi (Pa) Cupertino (Le), Fasano (Br), Grottaferrata (Roma), L'Aquila, Laveno Mombello (Va), Lecce, Mantova, Marsala (Tp), Milano, Minervino (Le), Misilmeri (Pa), Monrovalle (Mc), Napoli, Noci (Ba), Norimberga, Noto (Sr), Palermo, Piticchio (An), Pontedera (PI), Roma, Rende (Cs), Reggio Emilia, Russi (Ra), San Cesario (Le), Sannicola (Le), Santhià (Ve), San Vincenzo La Costa (Cs), Sesto San Giovanni (Mi), Sheffield (Inghilterra), Terrasini,(Pa) Torino, Trivero (Bi), Vico Equense (Na).

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